La pensione di Amato

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  1. Vincenzo Carusi ha detto:

    Si dice ormai da più parti che il problema principe di questo paese è la sua rinnovata incapacità di indignarsi. Questo è senz'altro vero e l'indifferenza con la quale la maggioranza dei cittadini accoglierebbe, se solo se ne parlasse, una notizia come quella della pensione di Amato, turba anche me che, quanto meno, mi indigno. 
    Ma mi chiedo cosa mai si possa fare, o meglio cosa mai possano fare più per farci indignare. Servirebbe una riprogrammazione del dna stesso del popolo, una specie di lavaggio del cervello collettivo, una "sei giorni" intensiva di Corso di Partecipazione Civica.
    Temo comunque che non basti nemmeno questo. A noi pare star benissimo che a rappresentarci siano, in ordine di carica: un ex comunista che concordava coi carri armati repressivi di una rivolta e che ora considera i bombardamenti in Libia come "lo sbocco inevitabile" della missione; un avvocatucolo di provincia che pare avesse a che fare, anche solo indirettamente, con famiglie onorabili; un ex fascista e un indefinibile fac(fuck?)totum di reati anche solo morali.
    A noi sta bene che, come dici tu, sia un colonialista come Marchionne a tener lezioni di diritto del lavoro in un paese che per metà ritiene che sia peccato lasciar suonare i cantanti al concerto del 1 maggio perché in contemporanea viene santificato un papa. Sta benissimo che sia Emma Marcegaglia a cinguettare le sue lodi all'industria e a dar consigli al governo su come battere le morti bianche. 
    Potrei anche non finire più, quindi chiudo così questa geremiade. Però, a pensarci bene, a me quelli come Amato fanno schifo. 

  2. Tonguessy ha detto:

    Grande articolo. Tutta la politica del grande centro (destra e sinistra) ruota attorno a questo valore: rendere partecipi i cittadini/elettori dell'inultilità del cambiamento. Solo così potranno continuare a incassare le loro scandalose prebende mentre noi ci arabattiamo con le briciole. Fateci caso: destra è sinistra perchè quest'ultima ha completamente rinnegato il senso storico della propria esistenza, che è tentare di ridurre le disparità di accesso alle risorse. Se invece i dati dmostrano il contrario ed Amato ed i suoi sodali continuano a percepire quanto spettante per gli straordinari servizi resi alle elites,  significa che la sinistra è morta. Non i suoi ideali, però. Si tratta di raccoglierli e metterli a fuoco anteponendo il servizio reso alla comunità alle proprie personali carriere. Chi avrà il coraggio di farlo?

  3. Andrea.Mensa ha detto:

    non credo che abbiamo perso la capacità di indignarci…..

    ci indignamo ancora….. ma poi basta così.

    nulla segue nella sostanza, l'indignazione….. siamo un popolo di indignati, che però si guardano bene dal muovere il culo.

    purtroppo è la sindrome della scimmietta che si fa catturare per non lasciare il pugnetto di riso.

    ci hanno dato delle briciole….. l'appartamento in proprietà (magari con un mutuo trentennale per cui lo si paga 3 volte), l'automobile ….. il telefonino…. sarà l'ultima cosa che lascieremo andare….. la paura di perdere queste cose, ci impedisce di agire….

    per cui ci indignamo…… e basta……. che vergogna!!!

  4. Vincenzo Carusi ha detto:

    Mah, sappiamo indignarci, dici? Non mi pare, o meglio non tutti. Sta dilagando il numero di persone che conosco e che non si scandalizzano di nulla, e non parlo di bunga bunga o altre amenità del genere. Parlo dello stipendio di Marchionne, delle sue roboanti frasi da White Man che sopporta il "burden" chiamato "lavoratori", delle idiozie di Emma che adopera un imprenditore suicida per dimostrare che anche loro soffrono (appunto loro, non lei). Parlo dello schifo di cui si compone il parlamento e  che viene giudicato come un normale momento storico, invece che come una catastrofe culturale, sociale e politica. 
    Non mi pare proprio che sappiamo indignarci. Certo, chi ci riesce dovrebbe fare qualcosa, ma questo qualcosa o lo si valuta per ciò che ciascuno è in grado di sostenere nel suo piccolo (onestà sul lavoro, impegno, solidarietà ecc…) oppure ha un solo altro nome: rivoluzione armata. Ma chi, oltre ai corpi speciali delle forze armate, sarebbe in grado di sostenerla senza rischiare di perdere la guerra?

  5. stefano.dandrea ha detto:

    Caro Andrea,

    mi sembra che Vincenzo colga nel segno.

    Anche coloro che sostengono "so' tutti uguali", nel fondo, li giustificano e danno per scontato che se essi stessero al posto dei politici (o dei grandi imprenditori) si comporterebbero nel medesimo modo in cui si comportano oggi politici e imprenditori.

    Che fare? Anche qui mi sembra che Vincenzo dica cose inoppugnabili.

    Bisognerebbe intanto raggruppare le forze. Ma il narcisismo domina anche tra i resistenti (oltre che tra politici e imprenditori). Credo che sarebbe difficile persino mettere d'accordo 30 curatori di blog per convincerli a tentare una iniziativa editoriale comune (non, bada bene, una iniziativa politica). Io per esempio ho molto apprezzato Giulietto Chiesa per come si sta spendendo per il progetto di Alternativa. Non posso dire lo stesso di Pallante e di Massimo Fini per Uniti e Diversi. Spero di sbagliarmi; staremo a vedere.

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