Paolo Leon e il realismo politico di Riccardo Lombardi. Per una società diversamente ricca

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3 risposte

  1. Stefano D'Andrea ha detto:

    Un articolo che contiene buoni spunti ma anche errori, pregiudizi e lacune. Per esempio, il problema degli stranieri, da un lato non è solo di classe ma è anche di carattere più generale (relativo alla sicurezza, alla necessità di programmazione dei mutamenti, alla frequenza e alla velocità del fenomeno, alla politica estera e militare in un mondo che va infiammandosi), dall’altro è di classe in senso più complesso rispetto alla prospettiva segnalata da Leon.
    In generale, l’accostamento tra un sentimento identitario e il sentimento proprietario e la stessa critica del sentimento proprietario sono almeno molto ingenui. Poi c’è il tema dei doveri del cittadino o del lavoratore, che non è affrontato, scelta che rende tutto il resto, che invece è presente nell’articolo, astratto e per niente realista.
    Comunque Leon della vecchia guardia è uno dei migliori; certamente uno dei pochi da salvare e valorizzare, quando sarà il tempo.

  2. Simone Garilli ha detto:

    Penso anche io sia un articolo con molte lacune sostanziali, con tutti i difetti del socialismo intellettuale e astratto. Ma l’ho trovato stimolante perché, in mezzo a queste ingenuità, si toccano temi secondo me essenziali; su tutti quello della modernizzazione economica senza sviluppo (spirituale), tema caro a Pasolini, oltre ad uno statalismo convinto che è un toccasana rispetto alla retorica libertaria dei presunti socialisti attuali.

    Mi vado sempre più convincendo che il Trentennio glorioso è un oggetto storico più complesso di quanto si pensi, e non può essere conteso tra chi lo deforma ideologicamente per giustificare i sacrifici di oggi e chi lo esalta senza riserve. La modernizzazione economica, che pure è necessaria, è un arma a doppio taglio. Se si sfrutta la finestra di autonomia che è gentilmente offerta dallo scenario geopolitico ma non ci si interroga su quale modernizzazione si sta costruendo, c’è il rischio di gettare le basi per la decadenza futura del popolo e della classe dirigente. E’ quello che, almeno in parte, è avvenuto nella Prima Repubblica, tra l’ideologia del consumismo e la cetomedizzazione del proletariato.

  3. Stefano D'Andrea ha detto:

    Considerazioni indiscutibili e importanti.
    Ma vanno affrontate “al livello di struttura”. Va criticato e fortemente limitato il capitale marchio e con esso il potere conformatore del grande capitale. Man mano che andremo avanti, tireremo fuori tante idee.
    Dobbiamo, appunto, sfuggire il socialismo intellettuale astratto, qualunque sia il contenuto, anche un contenuto che si interroga sulla “modernizzazione” (termine da rivedere) spirituale.
    E’ una faccenda di potere, in tutti i sensi.

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