Dobbiamo fermare l'ESM? O dobbiamo disinteressarcene?

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  1. illupodeicieli ha detto:

    C'è anche da dire che è stata dichiarata la volontà di svendere ciò che ancora è vendibile, come aziende pubbliche o far entrare nuovi soci nelle banche obbligando le fondazioni a "uscirne". Il punto è che il disinteresse è orchestrato da bravi giornalisti : è sufficiente assistere a un qualunque "ballarò" o stare in una "piazza pulita" per capire come il corso obbligato del pensiero porti a conclusioni in linea con quelle del governo in carica. Ed è per questo che nessuno sa di ESM, ancor meno del furto delle tesorerie, niente di niente su MMT, nè delle proposte fatte a suo tempo da Blondet o quelle più recenti di Gustavo Piga. Per loro, i giornalisti, è sufficiente parlare di evasione fiscale , a senso unico ovviamente, per apparire trasgressivi e aggiornati, invitando logicamente personaggi politici .

  2. Lorenzo ha detto:

    Vedo che io e te, caro Stefano, abbiamo idee simili anche se le esprimiamo in maniera diversa. Mi fa ridere l’estremismo parolaio di quanti chiedono a gran voce l’uscita dall’euro e dalla UE, ma si ritraggono orripilati dinanzi all’idea del collasso economico e del conflitto. Come saprai ho postato alcuni interventi in proposito sul sito gemello (o ex-gemello) di “Rivoluzione democratica”.
     
    L’ordine mondiale si identifica ormai col neoliberalismo e la dittatura dell’alta finanza, sempre più pericolante. Come pensare che l’intero edificio possa sgretolarsi per via pacifica? Come figurarsi, rimanendo al nostro piccolo, che un singolo Paese come l’Italia possa sottrarsi all’abbraccio del mostro senza ritrovarsi almeno per un certo periodo in una situazione ben più grave di quella greca attuale? Quali sarebbero le reazioni della dittatura finanziaria all’annuncio d’un ripudio sovrano del debito, controparte indispensabile dell’uscita dall’euro?
     
    Segnalo questo interessante articolo per chi legga il tedesco:
     
    http://www.nachdenkseiten.de/?p=12355
     
    Vi si analizzano le gigantesche contraddizioni in cui sguazzano i partiti della sinistra greca, in crescita vertiginosa di voti, ma incapaci di formulare un  qualsiasi programma coerente perché assolutamente refrattari ad invocare le misure che sarebbero necessarie per rompere coll’UE e colla dittatura dell’alta finanza: economia di guerra, legge marziale, terrore rivoluzionario.
     
    I comunisti perseverano a chiedere l’uscita dall’euro, senza dire una parola su come gestirebbero la situazione che ne risulterebbe; fino a qualche tempo fa vagheggiavano di investimenti russi e cinesi in sostituzione di quelli UE: “ma da quando i sindacati greci del porto del Pireo hanno sperimentato il ‘partenariato sociale’ degl’investitori cinesi (l’azienda pubblica Cosco), sull’alba cinese non si è più sentita volare una mosca”.
     
    Gli altri partiti di sinistra mentre tuonano fuoco e fiamme sui partiti al governo si preparano sottobanco a formare una grande coalizione coi medesimi nel caso che i due partiti principali (stante il fatto che i c.d. socialisti sono crollati dal 48 al 7 %) non riescano ad avere la maggioranza alle elezioni di aprile. Tant’è la sinistra in Grecia.
     
    La verità è che il popolo a cui ti appelli ha i governanti che si merita e che continua ad eleggere elezione dopo elezione. E’ un’intera civiltà allo sfascio, rosa dall’atomismo e dal consumismo, che cerca di ritardare il suo tracollo a forza di falsi in bilancio (rinominati finanza creativa). In un mondo in cui tutti pensano solo a mettersi soldi in tasca allo scopo di perseverare nel consumismo più stucchevole, l’unica distinzione rimasta in piedi è quella tra chi frega e chi rimane fregato; quest’ultimi avendo solo interesse a saltare la barricata e non a cambiare le regole del gioco.
     
    Com’era accaduto oltre due millenni or sono in Grecia, un secolo di benessere e di democrazia è stato sufficiente a devastare fondamenta di civiltà millennarie.
     
    E un’altra verità è la differenza di atteggiamento e di lucidità che constato fra le estreme dello schieramento politico: mentre a destra si chiamava la globalizzazione col suo nome già venti e trenta anni fa, a sinistra si comincia adesso, appena appena, nei suoi esponenti più radicali e spregiudicati, ad arrendersi all’evidenza dei fatti. E mentre oggi, a destra, non ci si fa mistero dell’abisso in cui stiamo sprofondando, del futuro di sofferenza che ci aspetta e delle misure radicali che andrebbero adottate per risollevarsi, a sinistra si persevera coi pannicelli caldi dei diritti umani e del benessere garantito al popolo (a questo popolo!!).
     
    Diceva bene de Maistre: “il rimedio del disordine sarà il dolore”.
     
    Io credo che la strada di una rigenerazione attraverso il collasso economico e la guerra civile e meno civile, se non è da escludere interamente, sia quella di gran lunga più favorevole tra le ipotesi che si prospettano. Ma questo forse è un altro tema.
     

  3. Lorenzo ha detto:

    Scusate se vado parzialmente fuori tema… un bell'apologo ai fasti della globalizzazione. Congratulazioni a chi l'ha sostenuta per tanti anni.
     
    http://www.corriere.it/cultura/12_febbraio_28/di-vico-nesi-le-nostre-vite-senza-ieri_d175b2d0-620e-11e1-9e7f-339fb1d47269.shtml

  4. Granduro ha detto:

    Concordo anche io, senza evento traumatico non si va da nessuna parte.
     
    a Lorenzo
    Senza pudore la recensione del Corriere al libro di Nesi.   

  5. Lorenzo ha detto:

    Perché senza pudore?

  6. Granduro ha detto:

    Il Corriere ce l'ha menata con la globalizzazione ed i Bocconiani per anni. Mentre adesso la recensione per come è impostata mi sembra abbastanza critica ed amara. Senza pudore in quanto incoerenti, a mio avviso.
    "Staranno pure salvando l'Italia ma lui fin quando vede le aziende chiudere non ci crede."

  7. Lorenzo ha detto:

    Questa è una società in cui le idee valgono per il tempo che servono a far quattrini, e poi si cambia imposizione mediatica. La globalizzazione è andata, i burattinai si sono riempiti le tasche e adesso che i giochi son fatti si può allentare un po' la catena ai pennivendoli del Corriere e far cadere qualche lacrima di coccodrillo per le devastazioni consumate.  
     
    Tanto più che anche i padroni del vapore cominciano ad avere paura, e la paura fa riscoprire un po' di umanità.

  8. stefano.dandrea ha detto:

    Paura. La crisi è paura.

    Se è vero ciò che scrive Lorenzo, ossia che la paura fa riscoprire un po' d'umanità, forse anche una prolungata crisi, senza crollo, può sprigionare le migliori energie di un popolo.

    Se Lorenzo ha ragione, si deve essere un po' più fiduciosi.

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