Altruismo

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  1. marco ha detto:

    Molto ben scritto. Mi pare che da una parte stiano quelli che ci credono, dall'altra coloro che profittano della situazione e si presentano come benefattori "semplicemente delle ricche prebende". Non è così semplice in verità, altrimenti lo faremmo tutti!
    Aggiungerei che il complemento dell'altruista qui tratteggiato è il "nichilista" di cui parla ogni tanto il nostro illuminato pontefice, colui che "butta" la propria vita in cose prive di senso, tipo il suo edonismo, invece di dedicarla agli altri, attraverso una delle già previste formule di beneficienza.
    Ce ne sono tanti tipi: l'alpini-chi-lista che casca nel crepaccio, il nikelista che compra scarpe da basket coi lacci da un metro ma non le allaccia e non le usa per giocare a basket, il il nikilaudista a cui piace correre in macchina…
    Chiedo scusa per lo spirito. Condivido invece del tutto l'articolo
    marco

  2. stefano.dandrea ha detto:

    Preferisco un neocolonialista convinto all'interventista umanitario. Il primo può essere intelligente, il secondo no. Il primo è sincero, il secondo no. Il primo compie violenze in modo manifesto e teorizza la necessità di queste violenze. Il secondo chiude gli occhi e finge di non vedere. Il primo è disposto ad una enorme violenza per realizzare un interesse proprio. Il secondo per realizzare un interesse altrui: liberare un popolo da un  dittatore. Un altruismo ipocrita insopportabile. Quando tra qualche anno immagini come quelle che sto linkando (potete iniziare a vedere dal 3° minuto) saranno migliaia e migliaia e saranno di dominio comune, allora gli interventisti umanitari diranno: NOI NON SAPEVAMO. E allora bisognerà rispondere: "non sapevate perché eravate stupidi. A chi è minimamente intelligente delle cose del mondo, non serve vedere quelle immagini per sapere come vanno le cose quando si aggredisce un popolo. Se non lo si terrorizza, non si può conquistare il consenso e non lo si può sconfiggere". Viva il popolo libico; morte ai nazisti statunitensi ed europei; tortura e disonore perenne agli interventisti umanitari

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