In Italia assistiamo a un fenomeno strano, che occorre spiegare. Come si evince dalle foto, da noi la propaganda bellicista non attecchisce. Caso unico in Europa Occidentale.
Questi dati vengono spesso condivisi, insieme ad altri sondaggi simili, su bacheche di imbecilli che parlano di “propaganda russa”. Ma noi pochi eletti, che abbiamo messo a frutto gli insegnamenti della scuola dell’obbligo, possiamo tentare di essere più precisi.
Innanzitutto va registrato un fatto: solo in Italia, nell’Europa Occidentale, esiste un forte orientamento televisivo-culturale disallineato rispetto alla propaganda euroatlantica, un cavallo di Troia all’interno del mainstream.
Solo in Italia, OGNI GIORNO, le televisioni propongono le opinioni di gente come Travaglio, Cacciari, Santoro, Caracciolo, Di Battista, D’Orsi, Montanari, Orsini, Odifreddi, Barbero, Canfora, Rovelli ecc. Questo conferisce legittimità e autorevolezza pubblica alla posizione disallineata.
Potremmo arrivare a dire che in Italia abbiamo (quasi) un dibattito democratico sulla guerra, e questo fa storcere molti nasi che vorrebbero che la cappa della propaganda americana funzionasse meglio, come negli altri paesi europei.
Dunque questa è la situazione che spiega i DATI in foto. Ora, però, resta da spiegare questa SITUAZIONE, cioè perché, nell’Europa Occidentale, SOLO il sistema mediatico italiano concede ampio spazio al disallineamento.
La mia opinione, e vi spiegherò perché, è che questo discende direttamente dal tatticismo dei nostri apparati diplomatici, con il beneplacito paziente e comprensivo degli Stati Uniti, che con l’Italia hanno sempre avuto un occhio di riguardo, non solo perché siamo la loro base di lancio mediterranea, ma anche perché ci vedono come la testa di ponte in grado di sabotare, all’occorrenza, i progetti francesi e tedeschi in sede europea.
I media, se lasciati liberi, sono spontaneamente inclini a provocare polemiche, anche scandalose, per attirare ascolti e introiti. Ma nel resto dell’Europa Occidentale gli apparati esercitano pressioni che limitano la vocazione aziendale dei media dominanti, e questo sacrifica lo spazio delle posizioni disallineate sul conflitto, invitate talvolta solo per ottenere ulteriore delegittimazione.
Solo in Italia quella naturale vocazione aziendale è lasciata libera. Solo da noi il mercato “libero” garantisce una democrazia grossomodo sostanziale, non solo formale, del dibattito sulla guerra.
Come mai gli apparati italiani sono così “liberali”?
Italia e Germania erano i Paesi più dipendenti dalla Russia sul piano energetico, e i più interlacciati con la Russia sul piano commerciale. La distruzione angloamericana di questo spazio economico comune, che prosperava nel riconoscimento pacifico di rispettive sfere di influenza (dove l’Ucraina è cosa russa, come noi siamo cosa americana), ha comportato e comporterà una catastrofe economica in Italia e in Germania.
Ma se la Germania in cambio ha ottenuto il permesso americano di riarmarsi, noi non abbiamo ottenuto all’apparenza nulla. In realtà, ciò che abbiamo ottenuto è una certa indulgenza americana di fronte al comportamento ambiguo della nostra politica e della nostra diplomazia, che non può permettersi di mandare del tutto all’aria rapporti strategici vitali con la Russia.
Dunque dobbiamo inserire l’unicità mediatica italiana in un quadro più ampio di unicità geopolitica italiana. È così che comprendiamo davvero il fenomeno. La nostra economia non può permettersi che la nostra politica venga intossicata dalla russofobia, per questo i nostri media fanno da argine, mentre al contempo fanno propaganda Nato. I nostri media sono ambigui come la nostra diplomazia.
Già prima della guerra ucraina, il governo Prodi fu l’unico governo europeo a opporsi, durante il vertice di Bucarest del 2008, alla mozione ufficiale Nato per includere Georgia e Ucraina nell’Alleanza.
Dopo l’invasione della Crimea (2014), in un clima di sanzioni, Enrico Letta fu il solo leader europeo a partecipare all’inaugurazione dei giochi olimpici di Sochi.
Nel 2015 l’Italia propose all’Unione Europea di non rinnovare le sanzioni alla Russia automaticamente, ma di ridiscuterle ogni 6 mesi.
Nel 2016 Matteo Renzi fu l’unico leader europeo a partecipare al forum economico di San Pietroburgo.
Dopo la guerra ucraina, l’Italia è l’unico Paese europeo occidentale che non ha consentito agli ucraini di usare le proprie armi per colpire il territorio russo.
L’Italia è l’unico Paese europeo che appone il segreto di Stato sulle armi che inviamo in Ucraina. Certo, alcuni sistemi d’arma sono difficili da nascondere, ma questo sano doppiogiochismo consente di mantenere buoni rapporti formali sia con gli Usa (perché le armi le inviamo), sia con la Russia (perché possiamo dire di inviarne poche).
Nel 2024, l’ambasciatrice italiana Cecilia Piccioni è l’unica diplomatica europea dall’inizio della guerra a incontrare di persona Vladimir Putin, sul quale in teoria graverebbe un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale.
Durante la recente iniziativa anglo-francese di invio di truppe, l’Italia è l’unico Paese europeo occidentale che ha categoricamente escluso un piano di peacekeeping al di fuori dell’Onu.
L’Italia è ancora il Paese europeo che maggiormente importa gas direttamente dalla Russia. La nostra quota di approvigionamento dipendeva dalla Russia per il 40%; poi è crollata al 5% dopo l’invasione; quest’anno è risalita al 9%.
Il 22 febbraio 2025 il ministro dello Sviluppo Fratin ha dichiarato che obiettivo italiano è ricucire il legame energetico con la Russia, aspettando pazientemente che si calmi la tempesta. È probabile che l’Italia stia negoziando con gli Usa questo speciale permesso, poiché obiettivo americano era esacerbare la tensione ucraina soprattutto per colpire il North Stream e il surplus commerciale tedesco.
Notizia di ieri è che la Russia ha denazionalizzato Ariston, restituendola alla proprietà italiana. Molte altre grandi aziende italiane in Russia come Pirelli, De Cecco, Marcegaglia, Ferrero, Enel, non hanno mai chiuso ma solo ridotto la produzione, in attesa.
Ecco dunque spiegata, certo tra altri fattori, la peculiarità tutta italiana dei sondaggi in foto.
Commenti recenti