Charlie Hebdo e Dieudonné: la satira al centro delle strategie di potere

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3 Risposte

  1. Aaron ha detto:

    Ottimo articolo!

  2. durga ha detto:

    Tutta questa esagerata polemica sulla liberta’ di satira (tra l’altro anche quando offende in modo grave il sentimento religioso, cioe’ la liberta’ di tanti altri cittadini) vuole semplicemente nascondere il fatto che la vera liberta’ politica nella UE e nell’Occidente non esiste. Che cosa succede se qualche politico di un Paese UE si mette a parlare troppo frequentemente, invece che delle vignette di Maometto, di uscita dall’Euro o dalla NATO? Rischia di finire molto male.

  3. Graziano Priotto ha detto:

    Su Charlie Ebdo ho scritto nel mio blog (Je suis pas Charlie) alcune riflessioni con cui cercavo di smascherare la montatura isterica dei media e dei governi europei per trarre vantaggi dall’atto criminale perpetrato a Parigi. Su Dieudonné concordo con la valutazione di questo articolo, il personaggio non mi è mai stato simpatico, quando abitavo a Parigi l’avevo visto in azione ma non mi aveva convinto.
    Il suo arresto però si spiega facilmente col fatto ch esi doveva pur dare una consolazione a Netanjau venuto appositamente per la farsa della foto di gruppo (non mancavano altri criminaloi di guerra, es. Por(k)oshenko.
    Vorrei accennare come linguista ad uno strumento per analizzare le produzioni cosiddette satiriche:
    1) la satira per cominciare se la consideriamo storicamente era sempre intesa soprattutto come “autoironia” all’interno di una società, ed aveva scopi educativi (ridendo castigat mores);
    2) com einsegna la pragmalinguistica, occorre considerare di ogni espressione verbale (e ciò vale anch eper quelle non verbali com ele vignette) la funzione “perlocutoria”, cioè ciò che si “produce” con le parole (cfr. Austin: “How to do things with words”) : in quest’ottica chi pubblica una vignetta che offende la fede islamica si pone come obiettivo (sempre ch eci sappia ragionare sopra) l’intenzione chiara di provocare le reazioni più violente poiché sa che cosí da occasione ai credenti islamici di reagire a cioò che obiettivamente è una continua crociata militare ed economica contro gli Stati che si identificano con questa religione e, in Europa, contro gli immigrati di questo credo.
    Ciò sempre dando per scontato che i vignettisti sappiano ragionare e non agiscano semplicemnete per lucro o per incoscienza.
    3) Nella cultura ebraica sono diffusissme le barzellette e anche le vignette autoironiche che criticano anch ein modo spietato aspetti irrazionali o vizi dei rabbini o assurditá dei propri fondamentalisti.
    Ma sono appunto satire “interne”.

    Fatte dall’esterno sono invece provocazioni gratuite ed insensate, sempre che non siano eseguite da gente prezzolata per provocare reazioni e giustificare repressioni. E questo è appunto il caso di Charlie, rivista insignificante ch eunicamente grazie alle continue provocazioni (certo pagate a caro prezzo) è assurta agli onori della cronaca (con utili economici che tuttavia non credo avranno durata)

    In quanto a Dieudonné ha almeno il vanto di poter dire di aver avuto l’onore di una legge ad personam (“la criminalizzazione dell’apologia del terrorismo”). Una legge che se applicata con serietá
    ed erga omnes vedrebbe incriminati quasi tutti gli attuali capi di Stato che hanno sostenuto e sostengono, nonché finanziano i gruppi terroristici o il terrorismo di Stato in tutto il mondo.
    Ma siccome costoro sono al di sopra della legge (ab legibus solutis), abbiamo la prova di essere tornati ai tempi bui dell#assolutismo: unica variante è il condimento di ipocrisia, poiché gli stessi che
    parlano e fingono di marciare per la libertà di stampa e di opinione sono i primi a calpestare e negare questi diritti a chiunque si opponga ai loro luridi disegni o ne sveli le vergognose trame.

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