Tempesta virale e uragano sociale

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3 risposte

  1. Diego Muneghina ha detto:

    Il redattore dell’articolo intravede uno scenario indubbiamente molto probabile, specie nelle regioni meridionali, dove nel 2021 non è azzardato prevedere moti di piazza e altissimo scontro sociale, anche alla luce di quanto è successo pochi giorni fa a Napoli.

    Tuttavia, una cosa è chiedersi se i moti siano probabili, altra cosa se questi moti saranno o meno funzionai al cambiamento politico che il redattore dell’articolo in qualche modo preconizza.
    La risposta è facile: NO.

    Tutto quello che avremo di fronte sarà solamente l’urlo disperato di chi in questo sistema è dalla parte sbagliata e protesta perché vorrebbe essere dalla parte giusta.
    Non sarà assolutamente la conseguenza di un processo di comprensione delle caratteristiche del sistema, men che mai una ribellione tesa al superamento degli attuali equilibri verso altri, nuovi e migliori.

    Qualche mese fa le proteste per il prezzo della benzina in Francia o quelle per la chiusura degli stabilimenti Ilva a Taranto; oggi per le chiusure e le “zone rosse”. Tutte queste proteste, spesso assolutamente giustificabili e condivisibili, hanno in comune l’ambito ideale ristretto, la povertà valoriale, l’assenza della visione complessiva, la finalità di breve termine, l’obiettivo personale, la carenza di analisi.

    Se ci pensiamo bene, queste ribellioni altro non sono che l’ennesimo sintomo della totale vittoria neoliberista. Il pensiero unico liberista permea completamente il circuito mediatico e le menti delle persone e non dà spazio a nessuna alternativa possibile.

    Il punto centrale è questo: non esiste nelle menti delle persone, anche quelle che protestando mettono in risalto le contraddizioni del sistema neoliberista, alcun progetto alternativo, alcuna idea di superamento dei sistemi vigenti.
    Coloro che protestano, indirettamente affermano che il sistema che ha prodotto quelle difficoltà è per loro desiderabile e senza alternative; limitandosi ad esprimere il loro dissenso solo sulla distribuzione della ricchezza ma non sulla struttura nel suo insieme, ne attestano la validità.

    Detto in maniera più rozza, ma efficace, non si esprime una battaglia tesa ad un interesse collettivo ma unicamente mirata alla soluzione del proprio disagio individuale.
    Questo è il punto, questo è il reale dramma.

    Più in dettaglio, quale tipo di protesta dobbiamo aspettarci?
    Non è difficile preconizzare che saranno proteste che nasceranno sui social networks, dove monterà la rabbia, probabilmente nascerà qualche capo popolo, si incardinerà un processo di odio sociale reciproco.

    Pensa forse il redattore dell’articolo, che al momento in cui questi moti esploderanno, sarà possibile indirizzarli verso una protesta nei confronti della UE, della perdita della moneta sovrana e della mancanza di una banca centrale nazionale autonoma?
    Quando esploderanno, i moti saranno incontrollabili e probabilmente violenti, colpiranno in maniera indiscriminata e senza alcuna logica. Forse si indirizzerà verso l’immigrazione piuttosto che nello scontro nord-sud., chi può saperlo..
    Di certo non avranno contenuto politico. Certamente non avranno una base culturale e ideologica.
    Per averla, le forze politiche coscienti di quanto stava per accadere, avrebbero dovuto fare un’azione di propaganda culturale. Un’azione di spiegazione persona per persona dell’alternativa possibile. Un’azione che avrebbe dovuto fin dall’inizio eliminare i social networks come strumento di canalizzazione delle idee.

    Infatti, i social rappresentano il perfetto veicolo del messaggio neoliberista. Su Facebook o Twitter ognuno può liberamente esprimere la propria individualità in competizione con gli altri.
    Come nel campo economico, anche nella comunicazione, sui social vale lo stesso principio: tutti contro tutti. I social altro non sono che l’espressione dell’individualismo estremo, dell’affermazione e del tentativo di supremazia di ognuno sugli altri.
    Ovviamente tante piccole voci insieme non generano che confusione e soprattutto non generano mai un’idea alternativa al liberismo. Al contrario, ne fortificano l’ideologia attraverso l’idea che ognuno può “liberamente” esprimere la propria opinione.
    I “social” sono l’esatto opposto dell’organizzazione di un pensiero alternativo perché l’esaltazione dell’individuo, del proprio io, è in antitesi con la costruzione di una società in cui ci siano diritti legati all’essere umano.
    Se ci pensiamo bene i social sono l’esatto opposto della politica.

