Italia ed Europa, un destino comune

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  1. Giuseppe ha detto:

    Vabbè, parecchie chiacchiere per non dire niente. Tutti quelli che si riempiono la bocca di questa patria europea, di questa identità europea che non può far altro che esaltare l'identità Italiana tramite la sua dissoluzione, non spiegano mai in termini pratici come possa essere attuata una cosa del genere. Per me, questi concetti continuano ad essere semplici esercizi di neo-lingua, ed il discorso è sempre lo stesso: per diventare più Italiani dobbiamo smetterla di essere Italiani.
    Non vedo come, impegnarsi per far regredire la nostra nazione ad una espressione geografica, possa risollevare le sorti della Nazione stessa. Qualcuno me lo spiega gentilmente in modo pratico una volta per tutte? Altrimenti, così tanto per spenderci in neo-lingua, anche io potrei affermare con tanti giri di parole che per rendere effettiva una vera identità europea, bisognerebbe dissolvere l'entità statuale di un'ipotetica nazione Europa, nella più ampia e potente Eurasia; tanto, scava e scava, un retaggio comune lo troviamo anche coi giapponesi e i tibetani, non solo coi tedeschi.

  2. Lorenzo ha detto:

    Leggendo queste scemenze si capisce perché la sinistra ha cessato di esistere.
     
    L’unica idea sensata è quella attinente alla nascita dell’unione europea in coda all’impero statunitense.
     
    A tal proposito bisogna ancora aggiungere qualcosa che viene dimenticato da tutti gli articolisti che criticano l’attuale mostro europeo: nel Novecento ci sono state non una ma tre idee di Europa unita, una per ciascun progetto egemonico portato avanti da una superpotenza essente o in fieri. La CEE a sovranità americana, il Comecon a sovranità sovietica, e il "grande spazio" perseguito dalla Germania nazionalsocialista. Nella storia le unioni di stati già formati ed aventi una lunga storia alle spalle sono sempre frutto di conquista.
     
    Nella seconda parte, quella propositiva, si passa alle risate, non solo in rapporto ai contenuti, ma allo stile, con questo tono aulico che trascorre amabilmente fra reminiscenze storiche accuratamente selezionate, vagheggiamenti culturali ed ambizioni scollegate dalla realtà. In un momento atorico in cui si delineano le linee di demarcazione dei prossimi conflitti mondiali, e lo sfascio interno del sistema comincia ad incrinarne la macrostabilità, questi sognano la fine della politica e il reggimento etico del mondo… eh già, l’Anticristo liberista si rovescerà nell’avvento della Parusia.
     
    Come si fa un “lavoro di lunga durata sulle coscienze” se i media, unico strumento di manipolazione degli umori del gregge, sono saldamente in mano al regime? Dove mai si è vista esistere una “libera volontà popolare”, oltre che nei florilegi degli scribacchini da redazione o da università? La sinistra (quella vera) fino agli anni settanta-ottanta ragionava in termini di guerra civile rivoluzionaria, di dittatura del proletariato, di intellettuali organici.
     
    Quanto è caduta in basso…

  3. stefano.dandrea ha detto:

    I due storici stranieri presi come punti di riferimento, salvo che siano stati mal interpetati dal gruppo Clarissa, narrano una storia parzialissima. Non tengono conto del fatto che durante gli anni cinquanta, nel pieno della guerra fredda, il 90% delle leggi italiane furono approvate all'unanimità; che tra gli anni sessanta e gli anni settanta furono approvate al'unanimità o al massimo con l'astensione del pci che pretendeva di più le leggi che introducevano la riforme del fisco, il sistema pensionistico retributivo, il sistema sanitario nazionale, l'equo canone, lo statuto dei lavoratori. Dimenticano anche l'unità delle forze politiche contro il terrorismo rosso e nero (salvo quello legato ai servizi segreti, ovviamente). Dimenticano i trasferimenti ordinari e straordinari volti a creare coesione sociale dal nord al sud (che poi siano stati usati male, da imprenditori del nord e da politici del sud, è un'altra cosa). Dimenticano il sistema delle partecipazioni statali, che a lungo fu volano di uno sviluppo con ottimi risultati. Insomma, l'analisi muove da una "storia lagnosa" sulla quale ho già scritto un articolo e al quale rinvio i lettori che fossero interessati.

    Dalla storia lagnosa, ossia da una storia narrata da depressi non può nascere alcuna proposta politica sensata.

    In secondo luogo, l'analisi muove dalla idea, che è soltanto un desiderio dell'Europa come potenza politico-militare autonoma. Ma l'Europa non esiste e non è mai esistita. Una (unica) potenza politico militare autonoma presuppone uno stato europeo federale, che non è mai esistito e non è stato nemmeno perseguito. Segue che moltissime frasi sono prive di senso: "La comune perdita di indipendenza ed autonomia dell'Italia e dell'Europa, a seguito degli esiti della Seconda Guerra mondiale"; "la disgregazione dell'Europa"; "Il destino storico dell'Italia è collegato all'Europa almeno dal Quattrocento"; ecc. ecc..

    Si ragiona come se l'Europa esistesse o sia esistita e non sia stata, invece, soltanto un'area geografica con una storia comune nel senso che i regnanti degli stati europei si alleavano con matrimoni e si scontravano con guerre.

    La verità è che, come ha osservato Lorenzo, l'esperienza storica ci mostra che stati nazionali formati e con una storia sono stati unificati in un unico stato soltanto grazie a conquiste militari.

    La verità è che se qualche folle tentasse un "golpe", costituendo un'europa federale, scatenerebbe guerre di secessione e civili che durerebbero anche un cinquantennio o un secolo! Le "buone intenzioni" sovente conducono all'inferno.

    Le proposte per creare lo stato federale europeo (e un secolo di guerre civili e di secessione) fanno poi ridere i polli.

    Che in Italia ci sia qualcuno che possa scrivere queste sciocchezze è dovuto soltanto al fatto che, a forza di narrare la storia lagnosa, si è generato un desiderio diffuso, un po' inconsapevole un po' celato, di commissariamento. Chi può credere che la Germania si lasci obbligare a partecipare a una guerra insensata, come quella contro la libia, perché una eventuame maggioranza, francese, spagnola e italiana è favorevole all'intervento? Come si fa a credere che il popolo tedesco o quello francese o quello olandese vogliano, in base a una decisione di maggioranza, perdere il proprio ministro degli esteri per uno “comune” il quale possa decidere di inviare in guerra cittadini tedeschi, francesi o olandesi?

    L'unità o unificazione nelle quali spera Clarissa si realizza in un solo modo: con la conquista militare. Quando Clarissa riconosce l'inidoneità di processi politici coglie nel vero. Quando, anziché ammettere che sarebbe necessaria una guerra, crede utile agire sulle coscienze con "informazione, formazione, educazione" fa davvero ridere o piangere.

  4. Luciano Fuschini ha detto:

    Anche gli Stati Nazionali sono nati da guerre di conquista, nessuno escluso, e ora le tendenze centrifughe riemergono. La crisi economica e finanziaria, la crisi di civiltà, lo sconvolgimento demografico prodotto dalle migrazioni, stanno creando le premesse per ridisegnare un'Europa molto diversa da come la conosciamo. L'obiettivo da porsi è uscire dalla sudditanza agli USA e dalla NATO, facendo di questa parola d'ordine il tema unificante dei movimenti che avranno un respiro continentale.

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