Xi telefona a Trump, gli Usa mediano con la Russia ad Abu Dhabi e altre notizie interessanti
di LIMES (Mirko Mussetti)

Busan, 30 ottobre 2025: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump incontra il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping presso la base aerea di Gimhae. Foto di Andrew Harnik via Getty Images.
GUERRA D’UCRAINA
Il segretario dell’Esercito degli Stati Uniti Dan Driscoll ha avuto un incontro riservato con alcuni funzionari della Federazione Russa ad Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) nel tentativo di raggiungere un accordo per la cessazione dei combattimenti in Ucraina. Nel frattempo, i delegati di Washington e Kiev avrebbero redatto un nuovo piano di pace in 19 punti in sostituzione della proposta in 28 punti firmata dall’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff. Gli elementi “politicamente più sensibili” sarebbero quindi trattati in seguito dai presidenti dei due paesi belligeranti. Il viceministro degli Esteri ucraino Sergiy Kyslytsya ha definito l’incontro di Ginevra come “intenso” ma “produttivo”, specificando che la bozza di Witkoff, eccessivamente sbilanciata in favore di Mosca, è stata “completamente rivista”. Nel frattempo, le Forze armate della Russia hanno lanciato un massiccio attacco combinato di munizioni circuitanti e missili balistici contro Kiev e altre regioni dell’Ucraina, colpendo infrastrutture energetiche e aree residenziali.
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XI – TRUMP
Il leader della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping ha telefonato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per discutere di Taiwan, tema tornato di attualità in seguito agli alterchi tra Pechino e Tokyo. La Cina continentale ha reagito con irritazione alle affermazioni della premier nipponica Sanae Takaichi, secondo cui un’eventuale invasione cinese dell’isola di Formosa potrebbe spingere il Giappone a intervenire militarmente. Xi ha ribadito a Trump che il ritorno di Taipei sotto il controllo di Pechino è una componente fondamentale dell’ordine internazionale sorto dopo la seconda guerra mondiale. Il tycoon avrebbe riconosciuto l’importanza della questione per Pechino, ma avrebbe orientato la conversazione sul conflitto tra Russia e Ucraina, attualmente al centro delle priorità di Washington.
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USA VS VENEZUELA
Gli Stati Uniti hanno ufficialmente classificato il presidente del Venezuela Nicolás Maduro e alcuni dei suoi più stretti collaboratori come membri del Cártel de los Soles (cartello dei soli), un’organizzazione terroristica internazionale. Secondo Washington il cartello sarebbe guidato direttamente dal capo di Stato bolivariano e opererebbe come una struttura criminale infiltrata nelle istituzioni del paese latinoamericano, dalle Forze armate all’intelligence fino al sistema giudiziario. Il segretario della Guerra Pete Hegseth ha sottolineato come la nuova designazione permetta alla Casa Bianca di avere opzioni più ampie d’intervento, mentre il presidente Donald Trump ha lasciato intendere che potrebbe aprire la strada a operazioni militari mirate. Caracas ha definito l’iniziativa statunitense come una “ridicola invenzione”, un pretesto costruito a tavolino per “attaccare la sovranità del Venezuela con menzogne” e giustificare un intervento militare finalizzato a un cambio di regime.
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PAKISTAN VS AFGHANISTAN
Le Forze armate del Pakistan hanno bombardato il distretto di Gurbuz nella provincia di Khowst (Afghanistan orientale), causando la morte di nove bambini e una donna. Altri raid nelle province di Kunar e Paktika avrebbero provocato almeno quattro feriti tra i civili. L’offensiva aerea può essere considerata come una risposta all’attentato suicida contro il quartier generale della polizia paramilitare pakistana a Peshawar rivendicato da Jamaat ul Ahrar, un movimento di taliban del Pakistan supportato da Kabul.
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SUDAN
Le Forze di supporto rapido (Rsf) del generale Mohamed Hamdan Dagalo – meglio noto come “Hemetti” – hanno annunciato una tregua umanitaria unilaterale di tre mesi con l’esercito regolare del Sudan guidato dal capo di Stato ad interim Abdel Fattah Abdelrahman al-Burhan. In un messaggio registrato, Hemetti ha descritto il temporaneo cessate-il-fuoco come una risposta diretta alle pressioni internazionali, in particolare di Stati Uniti, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Unione Africana. Il comandante delle Rsf ha promesso una serie di misure volte a garantire la libertà di movimento degli operatori umanitari, la protezione delle strutture d’emergenza e la formazione di meccanismi di monitoraggio sul campo che coinvolgerebbero attori regionali e internazionali.
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