donne

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  1. stefano.dandrea ha detto:

    Caro Andrea,

    articolo molto bello.

    Io trovo nelle giovani donne, mediamente, una debolezza e una instabilità che non c'erano in quelle della precedente generazione, debolezza che è simmetrica a quella riscontrabile, pur essendo di diversa natura, nei giovani uomini, rispetto ai genitori e ai nonni. Per questa ragione non ho tutta la tua "fiducia" nelle donne moderne, quando svolgo un discorso generale, di carattere sociologico.

    Concepita come manifestazione delle donne che rivendicano la dignità e dicono "basta, le mignotte, che sono una minoranza, non devono più comparire in televisione", è una idea splendida e originale. Concepita anche soltanto minimamente come una manifestazione contro il premier, è una idea che mi lasciava perplesso, anche perché tra le principali colpe del premier c'è proprio quella di aver sbattuto continuamente sul grande schermo tante mignotte, come se fossero le donne.

    Da come tu l'hai raccontata e vissuta, la manifestazione è stata più una manifestazione per le donne, per la dignità, contro le mignotte e contro i media che utilizzano e promuovono le mignotte, che non una manifestazione contro il premier. Sono molto felice che le cose siano andate come hai raccontato tu.

    Grazie ancora per il bellissimo articolo

  2. Andrea.Mensa ha detto:

    @ stefano

    ti ringrazio per l'apprezzamento e mi scuso ancora se sono stato invadente e ho sconfinato dalmio ambito.

    credo che si capisca da quanto ho scritto ch euna forza prorompente mi è scaturita dall'intimo e ho voluto, dovuto esprimerla.

    non sono abituato a sentimenti forti, ma questa volta, mi è accaduto e non ho resistito all'impulso di trasmetterlo.

    l'articolo economico lo posterò in seguito, eventualmente in un giorno "buco" oppure settimana prossima.

    per ora, e fino a che l'emozione provata non si sarà sedata, lascio quello scusandomi ancora per il "cambio di programma"

  3. Tonguessy ha detto:

    "Come se fossimo esseri nati per lavorare, e non individui che lavorano per vivere.
    Individui che per quattro soldi in più dimenticano la casa, i figli, tornano stremati e si piazzano davanti al televisore per scordare le umiliazioni della giornata."

    Proprio per questi motivi non vedo differenze tra uomini e donne. Il tessuto sociale non è stato lacerato solo dalla volontà maschile, ammesso che si possa parlare di volontà alla fine della giornata così come l'hai descritta. Non è che la Santanchè, la Marcegaglia, la Rice, la Clinton o la Palin siano l'alternativa (a mio modesto avviso).

    Questo sessismo all'incontrario lo trovo un grave errore, scusa se te lo dico.

    Siamo (noi uomini e donne) stritolati da meccanismi che non abbiamo innescato. Siamo UGUALI. Gli uomini non sono peggio delle donne. Si adattano come le donne, se vuoi. Subiscono come le donne. E alla fine ci ribelliamo assieme (come in Tunisia o Egitto) o subiamo assieme, come in Italia.

    Non mi sento quindi di dover ringraziare le donne più di quanto le donne debbano ringraziare noi maschi. 

    Ci sono stati, ci sono e ci saranno incomprensioni e manipolazioni anche gravissime da entrambe le parti. Fa parte del gioco: noi abbiamo bisogno di loro quanto loro hanno bisogno di noi, e alle volte si scambia l'altrui necessità per potere nostro, inteso come abuso. Alle donne va quindi tributato il massimo del rispetto per ciò che fanno, quando lo fanno per la collettività, per ristabilire un tessuto sociale ormai necrotico. Esattamente come agli uomini che lavorano nella stessa direzione senza guadagnarci nulla a livello personale. Ad esempio scriviamo su questo sito, ci "perdiamo" le ore:  in quanto uomini siamo forse peggio di una velina sculettante in tv? 

    Detto questo hanno fatto benissimo a protestare. Evidentemente esiste ancora qualcosa che non ha prezzo e non conosce i saldi di fine stagione. Qualcosa che si chiama Dignità.

  4. a.mensa ha detto:

    @ Tonguessy  
    la tua osservazione è corretta se trascuri il retaggio storico.
    ancora le rivendicazioni del  '68 si scontrarono nella psiche di molti uomini che rivendicavano dignità e diritti sul posto di lavoro e opprimevano le loro donne a casa.
    la condizione femminile cominciò a cambiare ma con il reatggio storico dell'uomo esente dalle "faccende di casa" per cui alla donna che voleva affrancarsi spettava una doppia fatica lavorativa e come casalinga.
    ugualianza di fronte al peso della famiglia, ai compiti legati al puro andamento casalingo, è una cosa che emerge solo in alcuni giovani educati sin da piccoli alla non divisione dei compiti.
    ma ancora oggi , la maggior parte delle donne è discriminata.
    conosco la primaria di chirurgia di un ospedale vicino a casa mia e a sentirla raccontare le discriminazioni , gli abusi, le ingiustizie subite ti proietta nel medioevo.
    la conclusione è che in quell'ambito una donna deve esser brava, competente, aggiornata almeno il doppio del suo omologo maschio per fare la stessa carriera.
    e ci credo perchè ho avuto modo di vedere abbastanza da vicino quel mondo, e credimi, le discriminazioni sono ancora fortissime, e questo è solo uno dei tanti.
    ora, non ti pare naturale che una "metà del cielo" oppressa, repressa, caricata di molti più "doveri" dell'altra metà, se anche umiliata non trovi per prima il coraggio e la forza di ribellarsi ?
    ricorda che QUESTO mondo, questa società è stata modellata essenzialmente da uomini, a loro uso e consumo, e le donne sono state per tanto, troppo tempo la valvola di sfogo delle frustrazioni e umiliazioni maschili.
    ad accettare certi rapporti sociali, una simile iniqua distribuzione della ricchezza, sono stati essenzialmente uomini, che potevano comunque rivalere le proprie frustrazioni sulle compagne, le mogli tenute succubi del loro potere.
    e se tutto questo fosse solo storia, avresti forse ragione ad auspicare un "reset" e "restart" , ma guardati attorno e vedrai quanto di questo retaggio storico, ancora condiziona la vita di milioni di esseri.

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