Salari, scala mobile e produttività.

Potrebbero interessarti anche...

3 Risposte

  1. Fiorenzo Fraioli ha detto:

    In questo video, al minuto 4'49'', registrato il 9 maggio 2014 nel corso di un incontro promosso dalla sezione frusinate dell'ARS, nel rispondere a un compagno internazionalista che poneva la questione della scala mobile, argomentavo che questa non solo è inutile, ma addirittura contraria agli interessi dei lavoratori perché, rendendo automatici gli adeguamenti salariali, finisce con l'addormentare la combattività dei sindacati. Tanto è vero che lo stesso Agnelli era favorevole all'indicizzazione dei salari all'inflazione. Solo qualche anno più tardi, con l'ingresso nello SME, il divorzio Tesoro-BdI e la svolta monetarista della FED, le cose cambiarono talmente in peggio da far apparire la scala mobile come una conquista, invece che come l'inizio della fine della capacità contrattuale dei lavoratori.

    Il tuo articolo, laddove evidenzia lo scarso ruolo della scala mobile nella difesa della quota salari, è un ulteriore elemento a favore della tesi da me esposta in quell'occasione.

  2. Giuseppe Cernuto ha detto:

    C'è una frase che mi piace usare particolarmente: l'inflazione siamo noi!

    Esistono due elementi che possono causare un picco di inflazione: uno shock sull disponibilità di materie prime (che è un evento piuttosto raro) oppure l'aumento del costo del lavoro. In altre parole, le retribuzioni dei lavoratori.
    La paura che, senza un meccanismo di indicizzazione dei salari ai prezzi, il potere di acquisto dei lavoratori venga intaccato è un'inversione logica, perché solitamente è proprio l'aumento dei salari a causare l'aumento dei prezzi.
    E cosa determina allora l'aumento dei salari? La legge della domanda e dell'offerta, come con qualsiasi altra entità economica. Se le imprese devono contendersi i lavoratori (magari perché è un ciclo economico favorevole, con una domanda aggregata sostenuta e quindi con molte vendite), sono costrette a battagliare per evitare che passino alla concorrenza, strappando condizioni migliori. Se sono i lavoratori a doversi contendere un lavoro,le imprese possono pagarli un tozzo di pane. In fondo per molti lavorare è l'unico modo di garantirsi la sopravvivenza.

    Condivido quindi l'analisi dell'articolo sulla sostanziale inutilità di un ancoraggio dei salari all'inflazione. Mentre è fondamentale garantire un livello occupazionale molto alto per evitare di svalutare i salari e perdere davvero potere d'acquisto, pure in un quadro di inflazione stabilmente bassa.

  3. francesco69 ha detto:

    Al signor Fraioli dico che se il battagliero bruno trentin(minuscolo di proposito) non avesse tolto la scala mobile non useremmo i risparmi dei ns genitori per sopravvivere ed avere i contratti bloccati da anche 10 anni.Ovvio che la troika avrebbe usato altri sistemi come aumento delle tasse sul lavoro e fallimento di aziende a volonta' salvate dallo Stato e debiti scaricati sulla collettivita'.Forse l'attualita' l'avremmo avuta gia' nel 2000-2001 e allora Fraioli non vorresti avere 10 anni in meno per la lotta politica.Al signor Cernuto dico che la domanda e l'offerta e'calibrata sulla produzione e merito,in Italia 80% occupati e' nei servizi che come saprai vanno garantiti a tutti e quindi si cerca di comprimere il costo che ricade poi su salari e consumi ed aspetto secondo me piu' importate impedisce di fare distinguo tra gli addetti fregandosene della scolarizzazione e competenze anzi favorendo la mediocrita' perche' il mediocre non si ribella. 

    Saluti ad entrambi

     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *