Lettera aperta a Diego Fusaro

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5 Risposte

  1. mauro orlandi ha detto:

    Cosa dice questa lettera? Non ho capito.

  2. Simone ha detto:

    Non si poteva riassumere – invece di celebrare una supercazzola con florilegi di avverbi di modo, participi assortiti e unos tile che tradisce la difficoltà dello scrivente nel padroneggiare la lingua aulica – con 10 righe in cui si spiegava (magari anche con qualche particolare in più) che il suo amico ha cercato di coinvolgere Fusaro, il quale – infastidito – lo ha rimbalzato in malo modo?
    Tutto il resto è – perdoni – pleonastico. Fusaro – come chiunque – ha il diritto di decidere in autonomia se presenziare o meno ad iniziative altrui. Se ha ritenuto di non volerlo fare – quale che sia la sua motivazione (soldi, tempo, fatica, scarsa considerazione della proposta, noia, ecc…), capisco la vostra delusione, ma non ne sono sorpreso. Nessuno è “a disposizione”, sempre e comunque, per qualunque sconosciuto che lo voglia infilare nella propria crociata. Certo, magari i modi di Fusaro son stati discutibili, ma ciascuno decide da sé a quali battaglie prender parte. Internet e l’esposizione mediatica vi fanno pensare di conoscere ed essere vicini a chiunque, ma venir tirati per la giacca da sconosciuti è – le assicuro – fastidioso.

    • Lorenzo D'Onofrio ha detto:

      solo per la precisione, dalla lettera sembra che avesse accettato senza andar troppo per il sottile, formulando le sue richieste che l’autore dell’invito ha declinato

  3. Stefano ha detto:

    Scusate ma questo post così com’è è davvero illeggibile. Perché tanti barocchismi? Tante premesse e poi i fatti di cui si parla sono appena accennati. Non sarebbe possibile una versione per noi poveri ignoranti? L’argomento mi interessa, ma qui i fatti sono presentati in maniera sommaria e poco chiara. Vi ringrazio se vorrete avere la pazienza di farne una versione leggibile ai più.

  4. Lorenzo D'Onofrio ha detto:

    PRECISAZIONI
    1) La vicenda di cui si parla nella lettera non ci riguarda direttamente, se non per il fatto che coinvolge un nostro socio, la cui iniziativa, tuttavia, è stata autonoma. La lettera è stata pubblicata su facebook, ci è piaciuta e l’abbiamo ripresa, anche perché proprio pochi giorni fa, a un nostro invito per un incontro con finalità prettamente politica e non divulgative, è seguita una accettazione accompagnata da analoga richiesta economica (seguiranno spiegazioni).
    2) Il linguaggio utilizzato dall’autore della lettera, che personalmente trovo geniale, è un evidente presa in giro del linguaggio in uso al personaggio in questione ed alla sua palesata attenzione agli errori grammaticali.
    3) Venendo al nocciolo della questione e, ovviamente, parlando a titolo personale, ritengo fondamentalmente sacrosanto e non censurabile decidere di non lavorare gratis (poi ci sarebbe da discutere sul valore della prestazione lavorativa e sulla coerenza con la missione che, in maniera più o meno esplicita, ci si è dati creandosi un certo tipo di personaggio).
    Il discorso si riduce quindi a cosa intendere per lavoro: la divulgazione della “verità” per illuminare il Popolo e indurlo a ribellarsi in vista di un futuro migliore, può essere intesa, soprattutto per chi non se la passa poi male e attraverso questa divulgazione si è costruito un ruolo mediatico redditizio, come un lavoro?
    A tal proposito suggerisco al soggetto in questione di studiare meglio il Risorgimento (evidentemente quando Preve lo spiegava lui era in bagno a provare le pose) e il sacrificio di giovani benestanti che preferirono l’eroismo, il valore, la Patria, agli agi garantiti dalla loro condizione sociale.
    Resta il fatto che in questi anni di militanza, prima con l’ARS, poi con il FSI, di divulgatori ne abbiamo ospitati parecchi: molti di loro non hanno voluto neanche il rimborso spese e, cosa che ritengo ancora più significativa, alcuni hanno gradito la nostra compagnia fermandosi con noi talvolta a pranzo, talvolta a cena, dimostrando di aver piacere a conoscere i compatrioti con i quali condividono un impegno di portata storica.
    Una sola persona, invece, ha chiesto di essere compensata (sbagliammo ad accettare) e, a quanto vedo, negli anni, con la fama, il suo cachet si è più che triplicato: HA VINTO IL MERCATO!

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