Il Programma anti-crisi del PKRF

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  1. Eugenio Orso ha detto:

    E' stato un vero piacere leggere il programma anti-crisi del PKRF. Dovrebbero leggerlo tutti gli italiani: anticomunisti non comunisti e anticomunisti comunisti; patrioti e globalisti. Nessun riferimento al proletariato; nessun accenno alla soppressione dei mezzi di produzione; nessuna invocazione di nazionalizzazione di imprese soltanto perché di grandi dimensioni.”
     
    Non ci siamo proprio.
    Diamo per scontato che la nazionalizzazione delle banche è necessaria pur non essendo sufficiente, anzi, si potrebbe dire che è condicio sine qua non per poter sperare di uscire dal circuito maligno del Nuovo Capitalismo finanziarizzato.
    Ma al di là del problema delle banche in mani private, questo sistema esalta, fino al parossismo, la proprietà privata e l’iniziativa economica privata che diventano intangibili, in netta contrapposizione alla proprietà collettiva e alla socializzazione dei mezzi di produzione (che ha come primo passo la nazionalizzazione).
    Il “tutto libero, ma a pagamento”, anche i servizi che dovrebbero essere garantiti a tutti dal settore pubblico, è una formula ipocrita basata su una falsa libertà, poiché soltanto chi riesce a pagare il prezzo ha accesso a beni e servizi, e gli altri sono esclusi.
    L’esclusione dei più poveri dall’assistenza sanitaria e dall’accesso ai medicinali (stiamo parlando di vita o di morte, non di corbellerie), ne è la prova più evidente.
    L’acqua che si tenta in tutti modi di privatizzare, tenendo conto che si tratta del fondamento della vita stessa, è un’altra prova rilevante.
    Per il superamento del Nuovo Capitalismo è (o meglio, sarà in un futuro non prossimo) di vitale importanza non solo nazionalizzare il nazionalizzabile, e valersi concretamente degli strumenti della requisizione e del sequestro colpendo i più abbienti, i proprietari (in quanto tali, si badi bene, e indipendentemente dalle loro responsabilità individuali), ma distruggere nell’uomo l’idea stessa della proprietà e dell’iniziativa economica private.
    Perciò, si dovrà ridurre ai minimi termini ciò che resterà in mani private dopo l’evento rivoluzionario, e al “tutto libero, ma a pagamento” si dovrà sostituire (in modo inevitabilmente autoritario, almeno all’inizio) il suo opposto: “tutto gratuito, ma alcune cose obbligatorie”.
    Personalmente, credo che il cambiamento culturale imposto dai rivoluzionari sarà la cosa più importante, e rappresenterà la liberazione definitiva degli immaginari dall’oppressione neocapitalistica.
    Se fosse per me, imporrei la proprietà collettiva non solo per i mezzi di produzione (tutti, indipendentemente dalle dimensioni), non solo per le case, ma anche per gli abiti che ciascuno indossa.
    L’uso a vita, o fino ad obsolescenza del bene, sarà sufficiente per garantire tranquillità a tutti.
    A che serve la proprietà?
     
    Saluti
     
    Eugenio Orso

  2. stefano.dandrea ha detto:

    Eugenio,

    mi sembra che il programma del PKRF preveda interventi in tutti i settori che richiami e anche in altri.

    Alla fine tu scrivi "se fosse per me…". Io, infatti, distinguo, il programma di Stefano D'Andrea, che è essenzialmente quello, non soltanto strutturale ma anche sovrastrutturale, esposto nel Manifesto del Fronte Popolare Italiano. Il programma basato sull'analisi concreta della situazione concreta che sosterrei qualora assieme ad altri volessi dar vita ad un movimento politico. E il programma che sarei disposto ad accettare per normale mediazione. Oggi tuttavia, tutti e tre i programmi sarebbero inutili. Mancando la sovranità, non li potremmo realizzare nemmeno se ottenessimo il consenso del 100% degli Italiani. Uscire dai vincoli imposti dalla UE è l'unico, semplice limpido programma sensato, che dovrebbe unirci. Poi si vedrà. Riconquistata la libertà, discuteremo come esercitarla. Scontrarci oggi su come eserciteremmo una sovranità che non abbiamo appare contegno da folli.

    A presto

    Stefano

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