Ma dove finiscono i soldi?

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  1. stefano.dandrea ha detto:

    Caro Andrea,

    articolo interessantissimo.

    Mi sembra che dimostri una delle ragioni (forse ve ne saranno anche altre) per le quali, se non si danno determinate condizioni, l'aumento della liquidità non provoca inflazione.

    Allora chiedo. Tutte le volte che la parte di liquidità che passa per i lavoratori e poi attraversi i dettaglianti ai produttoiri non viene reinvestita ma risparmiata dagli imprenditori l'inflazione non si verifica? L'inflazione, allora, manca anche nelle ipotesi in cui vi è un elevato acquisto dei beni di consumo contenuti nel paniere, al punto che la nuova liquidità è "risparmiata" in parte anche dai lavoratori (e per altra parte anche dai dettaglianti e dagli imprenditori?). E se il denaro immesso viene regalato ad alcune imprese, perché forzatamente lo investano all'estero? Anche in questo caso, se la moneta è una moneta di riserva internazionale non dovrebbe verificarsi inflazione. Sbaglio?

  2. Andrea.Mensa ha detto:

    non sbagli affatto…  tutte queste considerazioni riportano a quella che è la mia definizione di inflazione, e che mi sembra poi banalmente logica.

    se essa è misurata su un certo paniere, alla fine quel che interessa ai fini di tale calcolo sono proprio e solo i prezzi di quel paniere.

    e dato che ogni bene rientra con una media ponderata, ovvero variazione moltiplicato quantità stimate consumate, allora preponderanti diventano proprio quei beni di largo e comune uso e consumo.

    i prezzi di tali beni risentiranno ovviamente di quanto denaro è destinato al loro acquisto. è banale legge di mercato ch equando c'è più denaro che valore di merce, i prezzi salgano, prima che le produzioni vengano adeguate, e viceversa scendano quando l'offerta supera la domanda.

    determinare quanto denaro abbia tale destinazione può solo essere una verifica empirica, ma se si guarda alla composizione dei vari strati sociali, i consumi cambieranno in percentuale mano a mano che si sale nella scala sociale.

    il problema nasce quando, per le ragioni elencate, per alcune classi si scende sotto il livello del benessere.

    sono queste classi, che come hanno più disponibilità le riversano immediatamente su tali consumi, non certo quelle classi che non hanno problemi a soddisfare anche oltre al livello di necessità i loro bisogni.

    quindi , se il denaro "nuovo" resta a circolare nelle classi inferiori, si avrà tensioni sui prezzi deiu beni sensibili del paniere, se invece viene catturato velocemente dalle classi superiori, si avrà sempre e solo tendenze deflattive.

    ecco perchè è così importante analizzare A CHI va il denaro aggiuntivo immesso nel mercato…. ma anche a che velocità viene tolto dal mercato di tali beni e destinato a risparmio o qualsiasi altra destinazione che non sia l'acquisto dei beni sensibili.

  3. Andrea.Mensa ha detto:

    ecco anche perchè accade che i salari siano così importanti in quello che viene chiamato il ciclo inflattivo.

    se i salariati sono tenuti sotto la soglia di benessere, ogni loro possibilità aggiuntiva si riverserà immediatamente nei consumi dei beni sensibili.

    ora, non sto sostenendo ch ei salari debbeno esser mantenuti bassi per questa ragione, che è cosa è stato fatto da anni a questa parte per tenere bassa l'inflazione… i salari dovrebbero essere alti a sufficienza da MAI permettere che si scenda sotto quel livello minimo di benessere, solo così si avrà una stabilizzazione verso l'alto dei prezzi e relativa quantità di denaro in circolazione.

    aver ridotto in termini reali i salari ha avuto come conseguenza crisi da sovra produzione, cosa effettivamente verificata, ed un continuo allineamento verso il basso di queste due componenti.

    sino a che, come sta succedendo alle mensa dei poveri va anche chi ha un lavoro, ma tanto mal pagato che non gli consente di vivere…

    al di sotto di questa condizione, credo che l'unica via di uscita saranno purtroppo agitazioni sociali.

  4. stefano.dandrea ha detto:

    "il problema nasce quando, per le ragioni elencate, per alcune classi si scende sotto il livello del benessere."

    Quale problema? Un redistribuzione delle ricchezze comporta inflazione quando si parte da un livello baso. Se si parte da un livello alto di consumi relativi al paniere, la redistribuzione spingerà i lavoratori a risparmiare o a dedicarsi a consumi che eslunao dal paniere. In quest'ultimo caso, vi sarà un aumento dei prezzi, fino a quando non si avrà un aumento della produzione che riporti in diverso equilibrio domanda e offerta. Questo aumento dei prezzi non sarà inflazione.

    Il fatto è che i soldi immessi nel sistema non vengono reinvestiti nell'economia. Né vengono investiti nella produzione di beni che sono già di largo consumo. Né vengono investiti nella produzione di altri beni. Questo è il punto.

