Scuola, covid e diritto allo studio

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2 risposte

  1. Merlo ha detto:

    Il diritto allo studio è una parola grossa. Va garantito fino all’Università,senza artifizi retorici di propaganda classista o di casta,sia di destra che di sinistra. L’industria delle auto è uno dei nemici principali della vera uguaglianza nella nostra nazione,insieme alle caste dei liberi professionisti. Attraverso l’economia di mercato ,si infiltrano nella politica,che diventa lo scudo dei loro interessi,mantenendo alto il livello della disparità sociale. Attraverso le loro pubblicità inquinano l’etere di nuovi diritti o parole come l’uguaglianza di genere e lasciano,nello stesso tempo,una marea di povertà e disuguaglianze alle spalle,che poi diventa “mondiale”,non più nazionale. La questione del virus ha fatto emergere o incentivato infatti l’utilizzo di nuove parole sui media e dipinte in un contesto non più nazionale,ma relativa al pianeta per intero. Così era scritto sui mezzi televisivi o sui giornali. Un modo per distrarsi dai problemi interni,spostando il baricentro altrove. Ma come noi sappiamo,soltanto lo Stato può garantire quei diritti fondamentali,che stanno alla base della società.

  2. Merlo ha detto:

    La tassazione progressiva non può che essere uno degli strumenti fondamentali per combattere questa guerra. Se ne deve diffondere l’idea il più possibile. Ora che persino in Russia,attraverso il referendum,si è espressa l’idea di abbandonare la flat tax,in quanto Putin vorrebbe apparire più populista e riguadagnare popolarità tra gli strati più bassi,se pure con metodi risibili(è troppo poco) e nulle finalità, forse soltanto propagandistiche,avvantaggiare in Italia sempre i più agiati con politiche fiscali come la Flat Tax è inammissibile(cosa farebbero quelli della Lega quando non potranno più dire “l’hanno fatto in Russia”?).

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