I dazi di Trump sulle auto, il vertice di Parigi per l’Ucraina e altre notizie interessanti
di LIMES ONLINE (Mirko Mussetti)
DAZI USA
Il presidente Donald Trump ha annunciato dazi del 25% sulle automobili importate negli Stati Uniti. La misura vuole incentivare i consumatori americani ad acquistare auto prodotte negli States, salvaguardando così il comparto automobilistico a stelle e strisce e le migliaia di posti di lavoro correlati. Le nuove tariffe entreranno in vigore a partire dal 3 aprile e saranno applicate sia al prodotto finito sia ai pezzi di ricambio. I dazi colpiranno comunque anche alcune aziende americane, come Ford e General Motors che costruiscono parte delle proprie vetture nei vicini Messico e Canada. Al contrario, Tesla potrebbe approfittare dei dazi. L’azienda di Elon Musk produce infatti le sue autovetture elettriche in California e Texas, pertanto non sarebbero soggette alle nuove tariffe anche se i costi di produzione potrebbero incrementare per l’importazione di alcune componenti necessarie. Il Messico è il principale esportatore di auto negli Stati Uniti, seguito da Giappone, Corea del Sud, Canada e Germania. Il provvedimento della Casa Bianca avrà ripercussioni importanti sul mercato dell’Unione Europea, che mostra tutte le proprie fragilità nella guerra commerciale innescata dal tycoon.
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ZELENSKY – MACRON
Alla vigilia del “vertice dei volenterosi” (31 paesi invitati) di Parigi, il capo di Stato della Francia Emmanuel Macron ha tenuto una conferenza stampa all’Eliseo al fianco del presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky per rimarcare il fermo sostegno transalpino alla causa di Kiev. Il leader ospitante ha dichiarato che, con il suo atteggiamento, la Federazione Russa “sta dimostrando di voler proseguire l’aggressione” e ha ribadito la necessità di creare una forza europea volta a dissuadere nuove aggressioni moscovite. Su questo punto, il vicecapo dell’ufficio presidenziale di Kiev Igor Zhovkva – presente a Parigi e negoziatore ai colloqui di Gedda – è stato tranchant: “Non abbiamo bisogno di una semplice presenza per dimostrare che l’Europa c’è. Non abbiamo bisogno di peacekeeper, caschi blu, disarmati o altro. Ogni soldato deve essere pronto nel vero combattimento”. Per l’occasione, l’Esagono ha annunciato un nuovo pacchetto da due miliardi di euro in aiuti militari alle Forze armate di Kiev, perlopiù carri armati e munizioni. Per il presidente in guerra è essenziale sapere quanti e quali cancellerie dei 31 paesi invitati a Parigi sarebbero disposte in caso di tregua a inviare propri uomini armati in Ucraina.
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RUSSIA – COREA DEL NORD
L’ambasciatore della Federazione Russa a Pyongyang Aleksandr Matsegora ha reso noto che presto sarà costruito un nuovo viadotto sul fiume Tumen per meglio collegare la Corea del Nord al circondario federale dell’Estremo Oriente russo. Tale decisione sarebbe stata concordata durante la visita del presidente Vladimir Putin al leader nordcoreano Kim Yong-un nel 2024, quando fu sottoscritto un accordo di partenariato strategico globale tra i due paesi. L’importante infrastruttura stradale lunga 850 metri sarà realizzata non troppo distante dal “ponte dell’amicizia” commissionato nel 1959 al termine della guerra di Corea per allacciare il regime comunista dei Kim alla rete ferroviaria dell’Unione Sovietica.
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SUDAN
L’esercito regolare del Sudan guidato dal generale e capo di Stato ad interim Abdel Fattah Abdelrahman Burhan avanza con successo nella capitale Khartum, scacciando le Rapid Support Forces (Rsf, paramilitari discendenti dai Janjaweed) condotte dall’ex alleato Mohamed Hamdan Dagalo detto “Hemetti”. Il presidente del Consiglio sovrano di transizione è volato all’aeroporto di Khartum (primo volo dallo scoppio della guerra civile nel 2023) per visitare il palazzo presidenziale e segnalare il saldo controllo delle sue Forze armate su gran parte della capitale. Nel frattempo, con il ripiegamento dei propri uomini le Rsf consolidano le proprie posizioni nei territori più occidentali del paese nilotico, a partire dal Darfur. Dopo due anni di guerra e 12,5 milioni di sfollati, il Sudan potrebbe avviarsi verso una spartizione di fatto tra le due fazioni belligeranti.
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