    Se fossero investiti nell'economia? Per esempio se l'investimento diventasse "obbligatorio" " (chiusura delle borse ) o fosse imposto per via fiscale (che so: tassazione del 95% delle rendite finanziarie) avremmo una inflazione spaventosa. Il denaro non varrebbe più nulla.

    Adesso fammi immaginare una conseguenza estrema dell'iperinflazione. La  Avrebbero valore soltanto i bei reali – terra, animali da macello, da latte, ecc. e lavoro. C'è chi dovrebbe vendersi le case per mangiare carne e verdure. Ti do un divano firmato per un agnello; ti do i mobili che arredano l'intera mia casa, per un vitello. Ti do la mia catenina d'oro per tre chili di frutta. Gli addetti all'agricoltura aumenterebbero. E' la quantità di denaro che stabilisce che cosa ha valore e che cosa no. Se c'è tantissimo denaro, valgono (anche se poco) lavoro e prodotti agricoli. La situazione somiglia a quella che si ha quando il denaro è molto poco. Se non c'è tantissimo denaro "obbligatoriamente circolante" valgono i beni superflui. E il prezzo di questi ultimi tanto più aumenta quanto più il livello dei salari consente di acquistare i beni del paniere e in generale di prima necessità e di prima richiesta.

     

     

     

    Non ci sarebbe affatto un impoverimento. Semplicemente

     

  5. Andrea.Mensa ha detto:

    caro Stefano

    abbiamo due esempi pratici e riscontrabili di cosa sto affermando

    Italia e Germania

    in Italia abbiamo già molti lavoratori col problema della quarta settimana ,questo vuol dire che un eventuale aumento delle loro retribuzioni, causerà inflazione sui prezzi dei generi di prima necessità.

    il lavoratore tedesco, che con la sua retribuzione ègià sopra al livello di sussistenza, invece non la causerà, perchè il suo incremento andrà al risparmio o a beni che sono marginalmente nel paniere.

    questa è una realtà della quale bisogna tenere conto, quando si parla dei processi.

  6. Andrea.Mensa ha detto:

    ecco quindi che interventi sul nostro quadro, per recuperare una condizione più "umana" e quindi socialmente tranquilla e collaborativa, della classe lavoratrice, devono tener conto di questo fattore.

    l'aver puntato per troppi anni al recupero di competitività tramite le riduzioni salariali, ottenute anche alterando il quadro sociale ad esempio con l'immigrazione, ha portato come conseguenza il dover affrontare in modo appropriato il problema della redistribuzione del reddito.

    non possiamo più ignorare questo problema.

  7. Andrea.Mensa ha detto:

    scusami, poi, misono accorto che non ho risposto alla domanda iniziale.

    il problema consiste nel fatto che , quando le retribuzioni scendono sotto la soglia di sussistenza, non si può recuperare un livello dignitoso solo aumentandole, perchè questo fatto innesca subito una spirale inflattiva.

    una ricetta magica ancora non ce l'ho, ma penso che occorrerebbe passare prima per una fase di sovraproduzione dei beni di primam necessità, tanto da abbassarne i prezzi, intervenendo anche sulla filiera della distribuzione, ad esempio, tanto da riportare anche ai produttori una parte maggiore del prezzo finale (emblematico pensare che al coltivatore delle zucchine vengono pagate 10 cent al kilo, e al supermercato superano 1,2-1,4€ quindi con un moltiplicatore di 12-14), e questo fino  a che scompaia il problema della "quarta e anche terza "settimana, dopo di che, allora la redistribuzione potrebbe procedere nel modo standard.

    in altre parole, in certe condizioni esasperate, accade che gli interventi producano effetti contrari al voluto.

  8. stefano.dandrea ha detto:

    Caro Andrea. Finalmente ci siamo. Se si hanno degli obiettivi economici, che sono sempre, esplicitamente o implicitamente, problemi di redistribuzione della ricchezza, serve la PROGRAMMAZIONE ECONOMICA. Non in senso sovietico ma programmazione. Il tuo ultimo intervento ne dà conferma.

    Infine, tutto il processo che hai così bene illustrato si interseca con la tendenza a spendere i risparmi, per i beni primari e per quelli di secondo livello. Risparmio accumulato o ricevuto in eredità o che si materializza nella pensione della nonna oltre che in quella dei genitori. E con la tendenza a "giocarsi il risparmio futuro", non soltanto per i beni di prima necessità ma anche per quelli di secondo livello. Così si spiega perché i prezzi siano scesi meno di quanto sarebbe accaduto senza promozione dell'indebitamento.

    La soluzione dell'ultimo problema segnalato sta anche essa nella programmazione "democratica" (non sovietica, nel senso che si tratta di programmazione compatibile con la libertà di iniziativa economica): divieto di indebitamento per futili motivi.