    Quello che stupisce è l’evidente corto circuito fra il desiderio di talune formazioni politiche di costruire un pensiero alternativo e l’uso di mezzi che per loro stessa natura non possono supportare un disegno del genere. Proprio coloro che combattono il sistema liberista utilizzano mezzi graditi all’avversario.
    Non brillano per capacità strategica e comunicativa coloro che, pur propugnando idee anti-liberiste, utilizzano come campo di battaglia quello gradito all’avversario. I nemici del liberismo fanno la guerra alla globalizzazione con i like ed i tweet.

    In questa miopia si distingue il Comitato Direttivo di FSI che, al contrario, prosegue nell’utilizzazione dei social networks come strumento prevalente di comunicazione.
    Basterebbe uno sguardo al recente passato per capire quanto sia sbagliata tale scelta.
    Se i partiti della “prima repubblica” disponevano di sezioni, cellule, case editrici, ………… Se i partiti si occupavano della vita dei propri iscritti con patronati, sindacati, parrocchie, ecc.. un senso c’era.

    Il senso è che è necessario “formare” le persone, non a colpi di tweet o di ridicole litigate sui social ma entrando nella vita sociale delle persone.
    Quando i partiti anti-liberisti, e fra questi FSI, avranno chiaro questo concetto sarà possibile guardare ai futuri moti di piazza con ottimismo.
    Ora, purtroppo, anche a causa degli errori strategici che prima delineavo, i moti saranno esclusivamente prodromici a qualche “governo forte” che è sicuramente già scritto nel futuro dell’Italia.

    Cordiali saluti al redattore dell’articolo ed a tutti i lettori della rivista.

  2. Orazio ha detto:

    Quando sento questo, (in materia monetaria) capisco che anche questo partito è prono al potere economico.
    Del resto dire due semplici parole… STAMPIAMO NOI..
    nn ci sentono proprio… esattamente come gli altri partiti politici.
    CHE SCHIFO.

  3. Luca Russi ha detto:

    Orazio, i titoli di stato se si tornasse in possesso di sovranità monetaria (e dunque di un sistema finanziario nazionale) sono, assieme ad altri strumenti come lo scoperto di conto corrente del Tesoro o la riserva obbligatoria tutti strumenti con cui lo Stato di fatto “stampava” e si finanziava, tanto più che con inflazione più alta di quella attuale gli interessi reali chedovevamo ripagare erano negativi.
    Se vuoi saperne di più a questo riguardo, ti consiglio di leggere il nostro programma, c’è un documento specificamente dedicato a questo argomento.
    Diego Muneghina, i social sono solo un mezzo con cui noi entriamo in contatto con i simpatizzanti, alcuni dei quali poi si iscrivono e vengono in carne ed ossa alle nostre iniziative, recentemente io stesso ne ho conosciuti tre in piazza con cui per molto tempo avevo avuto rapporti solo tramite i social, appunto. Sul tema delle strutture territoriali mi trovi d’accordo, io sono dell’idea che per cresccere i gruppi territoriali si devono strutturare, partendo da quelli cittadini e provinciali, a livello regionale ha poco senso quando si è ancora pochi.
    Sulle mobilitazioni: certamente allo stato attuale sono caratterizzate da frammentazione e settorializzazione relativamente alle diverse categorie che via via scendonoin piazza, e nessuna analisi né progettualità: sta a noi andare, farci conoscere ed apprezzare per il nostro punto di vista e le nostre idee, ed acquisire visibilità, chiamarsene fuori sarebbe un errore. Ma sappiamo bene che non sarà sufficiente fare quello, del resto non abbiamo mai pensato che la nostra azione si sarebbe dovuta limitare a quello, noi lavoriamo con la consapevolezza che la prospettiva dev’essere necessariamente lunga

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