La bussola si è persa

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  1. tania ha detto:

    Non si è persa nessuna bussola : la (mia)bussola è sempre la lotta di classe . E la forma che la lotta di classe deve assumere cambia specularmente con le trasformazioni del capitale . Se per Togliatti , nella sua democrazia progressiva , aveva indubbiamente un senso di lotta di classe rifarsi al concetto di patria/nazione , oggi non avrebbe più lo stesso senso perché la base sociale di riferimento è mutata : il corpo sociale degli sfruttati , rappresentato dai comunisti e i socialisti di allora , oggi non ha nemmeno cittadinanza e i nazionalisti ( anche quelli vestiti di rosso ) lo vorrebbero espellere ;  se il corpo sociale “nazionale” diventasse paradossalmente tutto borghese , va da se che gli ideali comunisti/anarchici/socialisti non avrebbero alcun senso in quella determinata nazione .  
    La bussola in realtà la perde chi ha sempre avuto a cuore più l’invenzione borghese del concetto di nazione piuttosto che la lotta di classe . Le categorie globalismo/cattivo antiglobalismo/buono non hanno senso : hanno certo senso per i nazionalisti , ma sono fuorvianti , per chi invece non ha perso la bussola , perchè focalizzano l’attenzione su un oggetto di per se neutro come la nazione .
    In ultimo non si capisce per quale misteriosa legge di natura non si possa arrivare a scrivere una Carta Costituzionale , sul modello di quella italiana ( e magari anche più avanzata ) , anche per l’Europa .
    Ovviamente questo discorso prescinde da un giudizio sui vari movimenti/micropartiti extraparlamentari e spero di non aver offeso nessuno .

  2. stefano.dandrea ha detto:

    Tania,

    su un punto siamo completamente d'accordo. La distinzione globalismo buono globalismo cattivo non ha alcun senso. Il globalismo, come ideologia volta a prom uovere la valorizzazione del capitale e a mettere i lavoratori dei paesi (un tempo) ricchi contro quelli dei lavoratori poveri e a consentire al capitale di andarsi a valorizzare dove vuole e di potersi muovere liberamente facendo venir meno all'improvviso denaro ai vari sistemi produttivi e a mettere gli stati in concorrenza tra loro è cattivo e basta.

    Ma se il globalismo – che è quello che ho definito e non altro – è cattivo, allora non resta che contrastarlo inserendo norme giuridiche che anziché promuoverlo lo impediscano e lo facciano recedere. E dove le vuoi inserire le nuove norme giuridiche se non negli ordinamenti nazionali?

    Sulla ipotesi di costituzione europea non ci siamo, invece. La Costituzione europea in che lingua verrebbe scritta? La maggior parte degli stati avrebbe una costituzione tradotta? E come fai ad imporre a tedeschi ed olandesi di finanziare, grazie all'unico sistema fiscale, le zone depresse dell'europa? Inoltre una costituzione come quella non la scrivi perché qualcuno lo desidera. Fu necessario combattere la seconda guerra mondiale e farlo dalla parte sbagliata; essere invasi da una potenza straniera; il tradimento Badiogliano; l'Italia divisa in due e un certo numero di persone che fecero la scelta giusta per salvare la patria. La costituzione europea non la hanno fatta dopo il 1945; figuriamoci se si può fare adesso.

    Una cosa io ho imparato da un po' di tempo a questa parte. La realtà npon è come io la desidero; le condizioni storiche non sono sempre quelle che desidererei per poter modificare la realtà; una mia proposta politica non deve necessariamente coincidere (e in genere non può coincidere) con la mia proposta ideale. Io ho l'impressione che a te manchi, quando rifletti, questo sano realismo. Naturalmente, visto che io non riesco a combinare nulla, tu mi dirai preferisco essere non realista. A questa obiezione non posso replicarti nulla. Solo ricordarti che hai deciso di non essere realista.

    E se otto stati, magari tra loro non confinanti sono favorevoli e altri e venti no che si fa? Si aspetta? Si conquistano gli altri militarmente? Come fai a dire che una costituzione come quella italiana potrebbe essere scritta per l'europa? Non vedi gli insuperabili ostacoli che si frappongono alla realizzazione della tua volontà?

