A commercianti, artigiani, piccoli imprenditori, ristoratori, professionisti intellettuali

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Una risposta

  1. Achille Nicola ha detto:

    YSono un artigiano, e con me sfonda una porta aperta, tuttavia credo che sia ora di piantarla con gli indici puntati millantando una presunta verginità morale da parte di una categoria o l’altra. E se si vuole ricostruire serve una profonda autocritica di tutto questo popolo che si chiama a raccolta, perché la tattica della contrapposizione ideologica e del dividet et impera è stato lo strumento attraverso il quale abbiamo ceduto diritto e dignità. Ma ognuno faccia il mea culpa, perché solo attraverso la consapevolezza anche delle proprie responsabilità si costruisce un popolo fiaccato come questo. Perché non serve solo uno stato etico, serve anche un popolo maturo che non cerchi gli scheletri solo negli armadi altrui.
    Lei ha ragione, molti della mia categoria hanno sposato la causa della dismissione del pubblico fiaccati da un fisco e dalla burocrazia insostenibile nella speranza di ottenere un alleggerimento degli oneri ma, mi creda, non siamo tutti rincoglioniti. Fra di noi ci sono persone che hanno delle qualità professionali e umane di grande valore, che riescono a mantenere salari dei dipendenti e mercato, a sostenere situazioni durissime, ad avere intuito imprenditoriale senza aver studiato economia. A volte solo con la scuola professionale.
    Lei ha detto bene, ci sono paesi che hanno una tradizione di stato sociale elevatissima ed invidiabile, ma non è solo una questione di numero di dipendenti. E ‘ una questione di qualità del servizio erogato ai cittadini. Mi creda, nessuno è così stupido da buttare dalla finestra un buon servizio fornito da persone che possono diventare anche nostri clienti. E mi domando, perché in altri paesi questi complotto ( politico ed economico ) non è riuscito a smantellare lo stato sociale? Almeno non come da noi preservando come giustamente lei fa notare i lavoratori del pubblico? Mi creda se il servizio pubblico fosse dato di qualità svedese… le barricate il popolo le avrebbe fatte per preservarlo, no. Per demolirlo. Paragonare il modello svedese al modello italiano ( ormai dismesso) tirando in ballo solo il numero di impiegati e non la qualità del servizio erogato mi sembra una visione piuttosto distorta. come la ragione (!) che ogni impiegato vale solo lo stipendio che riceve e che lo preserva come consumatore senza fare riferimento alla qualità del preziosissimo servizio che può offrire.
    Vede se molti di noi hanno avuto un atteggiamento di insofferenza verso lo stato ( e quindi per gli enti che lo rappresentano ) è proprio perché era servile e generoso verso i forti ed assente verso i piccoli se non arrogante quando si presenta alla porta. Per noi lo stato ha rappresentato una entità incomprensibile, contorta e sorda. Proprio mentre eravamo uno dei cardini della economia italiana e della eccellenza italiana. Mentre la qualità del servizio pubblico era fra le più basse dei paesi europei. Senza contare che mentre la gdf frugava nei nostri cassetti… orde di dipendenti pubblici ad orario ridotto e stipendio pieno ci facevamo concorrenza sleale in nero.
    Insomma non mi fraintenda non voglio creare una contrapposizione, ma vorrei avessimo tutti la consapevolezza che se si vuole ricostruire un tessuto sociale bisogna ricostruire il senso morale e civico delle persone, un popolo pacificato e solidale che ammetta i reciproci errori ed abbia la volontà di non commetterli di nuovo. creare uno stato efficiente ed amico, uno stato dove il dipendente pubblico è davvero di grande senso civico e di utilità per tutti, perché da fare c’è n’è davvero molto e ne abbiamo bisogno tutti. Lasciamo alla storia ed all’oblio modelli che erano già falliti non solo economicamente ma anche eticamente prima di essere smantellati.
    Continuerò a seguirvi con interesse.

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