di Daniele Luttazzi – Fatto Quotidiano, nonc’èdiche
Negli Stati Uniti le camicie brune di Trump (i paramilitari dell’Ice addetti alla pulizia etnica) stanno assassinando cittadini che protestano pacificamente contro i loro metodi nazisti; e ogni volta la versione ufficiale del governo, secondo cui gli agenti hanno ucciso per legittima difesa, viene smentita dai video girati in diretta sulla scena del crimine da altri cittadini, preoccupati per l’involuzione tirannica della loro democrazia (la Costituzione Usa è stata di fatto abrogata: le perquisizioni, le aggressioni e le deportazioni di massa dell’Ice sono arbitrarie, non c’è più l’obbligo di mandati giudiziari, non c’è più il diritto a un giusto processo, all’assistenza legale e all’habeas corpus, l’antico principio giuridico per il quale la legittimità di una detenzione dev’essere verificata da un giudice; e possono assassinare impunemente chiunque dandogli del terrorista). Secondo il Dipartimento per la Sicurezza Interna e la Casa Bianca, 20 giorni fa il sicario dell’Ice sparò a Renée Good perché la donna aveva cercato di investirlo con l’auto. I filmati mostrarono che era una bugia spudorata. I testimoni confermano, inoltre, che un agente dell’Ice impedì a un medico di soccorrere la Good: la donna, madre di 3 figli, morì otto minuti dopo. Trump e altri bugiardi hanno anche descritto Renée Good come “molto violenta”, “disordinata” o “terrorista interna”: balle spregevoli per accusare la vittima e motivare in modo perverso l’omicidio. A conferma della deriva autoritaria dell’amministrazione Trump, il Dipartimento di Giustizia non ha aperto alcuna indagine penale contro il killer di Renée Good; per giunta, lo Stato del Minnesota è stato escluso dall’indagine, alimentando timori di insabbiamento. Dopo l’omicidio di Alex Pretti, l’altro giorno, stesse menzogne: Greg Bovino, capo dell’Ice, ha affermato: “Un individuo s’è avvicinato agli agenti dell’Ice con una pistola semiautomatica calibro 9 mm. Gli agenti hanno tentato di disarmarlo, ma lui ha opposto una resistenza violenta”. Kristi Noem, Segretaria alla sicurezza interna, ha quindi definito la vittima “un terrorista domestico”. Ma il New York Times, analizzati i video, ha sbugiardato le loro panzane: Pretti aveva in mano un telefonino. (Dove sono gli agenti della Diaz che esibiscono le molotov, quando servono?). Infermiere, era intervenuto per soccorrere una donna spintonata brutalmente da un bravaccio dell’Ice: non stava affatto attaccando (“per massacrarle”, ha detto Bovino) le camicie brune di Trump, che gli hanno sparato a freddo dopo averlo buttato a terra e immobilizzato. (Gli stronzi sui social: “Era armato!”. Ma negli Usa il porto d’armi dà il diritto di portare pistole anche quando si protesta; e la legge vieta alle forze dell’ordine di sparare addosso a chi non è una minaccia e non impugna una pistola: infatti la National Rifle Association, potente lobby delle armi, s’è incazzata per la giustificazione “era armato”). Insomma, balle, balle, balle, balle, balle. D’altra parte, a quante cose sbagliate ci hanno fatto credere, da quando siamo al mondo?
Cose sbagliate a cui ci hanno fatto credere
171) Non è vero che Zucchero, agli esordi, quando cantava portava sul palco un maialino per fargli mangiare tutti gli ortaggi che il pubblico gli tirava.
172) Non è vero che la bisnonna di Linda Lovelace morì affogata mentre faceva un pompino sul Titanic.
173) È vero che Charlie Chaplin, l’indimenticabile Charlot, aveva 73 anni quando annunciò alla stampa che sua moglie Oona, 37, era incinta del loro ottavo figlio, ma non è vero che, raggiunta dai giornalisti, Oona disse: “Toglietemelo di dosso. È un mandrillo!”.






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