    Infine il termine nazionalismo. I nazionalisti vogliono proiettare lo stato fuori dai confini e talvolta sono imperialisti. Poi ci sono quelli più pacifici che dicono che lo stato si proietta naturalmente e necessarianmente fuori dai confini. I sostenitori dello stato nazione, che si dichiarano patrioti e non nazionalisti, non hanno la volontà che il loro stato metta i piedi fuori dai confini. E se ad una considerazione realistica constatano questo "movimento naturale", faranno normalmente buon uso del potere statale. Insomma, non si può negare che gli stati, nella stipulazione dei trattati internazionali, facciano valere la loro forza; come fai tu, naturalmente, quando contratti per acquisti o vendite personali. Ma da questa considerazione realistica a definire tutti coloro che reputano che la società si organizza meglio e in modo più giusto se si sottrae ai vincoli globalisti ce ne vuole.

    Infine la lotta di classe. Questo concetto sorse quando la maggior parte delle persone viveva in condizioni brutali. Si credette che la storia era sempre stata lotta di classe. Eppure sarebbe bastato riflettere che per millenni vissero società schiavistiche, nelle quali gli schiavi, pur essendo maggioranza, non si ribellavano, e constatare che la storia narra di pochissime ribellioni degli schiavi, per concludere che "la storia non è sempre stata lotta di classe; e che per lunghi periodi, generalmente, non lo è". Nei paesi sviluppati, è almeno dalla fine degli anni settanta che la lotta di classe è scomparsa (salvo nei pensieri di minoranza che non hanno influoto sulla storia). Essa ricomparirà quando l'impoverimento sarà molto maggiore e generalizzato. Ma ricomparirà per scomparire appena il sistema ricreerà opportunità per molti. Ecco, ammettere questo significa essere realisti; non ammetterlo significa bendarsi gli occhi e fingere che la realtà coincide sempre con le nostre credenze o con i nostri desideri.

    Limitare le disuguaglianze; premiare il lavoro autonomo e subordinato; e punire le vincite da scommesse e le rendite; schierarsi a favore del capitale investito nella produzione di beni e servizi e far rendere sempre di meno il capitale finanziario, che guadagna con interessi e scommesse; organizzare la società in modo che il diritto alla casa costi poco e comunque in qualche modo sia riconosciuto a tutti; questo è un serio programma. Esso presuppone la sovranità dello stato nazione. Che lo stato possa governare e disciplinare la produzione e la distribuzione.

  3. Tonguessy ha detto:

    Credo occorra precisare che la dittatura degli economisti (o monetaristi, o Chicago Boys, fate voi) sia stata possibile grazie ad una meticolosa manovra a tenaglia: la stabilizzazione della destra come portatrice di benessere e di tutta la pletora di aggettivi positivissimi che accompagna i concetti di Modernità e Progresso (questo grazie a fattori non secondari come la transumanza totale dei giornalisti verso i pascoli del potere e la pubblicità-adesso spiegatemi la differenza tra i due) e il parallelo svuotamento della tensione epica ed etica che animava la sinistra fino a qualche decennio fa e che ha portato il PSI al craxismo ed il PCI al dalemismo e veltronismo, formule fuorvianti di atlantismo.

    La manovra a tenaglia è riuscita perfettamente e la bussola è stata truccata. Il Nord non è più Nord e la Sinistra non è più Sinistra. Tutto confluisce nel Grande centro del Pensiero Unico Monetarista. La speculazione ha preso il sopravvento, occorre incassare cash e servono fringe benefits e stock options per essere della partita.

    C'è da distinguere quindi tra sinistra storica e la sinistra attuale che nulla ha a che vedere con quella storica così come Nenni nulla ha a che spartire con Craxi.

    La prova del nove: è uscito proprio oggi sul blog di Grillo (ok non linciatemi) una dura intervista di Ivan Cicconi che riporta il pensiero di Luigi Preti -allora Presidente del PSDI (?!)-, che così apostrofava la nascente linea ad alta velocità:  “Fermate questa grande opera perché è una truffa con la quale spenderemo decine di migliaia di miliardi di vecchie lire che cadranno sulla testa dei nostri figli e dei nostri nipoti”. 

     

    http://www.beppegrillo.it/2012/03/passaparola_la_1/index.html#*ict1*

     

    Ecco, mi piacerebbe, per dirla alla Moretti, che qualcuno dicesse oggi in Parlamento qualcosa di sinistra. Non di sinistro, ma di sinistra. Perchè ricordo il repertorio della sinistra e oggi ormai sento solo repertori sinistri. Uguali a destra e a sinistra.

    A chi pensate possa giovare questa impossibile distinzione? 

  1. 13 Marzo 2012

    […] Fonte: http://www.appelloalpopolo.it/?p=6133 ShareTopics: Economia […]

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