L'amore agito

Potrebbero interessarti anche...

Nessuna risposta

  1. Giulio Bonali ha detto:

     
    L? artucolo mi é piaciuto moltissimo e mi trova perfettamente d' accordo.
    Personalmente trovo che un' espressione particolarmente irritante di questa "professionalizzazione della filantropia" sia costituita dall' abuso della psicologia (conseguenza anche del forte potere di condizionamento della lobby degli psicologi).
    Ormai da anni in occasione di gravi sciagure (disastri aerei, ferroviari, terremoti, ecc.) i giornalisti ci informano con totale naturalezza, come se fosse qualche cosa di assolutamente ovvio, pacifico, che vengono inviati in soccorso ai sopravvissuti non solo medici, pompieri, funzionari della protezione civile, al limite contingenti militari, ma anche psicologi.
     
    Ora a me sembra che dovrebbero avere bisogno dell’ opera di psicologi persone che si trovino in condizioni mentali anomale, patologicamente alterate per lo meno in una qualche misura, non persone “normali“, ovvero psicologicamente sane, che si trovino ad affrontare gravi disgrazie, dispiaceri, lutti; i quali ultimi sono purtroppo casi della vita del tutto “fisiologici”, che possono ben accadere a chiunque.
     
    Una persona psicologicamente normale di fronte ad una grave disgrazia cercherà di reagire facendo leva sulla propria forza d’ animo, sull’ aiuto di amici, conoscenti, parenti, al limite di “buoni samaritani” fino ad allora sconosciuti ed animati da disinteressata pietà e solidarietà umana. Non diventa ipso facto un “malato mentale” o comunque una persona psichicamente “anomala”, bisognosa di “terapie”.
     
    Inoltre mi domando che efficacia potrebbe avere un intervento “professionale”, esercitato come mestiere e regolarmente retribuito, allo scopo di dare solidarietà umana, consolazione, sostegno morale a chi -mentalmente del tutto sano- sia colpito da gravi lutti o sciagure, quando il disinteresse, la gratuità è con ogni evidenza un prerequisito indispensabile, una conditio sine qua non perché tali forme di aiuto fraterno (per l’ appunto!) abbiano una qualche efficacia: il pretendere di arrecare una consolazione a pagamento, da parte di un professionista per essa pagato, mi ricorda molto da vicino l’ assurda pretesa di vendere o comprare l’ amore attraverso la prostituzione.
     
    …A meno di considerare “patologico”, anomalo, non facente parte della normalità della vita (accanto alla gioia e alla felicità, ovviamente e per fortuna!) anche il dolore, per l’ appunto secondo la perversa, delirante ideologia dominante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.