Luciano, il reazionario cortese.
di FERDINANDO PASTORE (Pagina FB)
Luciano Violante, in piena campagna di riabilitazione delle camicie nere, plasmò la seconda repubblica sul concetto di “onore ai vinti”. Già il buon Giampaolo Pansa pensò bene di pubblicare volumi sulle deviazioni terroriste della Resistenza inquadrando i repubblichini come semplice parte avversa che all’occorrenza poteva anche assumere il ruolo di vittima.
Per concepire la nuova Repubblica dei mercati, priva di dialettica politica, imperniata su una progressiva e inesorabile macelleria sociale dettata dai trattati europei, servivano i fascisti. E furono corteggiati, incensati e decantati dai Violante di turno. Fu una semplice guerra civile. Due schieramenti di italiani in buona fede.
Luciano Violante ancor’oggi non si smentisce. Con quell’incedere sempre cortese evoca l’eversione per chi si adopera a denunciare la triste e grave sottomissione alla quale tutti noi siamo costretti da un vero e proprio regime. Un regime che squalifica qualsiasi voce critica senza aver bisogno di arresti. Bastano le parole di questi sacerdoti del buon senso per eliminare dal dibattito le deformazioni del sistema, le parole che non si devono poter ascoltare, i gruppi politici non accomodanti. Luciano Violante la chiama democrazia e con lui tanti altri maggiordomi.
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