Mission impossible

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Nessuna risposta

  1. stefano.dandrea ha detto:

    Caro Andrea,

    puoi postare come commento le osservazioni che mi hai inviato via email? Mi piacerebbe discutere intorno a questi temi.

    Tieni conto che per circa dieci giorni mi avvarrò di un internet point al massimo una volta al giorno. Perciò la discussione sarà lenta.

  2. buzz ha detto:

    E da tempo che sostengo che questi temi – uscita dall'euro, annullamento del debito (basta uscire dall'euro e svalutare in realtà), nazionalizzazioni, uscita dall'europa – saranno i cavalli di battaglia di un potenziale aggregato politico a vocazione securitaria e xenofoba.
    Potrebbero anche a buon diritto essere punti di un programma di una forza di sinistra, ma non lo saranno perché non c'è un substrato ideologico forte. Il populismo e il nazionalismo, viceversa, hanno sempre buona presa, in periodi di crisi.
     
    Gran bell'articolo, comunque.

  3. Frugale ha detto:

    Ottimo articolo

  4. stefano.dandrea ha detto:

    Posto alcune osservazioni che Andrea Mensa ha inviato via email:

    Osservazioni

    Per dirla con le parole del Ministero dell’Economia: «Il debito pubblico è pari al valore nominale di tutte le passività lorde consolidate delle amministrazioni pubbliche (amministrazioni centrali, enti locali e istituti previdenziali pubblici). Il debito è costituito da biglietti, monete e depositi, titoli diversi dalle azioni – esclusi gli strumenti finanziari derivati – e prestiti, secondo le definizioni del SEC 95». (2)”

     

    Inizia a definire il debito pubblico, e mi sta bene, ma poi passa a definire il debito, in generale.

    Se quando parla di depositi, monete, ecc… parla degli attivi ovvero , calcolando il debito netto, cosa c’è da sottrarre, essendo disponibilità immediata sono d’accordo, altrimenti no.

    Come se io volessi sapere qual è il mio debito netto, dovrei considerare, ad esempio il capitale residuo del mio mutuo immobiliare, ma sottrarre ad esso l’ammontare del mio conto corrente.

     

    Nella parte “passiva” del debito pubblico finiscono quindi tutti i titoli di tale debito in mano a entità non controllate al 100% dallo stato, oltre ad una fetta di debito potenziale, costituito dalle garanzie date su altri debiti contratti da entità non statali. Debito che quindi emergerebbe solo nel caso che il titolare non onorasse tali debiti.

     

     

    . C'è poi un altro fattore ostativo a questa fantomatica"crescita", la composizione anagrafica della forza lavoro italiana, sempre più anziana, per cui, o si fanno affluire frotte di migranti, o si allunga l'eta lavorativa a 80 anni, o un mix di tutte e due le cose.”

    E perché non approfittare della enorme disoccupazione giovanile ?

     

     

    “Se il debito di uno Stato aumenta è perché evidentemente esso non ha altre risorse per coprire l’accresciuta spesa pubblica, dato le sue entrate sono inferiori alle uscite.”

     

    Questa frase mi è particolarmente antipatica perché pur formalmente corretta, induce un pensiero errato.

    Sembra quasi che questo sbilanciamento tra entrate e uscite sia voluto da una potenza extraterrestre, e non dai governanti liberamente eletti.

     


    L’enorme debito pubblico italiano è nei portafogli di  banche, assicurazioni ed altre istituzioni finanziarie estere per l’86,34 per cento,contro il 13,66 per cento in mano alle famiglie”.

     

     

    Questa è una verità apparente.

     

    Se un fondo monetario o obbligazionario acquista dei titoli, è vero ch ene è lui il titolare, ma i soldi sono quelli dei clienti che hanno le quote del fondo.

    Anche le banche, ch acquistano titoli con i loro “mezzi propri”, hanno dei proprietari, e quindi, se formalmente il titolare del titolo è la banca, i soldi sono dei proprietari, ovvero degli azionisti, a cui, guarda caso, vanno gli utili sotto forma di dividendi.

     

    Su tutto il discorso successivo, mi rifaccio a quanto già scrissi, e continuo a sostenere.

    Il debito pubblico è stato creato non facendo pagare tasse ad alcune persone ( fisiche o giuridiche) o almeno non facendole pagare in quantità sufficiente a pareggiare il bilancio.

    Se da questo è stato privilegiato qualcuno , questi sono i redditi maggiori, ovvero quelli ch avrebbero potuto benissimo vivere anche pagando di più.

    Questi soldi “non pagati” da una parte hanno creato il debito pubblico, dall’altra notevoli ricchezze.

    La cosa è quindi semplice, per pareggiare i conti, invece di un prelievo indiscriminato e a pioggia, il prelievo va fatto mirato, ed il criterio è quello sopra.

    Non andando ad intaccare le risorse di spesa, ci sarebbe anche il vantaggio di non penalizzare i consumi, ma al massimo, le rendite finanziarie, che mi pare, siano più un danno che un vantaggio.

     

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