Mandare nuove armi all’Ucraina (un argomento popolare fra i politici americani e britannici) è un gesto stupido e vuoto. Perché? Non c’è una forza militare ucraina organizzata e intatta, capace di ricevere e usare queste armi. Volete le prove? Vi ricordo ancora i resoconti senza fiato che riempivano i media occidentali, due settimane fa, sulla colonna russa di carri armati e camion “bloccata” a nord di Kiev. Alcuni media affermavano essere lunga 40 miglia, altri dicevano 40 chilometri (per i deboli in matematica, 40 chilometri equivalgono a 24 miglia).

Questo è un bersaglio grosso e bello grasso che una forza militare funzionale e competente avrebbe consumato. Ma quella colonna è rimasta seduta là per una settimana. Il mio amico dell’Air Force che nei passati anni ‘70 volava in missioni aeree contro le colonne di veicoli nordvietnamiti, descriveva come avrebbe prima colpito il veicolo in testa, poi il veicolo alla fine, e poi avrebbe distrutto tutto quel che c’era nel mezzo. Non si è visto questo in Ucraina. Non c’è stata nessuna distruzione significativa che fosse piovuta dall’aria sulla colonna. E dov’erano i missili cruise ucraini? Quelli avrebbero dovuto essere lanciati (se fossero esistiti) e avrebbero potuto recare un enorme danno. Questo non è successo. Non ci sono state neanche raffiche d’artiglieria sulla presunta colonna “bloccata”.

E la fanteria ucraina dov’era? I soldati ucraini avevano ricevuto migliaia di armi anticarro (cioè Javelin e NLAW). L’NLAW ha una portata effettiva di 800-1.000 metri.

Quanto sarebbe stato difficile mettere in fila numerosi battaglioni di soldati ucraini lungo i 40 chilometri della colonna per lanciare gli NLAW contro quei facili bersagli russi? Eppure non è successo. Perché?

La spiegazione l’ha data, nella riunione di venerdì, il capo della Direzione Generale Operativa dello Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa, il Colonnello Generale Sergei Rudskoy (è un grado equivalente almeno ad un generale con tre stellette nell’esercito degli Stati Uniti):

  • Attualmente, le forze aeree ucraine e i sistemi di difesa aerea sono stati quasi completamente distrutti. Le forze navali del paese hanno cessato di esistere.
  • Sedici principali aeroporti militari sono stati compromessi, dai quali partivano le sortite di combattimento dell’aviazione ucraina. Trentanove basi di stoccaggio e arsenali sono stati distrutti, che contenevano fino al 70% di tutti gli stoccaggi di equipaggiamenti militari, materiale e combustibile, così come più di un milione e cinquantaquattromila tonnellate di munizioni.
  • Tutte le 24 formazioni delle Forze Terrestri che esistevano prima dell’inizio della operazione hanno subìto perdite significative. L’Ucraina non ha più alcuna riserva organizzata.
  • Le perdite sono rimpiazzate a spese delle persone mobilitate e delle forze di difesa territoriale, che non hanno il necessario addestramento, il che aumenta il rischio di grandi perdite.
  • Al momento di inizio dell’operazione militare speciale, le Forze Armate dell’Ucraina, insieme alla Guardia Nazionale, ammontavano a 260.200 effettivi. Durante il mese di ostilità, le loro perdite sono state di trentamila persone, di cui 14.000 morti e circa 16.000 feriti.
  • Dei 2.416 carri armati e altri veicoli corazzati pronti a combattere il 24 febbraio, 1.587 sono stati distrutti; così come 636 su 1.509 cannoni d’artiglieria da campagna e mortai; 163 su 535 MLRS; 112 su 152 aeromobili; 75 su 149 elicotteri; 35 su 36 droni Bayraktar TB2.
  • Sono stati distrutti 148 su 180 sistemi di difesa aerea S-300 e Buk M1; 117 su 300 radar per vari scopi.

La distruzione inflitta dalla Russia sugli ucraini è vasta. Se l’Ucraina avesse ancora una forza aerea vitale, la impiegherebbe per contrastare i velivoli da combattimento russi e per compiere incursioni sulle posizioni russe. Io, sui media occidentali, non ho visto resoconti su tale tipo di azioni.

Nelle città, come Mariupol, assediate dalle forze russe, non ci sono stati visibili tentativi per fornire supporto aereo, fuoco d’artiglieria o rinforzi. Il battaglione Azov, lasciato in un perimetro sempre più piccolo, non ha vie d’uscita e sta finendo le munizioni e il cibo. Nessun soldato al mondo sopravvive senza munizioni e cibo.

Ci sono prove sulla resa di un numero crescente di soldati ucraini in altre parti del campo di battaglia (complimenti ad Andrei Martyanov [in inglese]. Se Andrei non è nella vostra lista di quotidiane letture necessarie, dovresti aggiungerlo).