Piccole riflessioni sulla questione catalana

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Una risposta

  1. mirko ha detto:

    Sempre che la questione fosse l’indipendenza e non, piuttosto, il diritto di voto dei cittadini. Si continua a leggere la “superficie”, ciò che appare e che i media veicolano, ma la sostanza potrebbe essere ben diversa! Certo, si può continuare a pensare che tutto accada per caso, per errore, che i “decisori” siano incompetenti, ingenui e, occasionalmente, singolarmente truffaldini, ma basterebbe dimostrar loro un briciolo di rispetto e considerazione per vedere sorgere spontaneo un dubbio: stanno seguendo un disegno, forse? Sanno quel che fanno e non è quel che sembra? Il caso catalano è quasi trasparente, in questo senso, grazie anche a un parziale fallimento: si è imbastito un voto in modo provocatorio, un voto sentito da parte della popolazione, ma da una parte esigua, non in grado di prevalere, e quindi sarebbe bastato farlo esprimere per spegnere ogni possibile principio di incendio e, invece, lo si è contrastato con forza, mettendo in discussione il principio del “votare”: se un “potere superiore” non vuole che il popolo esprima una opinione, il popolo deve tacere. Tale opinione gira già da un po’ per il mondo, e in Europa in particolare: chi non è “competente” non ha diritto ad esprimersi, che è già uno schiaffo alla democrazia, ma quando a stabilire le competenze sono gli stessi che pretendono di decidere si scivola rapidamente nella tirannide.
    I catalani hanno deciso di votare, anche chi non era per il “si”, perché votare è un diritto inderogabile e hanno votato. E’ questo, io credo, ciò che che è accaduto e che non è stato gradito. L’esito del referendum è un aspetto secondario. Certo: potrebbe essere il pretesto per altri “esperimenti”…

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