Ancora sull'europeismo di Giulietto Chiesa

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  1. Tonguessy ha detto:

    Sono essenzialmente in sintonia con lo spirito dell'articolo.

    Volevo sottolineare due affermazioni che non trovo reali.

    La prima è che le forze di destra non sono prevalenti nel nostro Paese. Mi risulta che la voce più a sinistra dell'attuale arco costituzionale, Nichi Vendola, abbia detto:

    Mi aggrappo con tutta la forza ad una parola chiave usata da Bersani e da Susanna Camusso: discontinuita’. Se un governo di transizione serve per fare il primo passo in questa direzione, allora evviva”

     

    Se questa è sinistra……come vogliamo definire tutto il resto quindi?

    La seconda affermazione dice che i popoli sono "mossi da esigenze a volte contrapposte". Non capisco di quale contrapposizione si stia parlando. A me risulta invece che tutti i popoli desiderino la pace e detestino quelle tensioni sociali che il modello di sviluppo attuale genera. In Grecia come in Germania le genti desiderano un lavoro, una casa, dei servizi sociali. Peccato che mentre in Germania tutto questo sia disponibile, in Grecia grazie alla cura Euro stia diventando tutto sempre più difficile.  

    Un saluto.

  2. stefano.dandrea ha detto:

    Caro Carlo,

    intanto mi fa piacere che tu sia "un cittadino qualunque che si sforza di orientarsi nel marasma di disinformazione dilagante". E capisco la tua delusione per la posizione assunta da Giulietto Chiesa del quale hai grande stima, visto che coincide con la mia delusione, dovuta al fatto che Giulietto Chiesa di recente aveva proposto di uscire dall'euro e, sia pure in modo vago, di riprenderci la sovranità.

    Non reputo esatto, però, che si imponga una scissione in caso di mancato ripensamento da parte di Chiesa e di coloro che si sono schierati sulle sue posizioni. Alternativa è essenzialmente un laboratorio politico. Non è un partito e nemmeno un movimento. Scissione è addirittura parola fuori luogo.

    Certamente, è difficile che coloro che sostengono tesi opposte rispetto a quella che a mio avviso è la contraddizione principale (fuori o dentro dalla UE) possano stare nei gruppi dirigenti o partecipare ai dibattiti con l'entusiasmo che sarebbe necessario. Tuttavia, basta rimanere in posizione di ascolto e attendere; e magari dare un contributo relativo a profili secondari (insomma basta restare un semplice militante).

    Infatti, è possibile impegnarsi diversamente per la battaglia che mi sta a cuore.

    Ho organizzato già in ottobre l'assemblea di Chianciano, dove abbiamo discusso di questi temi molto approfonditamente. La mia idea era di costruire un'associazione trasversale, nella quale potessero confluire tutte le componenti sovraiste, nel campo accademico come in quello politico e, proprio per il carattere semplicemente associativo, avevo proposto a svariati amici di alternativa di entrare nell'associazione. Purtroppo i coorganizzatori dell'assemblea di Chianciano hanno deciso di prendere una strada che qui su appello al popolo (l'articolo è stato pubblicato in dicembre) ho giudicato frettolosa (la costituzione prematura e immediata di un movimento politico) e non inclusiva (il movimento si pone l'obiettivo del socialismo). Mi sono rimasti molti contatti di persone che avevano partecipato all'assemblea di Chianciano e che sono d'accordo con me. Altri mi hanno scritto. Ho poi stretto rapporti con la rivista indipendenza. Ho fiducia che un paio di economisti possano essere favorevoli a promuovere con me l'associazione.

    L'associazione sarà in certo senso monotematica, anche se si tratta di tema dal quale tutto discende e la tessera di socio sarà compatibile con tessere di partito. Figuriamoci con la tessera di associazioni (arci) o laboratori politici.

    Sono certo, d'altra parte, che tra meno di un paio d'anni, Alternativa muterà linea, abbracciando le nostre idee, e magari tutti coloro che oggi aderiscono alle posizioni di Chiesa si iscriveranno all'associazione.

    Insomma di scissione non ha senso parlare e nemmeno di abbandono del laboratorio politico, nel quale ho conosciuto moltissime persone valide e nobili d'animo e con le quali intendo rimanere amico e che voglio continuare a frequentare.

  3. Simone Santini ha detto:

    Hai fatto bene, Stefano, a specificare il tuo pensiero sulla scissione. Avresti potuto farlo anche con maggiore nettezza, ma mi rendo conto che è questione di sensibilità. A me, come miltante di Alternativa e collaboratore di Appello, quel riferimento, quasi un auspicio alla scissione, da parte di chi non appartiene al movimento e non mi pare ne conosca le dinamiche interne, mi ha sinceramente dato molto molto fastidio. E mi aveva molto sorpreso vedere pubblicata su Appello una presa di posizione del genere.

  4. stefano.dandrea ha detto:

    Simone,

    credo che Carlo non conoscesse a fondo la natura di Alternativa e abbia creduto che Alternativa fosse un vero e proprio movimento politico e non un laboratorio politico.

    Muovendo dal punto di vista che Alternativa fosse un vero movimento politico, la frase criticata mi appare non soltanto dotata di senso ma quasi ovvia. Muovendo dalla reale natura di Alternativa, la scissione si esclude a priori.

    Probabilmente siamo tutti un po' dispiaciuti o confusi per ciò che è accaduto, perché, se ben leggi, nella frase contestata, non c'era un auspicio che andasse oltre ciò che era logico coerente e incontestabile qualera fosse stato vero il presupposto dal quale muoveva Carlo (che Alternativa fosse un vero e proprio movimento politico). Ovvio che nel PD o persino nel PDCI (ma nemmeno tanto) possono coesistere posizioni diverse sul punto; ma in un movimento politico minuscolo che è allo stato nascente, le due opposte tesi sarebbero davvero incociliabili. D'altra parte l'auspicio di Carlo va in direzione opposta: "mi auguro un ripensamento e una scelta di rotta che non lasci adito a perplessità."

    La lettera poi si caratterizza per il rigore del ragionamento (interessante il riferimento agli indignatos). Quindi perché non pubblicarla? Salvo, forse, il quotidiano del partito che rischia la scissione (ma si tratta pur sempre di censura), non vedo perché un giornale o un blog dovrebbe rifiutare una lettera soltanto perché essa contiene la valutazione di una scissione come inevitabile. Si può rispondere che non è inevitabile. O si può precisare che non vi è ragione anche soltanto per pensare alla scissione, perché non si tratta di un vero e proprio movimento politico. D'altra parte Carlo ha grande stima di Chiesa e dimostra di aver seguito il dibattito. Dove poteva indirizzare la lettera se non ad appello al popolo, a megachip, ad Alternativa o a uno dei pochi altri siti che hanno ospitato i contributi?

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