Il Super Io del consumatore incallito

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  1. Tonguessy ha detto:

    Un po' di storia: fu Laplace, a cavallo tra '700 e '800 a dichiarare che "Dio non è più un'ipotesi necessaria". Nietzsche confermò la cosa proprio quando il Dio Mercato aveva ormai creato l'era industriale. Non si capisce quindi quale Dio (o Demiurgo, poco importa) sia morto e di che morte.

    Le stesse osservazioni si possono fare relativamente a Super-io e Censore. Non si capisce per quale motivi non sia considerato proibito, ad esempio, andare a combattere in Afganistan, mentre è considerato lecito anzi "figo" comprarsi un fuoristrada che è un'offesa per i medievali centri cittadini italiani.

    La risposta credo sia abbastanza semplice: non eiste nè un Dio nè un Super-io "oggettivo", ma sono tutte costruzioni sociali. Se ad un certo punto la società (termine tanto vago quanto scontato) decide che il Dio del Vaticano debba cedere il passo al Dio Mercato, beh, tanti auguri al nuovo arrivato che detronizza il predecessore. Stessa sorte capita al nuovo Super-io del SUV che, grazie all'intercessione della macchina "educativa" (o propagandistica, fate un po' voi) sociale prende il posto del vecchio Super-io (quello dell'autorepressione dell'ottocentesco padre di famiglia).

    Le due funzioni (Dio e Super-io) sono esattamente le stesse. Le applicazioni, a causa dei cambiamenti avvenuti, enormemente differenti.Oggi abbiamo un Dio tecnologico che ci presenta una virtualità enormemente diversa dalla virtualità biblica. E così il Super-io del nuovo millennio non censura l'occhiata per una bella donna ma censura l'incapacita a "farcela". Il compito che ci impone il nuovo Super-io non è tanto tenere a bada la nostra sessualità, quanto tenere sotto scacco la nostra modestia. Se fino a poco tempo fa la povertà era cosa comune di cui nessuno si vergognava, oggi invece (grazie all'etica protestante importata dagli USA) ci si vergogna.

    Tutto questo ci porta a parlare dell'Es, o dell'inconscio e dei meccanismi che ne regolano il funzionamento. Meccanismi che ogni pubblicitario che voglia far primeggiare il proprio sponsor (sia esso il futuro presidente USA o la bevanda che sfonda) deve conoscere alla perfezione.

    E qui si è chiuso il cerchio.

  2. stefano.dandrea ha detto:

    Caro Tonguessy,

    hai scritto un secondo articolo, bello come il primo

  3. aldo smareglia ha detto:

    Sono d'accordo con Stefano, entrambi ottimi articoli.

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