Il Somaliland continua a polverizzarsi
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Filippo Bovo)

Il Somaliland continua a polverizzarsi. Qabile ostili agli Isaaq, che controllano Hargeisa, come i Dhulbahante, i Warsangeli, i Ciise e i Gadabursi, hanno infatti avviato la secessione a loro volta, al fine di ricongiungersi alla Somalia (ovvero di restarvi, dal momento che per il diritto internazionale il Somaliland stesso ne è parte). Ciò a cui stiamo assistendo è l’accelerazione di una tendenza in atto da tempo, ed iniziata quando le acque erano ancora piuttosto calme almeno in rapporto allo stato odierno. I Dhulbahante, per esempio, avevano respinto sin dal 2023 il controllo di Hargeisa nella regione orientale di Sool, a capoluogo Las Anod, e dato vita ad una loro amministrazione, la SSC-Khatumo, nell’aprile 2025 adottata come nuovo stato federale somalo col nome di Nord-Est. Anche l’ovest del Somaliland, sotto Awdal, mostrava nel mentre una crescente ostilità verso le autorità di Hargeisa, manifestando apertamente il suo desiderio di ricongiungersi con Mogadiscio.
Sotto quest’aspetto, è facile intuire che la mossa israeliana dello scorso 26 dicembre, di riconoscere il Somaliland, rispondesse al bisogno d’intervenire in una sorta di corsa contro il tempo, al fine di salvaguardare anni di lavoro congiunto con gli EAU per elevare all’indipendenza un proprio stato satellite regionale. Proprio nello stesso periodo, gli EAU sostenevano massicciamente un analogo progetto separatista nello Yemen del Sud, tramite l’ormai disciolto STC, e si preparavano a riconoscerne l’indipendenza (scongiurata dall’immediato e sottovalutato intervento saudita a Mukalla, che ha costretto gli EAU e così pure Israele, ad un temporaneo dietro front). In pratica, se nello Yemen meridionale il riconoscimento sarebbe giunto prima da Abu Dhabi e poi da Tel Aviv, in Somaliland invece sarebbe avvenuto il contrario. Vi era poi il progetto di uno stato indipendente nell’est del Sudan, con aree come il Darfur e il Kordofan e sotto il governo delle RSF (in quel periodo piuttosto “promettente” date le rilanciate e vittoriose offensive degli uomini di Hemedti sulle Forze Armate sudanesi), che EAU ed Israele puntavano a tener a battesimo il prima possibile. Progetto, anche questo, che s’avvia ad un rapido fallimento dopo che l’aumentata reazione saudita ha portato alla chiusura di quasi tutte le linee di rifornimento alle RSF tramite la Libia, il Somaliland e il Puntland.
Non sorprende che il Somaliland fosse in via di polverizzazione già da tempo, con un ritmo che aveva subito una certa accelerazione dopo il fallimentare MoU tra le autorità di Addis Abeba e Hargeisa: quella notizia, a gennaio 2024, aveva intuibilmente scatenato gli animi dei clan somalilandesi più desiderosi di ricongiungersi con la madrepatria, con Mogadiscio. Clan come i Gadabuursi e i Ciise, nell’area di Awdal, per non parlare dei Dhulbahante nel Nord-Est, non si sono certo mossi ora. Dopo il Mou tra Etiopia e Somaliland del gennaio 2024, la reazione dell’Egitto e soprattutto della Turchia, che ha costretto Addis Abeba a trattare con Mogadiscio, ha privato il governo etiopico della possibilità di riconoscere Hargeisa come inizialmente ventilato. Ciò ha privato a loro volta EAU ed Israele, almeno per quel particolare dossier regionale, dell’azione di una loro “lancia spuntata” come l’Etiopia, di cui volevano avvalersi per dotarsi di un precedente. In caso contrario, dopo il riconoscimento etiopico, si sarebbero poi potute tranquillamente aggiungere a loro volta, conformandosi a quel precedente. Vedendosi bruciare la “carta etiopica” da Egitto e Turchia (entrambe con un complice e gradito favore di Riyad), EAU ed Israele si sono trovate costrette ad agire senza più celarsi dietro la comoda maschera di un loro satellite-complice regionale.
Ora assistiamo al sorgere di un’alleanza tra Arabia Saudita, Egitto e Somalia per tutelare l’unità somala, contro l’asse EAU-Israele, che a sua volta rilancia danno vita ad un’alleanza parallela con l’India. Così al trio Arabia Saudita-Turchia-Pakistan, a cui nel perimetro del Mar Rosso partecipano altri soggetti come Egitto, Eritrea, Somalia e Sudan, va a contrapporsi un nuovo binomio EAU-India, con una chiara presenza di Israele, saldamente legata tanto ad Abu Dhabi quanto a New Delhi, dell’Etiopia e dei relativi satelliti regionali. Il peso “nucleare” di entrambi gli schieramenti, al momento ancora in via di strutturazione, è ben avvertibile, con ombre di “guerra fredda” che andranno a proiettarsi tra Penisola Arabica e Corno d’Africa, intorno ma non solo al Mar Rosso. Se gli EAU, sospinti da Israele e in fieri anche dall’India, dovessero rispondere alla controffensiva saudita che al momento sta spazzando via i loro interessi dallo Yemen meridionale al Somaliland fino al Sudan, un’accelerazione nella strutturazione di queste nuove alleanze e in una spirale che andrebbe a creare nuove situazioni d’instabilità regionale non si potrebbero assolutamente escludere.
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