La Russia chiede ai cittadini stranieri di lasciare Kiev: ci saranno “attacchi sistematici”
da L’INDIPENDENTE ONLINE (Valeria Casolaro)

L’attacco ucraino alla scuola di Starobelsk è stata «la goccia che ha fatto traboccare il vaso». A dichiararlo è stato il ministero degli Esteri russo, all’indomani di un massiccio attacco contro Kiev in cui le forze armate moscovite hanno utilizzato circa 600 droni e 90 missili, tra cui un proiettile supersonico Oreshnik. Il ministero ha consigliato ai cittadini stranieri di lasciare la capitale ucraina il prima possibile e ai residenti di non avvicinarsi alle infrastrutture militari, perché inizierà a colpire la città «sistematicamente». L’annuncio arriva in risposta a un’offensiva ucraina che ha preso di mira uno studentato nel Lugansk, dove risiedevano prevalentemente ragazzi, anche minorenni. In seguito al bombardamento, secondo le autorità russe, 21 ragazzi sono stati uccisi e un’altra sessantina di giovani è rimasta ferita.
Secondo il comunicato del ministero, l’attacco sferrato il 22 maggio contro il dormitorio della scuola pedagogica statale di Lugansk «è diventato l’ultima prova lampante della natura nazista e terroristica del regime di Kiev, che colpisce deliberatamente i civili e non si ferma davanti all’uccisione a sangue freddo dei bambini». Il governo di Zelensky e i suoi «sponsor occidentali» hanno dimostrato «palese disprezzo per le norme del diritto umanitario internazionale», violando «le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i loro Protocolli aggiuntivi», i quali regolano la protezione dei civili durante i conflitti, oltre che «la Convenzione sui diritti dell’infanzia del 1989» e «numerosi altri strumenti internazionali».
Per via di quanto accaduto, l’esercito russo sta lanciando «una serie di attacchi sistematici contro le strutture del complesso militare-industriale ucraino a Kiev, compresi siti specifici per la progettazione, la produzione, la programmazione e la preparazione all’uso dei droni impiegati da Kiev con l’assistenza di specialisti della NATO responsabili della fornitura di componenti, dell’intelligence e della guida». Gli attacchi, annuncia Mosca, verranno sferrati «sia contro i centri decisionali che contro i posti di comando», che si trovano distribuiti su tutta Kiev. Per tale motivo, il ministero ha raccomandato ai cittadini stranieri, incluse le missioni diplomatiche, di «lasciare la città il prima possibile» e ai residenti di non avvicinarsi ai siti che saranno presi di mira. Nella serata di ieri, lunedì 25 maggio, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha anche avuto una conversazione telefonica con il segretario di Stato Marco Rubio, volta a metterlo al corrente dei futuri attacchi. Rubio, dal canto suo, ha confermato che «al momento non ci sono negoziati attivi, o programmati, in corso con l’Ucraina, ma gli USA sono sempre pronti a svolgere un ruolo costruttivo e utile se si presentasse l’occasione». Il segretario ha commentato che attacchi di questa portata (come quello russo su Kiev) sono «quello che succede in queste guerre», con «un attacco massiccio da una parte» che segue a «uno massiccio da un’altra».
L’attacco è stato sferrato nelle prime ore di venerdì 22 maggio, quando l’esercito ucraino ha lanciato droni contro l’università mentre, secondo le autorità russe, all’interno si trovavano 86 persone, per lo più studenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Le operazioni di soccorso sono concluse nella notte tra domenica 24 e lunedì 25 maggio, con Mosca che ha confermato un bilancio di 21 morti. Secondo il quotidiano russo Kommersant, che cita il difensore civico dei diritti dell’infanzia Inna Shvenk, le vittime sarebbero per lo più ragazzi di età compresa tra i 19 e i 20 anni. La risposta russa è arrivata nella notte tra sabato 23 e domenica 24 maggio, quando una pioggia di 90 missili e 600 droni e stata scaricata su Kiev, che avrebbe causato due morti e una novantina di feriti.
Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha ringraziato gli alleati per non aver ceduto al «ricatto russo» e affermato che, secondo la valutazione ucraina, «il livello complessivo delle minacce alla sicurezza poste dalla Russia a Kiev e ad altre città ucraine rimane lo stesso degli anni e dei mesi precedenti». L’ambasciatrice dell’UE in Ucraina, Katarina Mathernova, ha poi dichiarato che la missione UE nel Paese non andrà «da nessuna parte». «La Russia vuole paura. Panico. Isolamento dell’Ucraina. Non funzionerà», ha aggiunto.





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