    Insomma, Andrea, l'economia si rivela sempre più una scienza morale. C'è chi ha a cuore la redristribuzione della ricchezza e chi se ne disinteressa. C'è chi vuole soltanto evitare la povertà e chi vuole anche ridurre la forbice (che il più ricco guadagni al massimo tot volte rispoetto al più povero) C'è chi è favorevole all'indebitamento perché aumenta la produzione e c'è chi considera l'indebitamento per futili motivi immorale e segno di debolezza e dattamento al sistema. C'è chi vuole che la ricchezza vada in misura maggiore ai produttori e chi vuole che vada principalmente ai distributori. C'è chi ci tiene alla libertà di scelta dei singoli sul cosa, come e dove produrre e chi reputa che si tratti di decisione politica, che va sottratta ai singoli (io, vieterei senz'altro tante bambole che oggi si trovano sugli scaffali, senza essere un islamista e reputo che questo sia un problema grave).

  9. Andrea.Mensa ha detto:

    tu la definisci "scienza morale" io la definisco "scienza intelligente" se si reputa intelligente chi non sega il ramo su cui è seduto.

    se solo si tenesse sempre presente che la ricchezza esiste come controparte della povertà, essa potrebbe anche essere distribuita in proporzione al merito, alle capacità ecc…  ma solo una visione miope porta ad eccedere nelle differenze.

    gli esempi del problema prospettato infatti non stanno cambiando le politiche di Grecia, Irlanda, Portogallo, dove la popolazione viene considerata come una massa uniforme, per cosa riguarda la ricchezza, mentre così non è.

    vero che si sono creati dei debiti spaventosi, ma un'analisi a ritroso potrebbe anche identificare chi ne ha principalmente beneficiato, e quindi essere chiamato a contribuire in modo proporzionale al risanamento….. invece si punta ad impoverire ulteriormente la gran parte della popolazione, creando così i disastri prospettati. Poi ci si domanderà come uscirne. basterebbe non considerare i patrimoni come un qualcosa di intoccabile

    grazie comunque per i tuoi innterventi che mi hanno consentito di meglio specificare il tutto.

  10. Tonguessy ha detto:

    Tutto interessantissimo. Quindi un'ottimale mantenimento di stabili rapporti salari/inflazione (senza quindi incorrere in disagi sociali) verrebbe acquisito tramite un'oculata e lungimirante politica economica. Ora, dato che viviamo nell'epoca della speculazione (intendendo con questo termine tutti i processi ad alto rischio che generino alti guadagni in breve tempo), quale soluzione potrebbe prospettarsi?

     

    Voglio dire che l'homo oeconomicus nell'era del liberismo non vuole sentire parlare di programmazione economica, che rimanda alla memoria i soviet. E' un po' come descrivere i danni della democrazia in questi anni in cui la si vuole esportare ad ogni costo….

  11. Andrea.Mensa ha detto:

    quanto sto cercando di dimostrare, è il fatto che la sovrastruttura che si trova sopra il lavoro, può appropriarsi del reddito del lavoro solo fino ad un certo punto, sopra il quale, la rimanenza destinata al lavoro, non è più sufficiente per mantenere attivo il mercato, facendo così iniziare un processo involutivo che tende a penalizzare ancor più il lavoro.

    è esattamente quanto, senza alcuna esperienza pratica pregressa, intuì Ford, quando decise di alzare la paga dei propri operai, per far si che potessero diventare clienti loro stessi, delle auto da loro create.

    questo non vuol dire arrivare alla economia pianificata di sovietica memoria, ma, compito dello stato, tramite la leva fiscale, spostare il carico del mantenimento dello stato o più sul capitale o più sul lavoro a seconnda delle esigenze.

    in un regime dove possano esserci opportunità di nuovi mercati ( o di vecchi con nuovi prodotti) premiare il capitale può servire a facilitare gli investimenti, sempre che siano produttivi ed i prodotti abbiano prospettiva di vendita, mentre quaando tali prospettive mancano, pertanto i consumi si possono solo implementare sui mercati esistenti, allora è il momento di premiare il lavoro.

    questo discorso ha comunque una soglia…. capirai che quando si parla di disoccupazione di lunga durata e povertà a livelli elevati ( e per elevati intendo quando le percentuali arrivano alle due cifre) allora la leva fiscale è impotente, perchè non si può premiare fiscalmente ne chi si nutre con i food stamp, e tantomeno chi non ha più reddito.

    in questo caso, il tipo di manovra deve essere di gran lunga più incisivo. (tipo quello ipotizzato).

    e questo per dire che a mio avviso, dato che un tipo di manovra del genere non verrà sicuramente messa in atto, dobbiamo aspettarci diversi anni ancora di menzogne e speranze su un ritorno alla normalità che sarà impossibile da raggiungere.

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