Si avvicina la nuova crisi globale

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  1. Eugenio Orso ha detto:

    In particolare, l’accelerazione dell’autovalorizzazione del capitale, concentrata nel periodo breve grazie all’uso di strumenti finanziari e di supporti informatici – dopo la caduta del saggio di profitto dal 1960 al 1980, che ha segnato uno storico punto di svolta e la “crisi” del capitale industriale – entra in aperto conflitto, come mai è accaduto nelle società della crescita che si sono succedute dal 1500 ad oggi, con i tempi geologici richiesti per la ricostituzione di risorse naturali ed energetiche, indispensabili a questo livello di sviluppo, che non a caso si definiscono “risorse non rinnovabili”.
    La dimensione finanziaria, capace di generare rendite illimitate e di sopravanzare di decine di volte i volumi del P.I.L. mondiale, ha offerto una miriade di strumenti per quella “moltiplicazione dei pani e dei pesci” che è la risultante della Creazione del Valore azionario, finanziario e borsistico nel breve termine, ma per assicurare questo risultato non si è limitata ad intercettare il valore prodotto in uscita, ma ha sussunto completamente la produzione, e quindi il capitale industriale.
    L’espressione che può sintetizzare questo nuovo processo di produzione della ricchezza, partendo dal Marx de Il Capitale, è la seguente: D – [d – m –d’] – D’’.
    La produzione del capitale finanziario derivato, come si nota nell’espressione generale proposta, contiene la formula del capitale [industriale] marxiana, e l’ultima D, quella cruciale con doppio apice, mostra come l’autovalorizzazione del “capitale anticipato” in tale caso dipende sia dall’effetto finanziario [aumento delle quotazioni di borsa, reenginering e vendita di organismi produttivi attraverso la cessione di pacchetti azionari, incasso di dividendi, operazioni speculative sui titoli attraverso compravendite nel breve o l’uso di prodotti derivati] sia dall’estorsione classica del plusvalore, che però è sussunta, anzi, addirittura immersa nel nuovo processo di Creazione del Valore.
    Un valore creato che alimenta la rendita finanziaria e si rende disponibile, dopo la realizzazione, per nuove accumulazioni nel breve, con ulteriori incrementi della rendita finanziaria.
    Quello che conta non è neppure la ricerca del più basso costo di produzione, se la produzione in sé non è più un fine, ma è il diktat finanziario dei Mercati e degli Investitori, che sono i primi beneficiari di questa autovalorizzazione.
    Se il plusvalore, per il Marx del capitale industriale, inteso quale «valorizzazione del valore capitale anticipato C, si rappresenta in primo luogo come eccedenza del valore del prodotto sulla somma dei valori degli elementi della sua produzione.» [Karl Marx, Il Capitale, Libro I, Sezione Terza: La produzione del plusvalore assoluto, Capitolo VII: Il saggio di plusvalore], ed è rappresentabile come C’ = (c + v) + p, con C’ il capitale originario trasformato, c il capitale costante, v il capitale variabile e p il plusvalore, in relazione alla trasformazione del capitale finanziario derivato vale la seguente espressione: C’’fd = Cfd + [(c + v) + p] + f, dove Cfd è il capitale finanziario originario disponibile per le speculazioni, la parte centrale è quella relativa al capitale industriale anticipato marxiano accresciuto dal plusvalore [c’, questa volta in minuscolo], mentre f è il guadagno finanziario che alimenta [assieme a p, il tradizionale plusvalore] l’accresciuto C’’fd.
     
    Da un mio saggio, in cui tratto il passaggio dal capitale produttivo/ industriale di Marx al "capitale finanziario derivato" e dalla semplice estorsione del plusvalore alla creazione del valore azionario, finanziario e borsistico. Ciò potrebbe spiegare l'aumento del prezzo dei prodotti alimentari, le varie "bolle", fra le quali quella alimentare, e molte altre sciagure.
     
    Saluti
     
    Eugenio Orso
     
     

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