Stati Uniti, provocazioni di guerra
di INDIPENDENZA! (Canale Telegram)
Forze navali statunitensi, con l’aiuto di aerei da ricognizione britannici, hanno abbordato (7 gennaio) in acque internazionali la nave Mariner, battente bandiera russa. Un atto di pirateria in sfregio di qualsiasi legge sulla navigazione. Le forze della Marina russa non sono giunte in tempo per soccorrere la nave cisterna. Hegseth, capo del ministero della Guerra, ha dichiarato che il blocco del petrolio venezuelano rimane in vigore in qualsiasi parte del mondo. Insomma, che siano acque nazionali altrui o internazionali a Washington intendono fare come gli pare! Una evidente intimidazione rivolta innanzitutto a Russia e Cina. Alla richiesta di Mosca dell’immediato rilascio dell’equipaggio russo sequestrato, la Casa Bianca ha replicato che intende processarlo penalmente. Contestualmente il Dipartimento di Stato USA ha invitato i propri cittadini a lasciare la Russia.
Il Dipartimento dell’Energia statunitense ha comunicato che il petrolio e i prodotti petroliferi venezuelani fino ad oggi sequestrati Washington li venderà sul mercato mondiale e tutti i proventi saranno accreditati su conti controllati dagli Stati Uniti. La previsione di vendita nell’immediato è di circa 30-50 milioni di barili di alta qualità che, parole di Trump, «le autorità provvisorie del Venezuela cederanno agli Stati Uniti d’America». A Caracas, Washington ha intimato due cose: il Venezuela deve stringere una collaborazione petrolifera esclusiva con gli Stati Uniti (e vien da sé vantaggiosa per gli stessi) nella cessione di petrolio greggio pesante e deve rompere ogni legame e cooperazione con Cina, Russia, Iran e Cuba. Se la presidente venezuelana Delcy Rodríguez, definita «ad interim», non soddisferà queste prime richieste non sarà permesso a Caracas di esportare petrolio. Reuters riferisce che, tramite intermediari, la Casa Bianca ha avvertito i ministri venezuelani degli Interni, Diosdado Cabello e della Difesa, Vladimir Padrino Lopez, che in caso di disobbedienza e di non collaborazione con gli Stati Uniti potrebbero subire la stessa sorte di Nicolas Maduro o essere eliminati.
Nel frattempo, ora che Maduro è stato sequestrato, il Dipartimento di Giustizia ha ritirato l’accusa secondo cui il Presidente venezuelano sarebbe il capo del “Cartel de los Soles” motivando che detto Cartello, designato come organizzazione narco-terroristica, non esiste. Maduro sarà comunque processato per essere capo di un non meglio precisato «sistema di patronato»!
Invasata da un delirio di onnipotenza l’amministrazione statunitense, e non solo per bocca di Trump (candidato al Premio Nobel per la Pace 2025-2026), ha minacciato Cuba, Messico, Colombia, Nicaragua, Iran, Danimarca (deve cedere la Groenlandia agli Stati Uniti, necessaria per la sua sicurezza). L’elenco è destinato ad allungarsi. Sì, perché il Dipartimento di Stato ha dichiarato che l’emisfero occidentale è «cosa nostra» e che «il presidente Trump non tollererà alla nostra sicurezza».
Dal movimento sciita yemenita degli Houthi, Ansar Allah, che non hanno esitato a scontrarsi con Israele e Stati Uniti per difendere la Palestina dal genocidio sionista-occidentale, queste parole devono far riflettere: «I venezuelani non dovrebbero aspettarsi che l’ONU riporti in patria il loro Presidente; condanne e dichiarazioni non faranno tornare Maduro. Tornerà solo se gli Stati Uniti sentiranno che i loro interessi sono minacciati, che le loro navi sono a rischio a causa degli attacchi venezuelani e che il popolo venezuelano è pienamente mobilitato e fortemente ostile all’America. L’esperienza in Yemen e la resistenza contro gli Stati Uniti sono una lezione per chiunque sia stato ferito dalla loro malvagità».
Di certo in diverse capitali anche di questo si starà ragionando. Non solo a Mosca e a Pechino. Di fronte al bellicismo statunitense sempre più senza freni, risposte a geometria variabile saranno inevitabili.
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Fonte: https://t.me/rivistaindipendenza/1004





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