La fobia della metafisica e lo stato

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4 Risposte

  1. francesco ha detto:

    Ringrazio per l’articolo è molto interessante. Aggiungo che Benedetto Croce non ebbe bisogno della pubblicazione dei “Quaderni Neri” per accorgersi di che pasta erano fatte le elucubrazioni di Heidegger. Nel 1934 recensisce sulla Critica la non ancora celebre “autoquadratura” o “autoaffermazione dell’università tedesca” : “un modo per prostituire la filosofia”.
    (per l’intero testo http://ojs.uniroma1.it/index.php/lacritica/article/view/8604/8586)
    Prostituisce la filosofia, la religione, l’arte, la cultura colui che le subordina alle attività pratiche (tra le quali si trovano la politica e l’economia).

  2. Paolo Di Remigio ha detto:

    Grazie dell’interessante segnalazione.

  3. Gianni ha detto:

    La questione del messianismo-capitalistico (il mercato come bene per la maggioranza degli umani), può essere interpretata come deterministica, soltanto se si pensa alla Storia come un oggetto dato davanti a me. Se io sto come agente dentro questo processo nella totalità, non posso neanche articolarla come “ad A segue B necessariamente, ecc.”. Agendo dentro questo processo ermeneuticamente ho un ideale sicuramente, che è quello che mi viene suggerito nella secolarizzazione dall’eredità, o meglio dalle eredità depositate dalla tradizione (che sono scelte storicamente condizionate) e sono legate alla nostra storicità (io preferisco vivere in Italia perchè sono italiano e mi piacciono gli spaghetti, e non in papuasia fino a che qualcuno non mi convince che dovrei farlo). C’è dunque un tessuto che non è necessariamente deterministico e in qualche senso messianico: c’è una promessa, qualcosa che mi si presenta come la possibilità giusta, quella buona, e io lì mi impegno. Vattimo, onorevolmente, al contrario di altri della sua generazione, si dice “comunista”, nel senso che non è l’adeguamento ad un verità o rivelata o data di tipo scientifico, ma come una collocazione esistenziale e umana all’interno di un presente storico. Il merito di Vattimo è quello di essere sì un postmoderno, ma non cinico e disincantato. Con lui sono solo in disaccordo sulla teoria della verità, in quanto, a mio parere, egli vede nella verità un pericolo. Vede nella rivendicazione di verità (morale, etica, ecc.), l’anticamera della pretesa autoritaria di imporla in maniera dispotica. Altri vedono nella verità non tanto una oggettualità cosale di fronte a loro, quanto piuttosto un processo dialettico dentro cui siamo interni, che ha come un “telos” infinito (questo è l’unico punto in cui darei ragione a Kant) che non va verso alcuna fine della Storia, ma va verso delle determinazioni sempre più ricche. Hegel non è un pensatore della fine della Storia, ma un pensatore che ritiene che il suo tempo storico avesse già maturato un livello migliore della variante Rousseauiana, di quella di Metternik, che di quella degli inglesi.

  4. Paolo Di Remigio ha detto:

    Caro Gianni, dobbiamo intenderci su più cose. “Millenarismo” è l’attesa del regno di Cristo sulla terra, che durerà mille anni prima della fine del mondo, e sarà abitato soltanto dai giusti; io usavo il termine come sinonimo di messianismo (da cui in effetti deriva concettualmente), cioè del rifiuto totale della realtà naturale e sociale, nella speranza di un suo rovesciamento imminente tramite un inviato divino. Nei vangeli il discorso delle beatitudini annuncia un regno di Dio inverso a quello attuale, ed è tipicamente messianico. Il termine non può quindi essere accostato a “determinismo” e tanto meno attribuito al capitalismo (che non attende il nuovo, ma vuole solo conservarsi), ma va attribuito ai movimenti politici (o religiosi) che vedono la realtà presente preda dell’errore e si slanciano verso un nuovo di cui si sentono tracce. Mentre il determinismo è una metafisica che esclude la casualità degli avvenimenti, quindi anche la libertà, e concepisce la realtà stretta in nessi causali necessari (nel marxismo il dibattito sul determinismo era tra chi credeva nell’avvicinarsi automatico dell’ora x della fine del capitalismo e chi sosteneva la necessità dell’azione rivoluzionaria perché si verificasse l’ora x: si tratta di due sfumature del messianismo), il messianismo concepisce la storia e i suoi sviluppi come un errare casuale in attesa che un messia li interrompa e li sostituisca con il nuovo regno. Come vedi, il comunismo è tipicamente messianico; lo è anche il fascismo (Hitler parla addirittura di “Reich millenario”) con il suo delirio dell'”uomo nuovo”. Il problema di questa mentalità è il fanatismo nichilista: se la realtà è sbagliata, neanche merita conoscerla, basta solo distruggerla per fare spazio al bene; di qui il rifiuto delle scienze e della tradizione. Tanta filosofia del Novecento, al seguito di Heidegger, ha preso questa strada. La sinistra attuale, che eredita da quella storica l’intolleranza del presente e l’ansia del nuovo, ha preso questa strada.Ma per questa strada la sinistra può fare leva sull’ignoranza per ignorare anche il proprio tradimento; da parte sua la filosofia non può che annullarsi: come suggerisce la sua stessa etimologia, essa è amore della scienza e, tramite la scienza, ricerca di ciò che, all’interno dell’esistente, è vero, nel senso che il soggetto e l’oggetto vi sono conciliati. La verità ha questo significato di conciliazione, riconoscimento tra soggetto e oggetto. La paura della verità, anche quella di Vattimo, nasconde sempre l’autocompiacimento del soggetto, il suo rifiuto ad abbracciare l’altro.

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