Israele: il Golia onnipotente fondato sull’eccezionalismo
di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Davide Malacaria)

Mentre nello stralunato Board of peace a trazione Trump si prospetta un irreale futuro luminoso per Gaza, la realtà parla di ben altro, con il cosiddetto cessate il fuoco violato quotidianamente da Israele, che ogni giorno stronca vite, con i palestinesi che continuano a patire, e morire, per le restrizioni imposte dai loro aguzzini e lo status della Striscia rimasto invariato dal giorno in cui la cosiddetta tregua è entrata in vigore.
Gaza è ancora divisa in due, con più della metà del territorio ancora sotto il dominio israeliano, e al famoso governo tecnocratico che dovrebbe amministrarla, annunciato da Trump e accolto con favore dalla popolazione locale, Tel Aviv impedisce di mettere piede nella Striscia.
Tutto ciò mentre continua, nel silenzio assordante dell’Occidente, il processo di annessione della Cisgiordania. Incessanti le incursioni delle bande di coloni – così simili agli squadristi fascisti – protette dai soldati dell’IDF, che anzi spesso partecipano attivamente alle violenze che scacciano dai loro terreni i legittimi proprietari. Inoltre, continuano a spuntare sempre nuovi insediamenti e, ultima trovata, il vero e proprio furto dell’intero territorio palestinese, dichiarato dalle autorità di Tel Aviv proprietà dello stato israeliano.
Non c’è freno al “Golia onnipotente” – per usare una precipua definizione di Taki Theodoracopulos su The American Conservative – che non può essere giudicato a motivo della sua natura di “eterna vittima”, status che gli è stato conferito per sempre dall’Olocausto. Tale la nazione eccezionale, di cui scrive anche Ramzy Baroud su Antiwar. Riportiamo ampi brani della sua nota.
“Mentre molte nazioni ricorrono occasionalmente allo ‘stato di eccezione’ per affrontare crisi temporanee, Israele vive in uno stato di eccezione permanente. Questo eccezionalismo israeliano è l’essenza dell’instabilità che affligge il Medio Oriente”.
“Il concetto di stato di eccezione risale al justitium romano, un meccanismo giuridico per sospendere la legge in periodi di disordini civili. Tuttavia, la sua concezione moderna è stata plasmata dal giurista tedesco Carl Schmitt, il quale scrisse la famosa frase ‘sovrano è colui che decide sull’eccezione’”.
“Mentre la storia di Schmitt come giurista del Terzo Reich funge da agghiacciante promemoria di dove possano portare certe teorie, la sua opera fornisce un’anatomia innegabilmente accurata del potere puro: rivela come un sovrano che emana leggi detenga anche il potere di abrogarle, con il pretesto che nessuna costituzione può prevedere ogni possibile crisi”.
“Si sostiene spesso che Israele, che si autodefinisce democrazia, non abbia ancora una Costituzione formale perché un documento del genere lo costringerebbe a definire i propri confini – una prospettiva problematica per un regime coloniale con un’insaziabile sete di espansione”.
“Ma c’è un’altra spiegazione: basandosi sulle ‘Leggi Fondamentali’ anziché su una Costituzione, Israele evita un sistema giuridico compiuto che lo allinei ai fondamenti del diritto internazionale globalmente riconosciuti. Senza una Costituzione, Israele si trova in un vuoto giuridico in cui “l’eccezione” è la regola. In questo spazio, le leggi razziali, l’espansione territoriale e persino il genocidio sono consentiti purché siano in linea con l’agenda immediata dello Stato”.
“Isolare esempi specifici per illustrare questo punto non è un compito arduo, soprattutto perché quasi ogni dichiarazione rilevante dei funzionari israeliani – in particolare durante il genocidio di Gaza – è un esempio lampante dell’eccezionalismo israeliano”.
Quindi, dopo aver ricordato tali dichiarazioni, Baroud analizza il caso dell’UNWRA, l’Agenzia Onu per i palestinesi che Israele ha espulso brutalmente dalla Striscia, e commenta: “Permettendo che questa ‘eccezione’ israeliana rimanesse incontrastata, la comunità internazionale ha di fatto sancito la demolizione delle proprie fondamenta giuridiche”.
“In passato, i leader israeliani hanno mascherato le loro reali intenzioni presentandosi come ‘luce delle nazioni’, proiettando sul mondo un faro di moralità mentre sul campo esercitavano violenza, pulizia etnica e occupazione militare”.
“Il genocidio di Gaza, tuttavia, ha spazzato via queste pretese. Per la prima volta, la retorica israeliana riflette pienamente uno stato di eccezione in cui la legge non è semplicemente ignorata, ma strutturalmente sospesa”.
“‘Nessuno al mondo ci permetterà di far morire di fame due milioni di persone, anche se ciò potrebbe essere giustificato e morale finché non ci restituiranno gli ostaggi’, aveva ammesso il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich il 5 agosto 2024. Questa posizione ‘giustificata e morale’ rivela una moralità relativizzata che consente lo sterminio di una popolazione come atto eticamente legittimo. E però Smotrich è stato smentito: il mondo non ha fatto nulla di concreto per dissuadere Israele dalla selvaggia distruzione di Gaza”.
“[…] Netanyahu, che ha esteso lo stato di eccezione più di qualsiasi altro suo predecessore, ha definito questa nuova realtà durante la riunione di gabinetto del 26 ottobre 2025: ‘Israele è uno Stato sovrano… La nostra sicurezza è nelle nostre mani. Israele non cerca l’approvazione di nessuno per ciò che fa’. In questo modo Netanyahu ha definito la sovranità come il potere assoluto di agire – genocidio compreso – senza alcun riguardo per il diritto internazionale o i diritti umani”.
“Se tutti gli stati adottassero questa strategia, il mondo precipiterebbe in una frenesia senza legge. Nel suo fondamentale ‘Stato di eccezione’, Giorgio Agamben ha diagnosticato questo ‘vuoto’ – uno spazio in cui la legge è sospesa, ma la ‘forza-di-legge’ permane come pura violenza [cioè, anche in assenza della legge, resta all’autorità il potere di imporre decisioni con effetti giuridici e pratici — di obbligare, punire, decidere ndr.]. Sebbene le sue recenti posizioni abbiano diviso la comunità accademica, la sua critica dell’eccezione come strumento permanente di governo rimane una lente indispensabile per comprendere la cancellazione della vita palestinese”.
“Israele ha già creato quel vuoto. Nelle mani di una società coloniale e genocida, lo stato di eccezione è un incubo implacabile che non si fermerà ai confini della Palestina. Se si permetterà a questa ‘eccezione’ di diventare regola regionale permanente nessuna nazione del Medio Oriente sarà risparmiata. Il tempo è essenziale”.
Nota a margine. L’eccezionalismo israeliano corre in parallelo con l’eccezionalismo americano di matrice liberal-neocon, da cui le convergenze. Ci torneremo.
#TGP #Israele
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