Una parola a favore dell'euro

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  1. stefano.dandrea ha detto:

    Comincio da qua: " non possiamo rimanere passivi ed inerti aspettando quel crollo, considerato da molti ormai inevitabile e forse utile  a far rinsavire il pianeta".

    Non possiamo da che punto di vista? Se non erro, e ti chiedo conferma, negli anni trenta vi fu un "crollo della globalizzazione", ossia del commercio internazionale e della libertà di circolazione dei capitali (finanziari). Si trattò più di risposte politiche alla crisi del sistema  (autarchie sovietiche e dei fascismi di vario tipo; separazioni di banche commerciali e banche d'affari e quindi tendenza del risparmio ad essere reinvestito nello stato che lo aveva prodotto) che di cause delle crisi.

    Se le cose stanno così, e ti chiedo conferma, perché non credere che le alternative, per chi muove da obiettivi alternativi al sistema vigente, siano in realtà due soltanto: attendere il crollo perché nascano idee, forze e interessi coordinati al mutamento (un mutamento che, è bene ribadirlo, nato con i nazionalismi e con l'autarchia sovietica, si consolidò dopo la seconda guerra mondiale); oppure agire per il crollo (un default dopo i quale si ricominci, forse, è una applicazione del principio: agire per il crollo)?

    Non credo che il sistema si lasci riformare, che ci siano le forze, le idee e i partiti necessari. La crisi del 2008 ha dimostrato che se il sistema non crolla, tutto va nella direzione di stabilizzare, rafforzare e ristrutturare il sistema.

    Se il sistema riuscisse, sia pure dopo duri "sacrifici" (per i deboli) e fallimenti (per le imprese più indebitate) a far ripartire il finanziamento del consumo a debito, avrebbe ben presto un consenso semitotalitario come lo ha avuto fino ad ora. Quando l'eroinomane ha l'eroina, non ha voglia di ragionare.

    Volere un obiettivo che migliora, secondo il nostro punto di vista, la nostra condizione in genere implica l'accettazione di un sacrificio (per esempio, starò peggio per dieci anni ma poi starò meglio e staranno meglio i miei figli).. L'idea di procedere con riforme che ci danno (o non ci fanno perdere) e non ci tolgono nulla è tipica di ogni propaganda. In genre non ha rispondenza nella realtà

  2. Claudio Martini ha detto:

    La conferma te la dò io. Con la grande depressione (causata, secondo alcuni studiosi, dall'eccessiva indipendenza delle banche centrali) e la fine della globalizzazione che si era avviata a fine ottocento, le economie nazionali si ripiegarono su se stesse: iniziò allora una fase di politiche economiche interventiste. Numerose banche centrali (ma anche private) furono nazionalizzate, tutte persero la loro indipendenza.
    Il punto è che non si può uscire da una fase di recessione economica sanza far ricorso a provvedimenti anti-ciclici, e questi provvedimenti sono tutti di ispirazione keynesiana. Ci vorrebbe un potere politico che le attuasse. Noi, in Europa, dipendiamo invece dalle scelte arbitrarie di una BCE autoreferenziale e ossessionata dall'inflazione, per cui popoli e governi non hanno alcuna possibilità di scongiurare le misure restrittive di Trichet (ultima lo sciagurato rialzo dei tassi di interesse). Queste misure restrittive sono l'esatto contrario di quanto avremmo bisogno, ma putroppo i Trattati conferiscono alla Bce una competenza esclusiva in materia monetaria, nonché una piena autonomia riguardo agli strumenti e una quasi completa discrezionalità rispetto agli obiettivi.
    C'è chi dice che il default prossimo venturo degli USA sancirà la definitiva vittoria dell'Euro in quanto moneta di riserva globale. Cazzate. è vero che in caso di default il dollaro perderebbe qualsiasi credibilità, tuttavia la crisi che ne scaturirebbe colpirebbe fortissimamente anche le conomie dell'eurozona. La bancarotta americana creerà una maxi-recessione a livello globale, un po' come scagliare un masso in una pozzanghera. Tutti i paesi che vivono di esportazioni soffriranno le pene di un mercato internazionale contratto, mentre le prospettive di crescita dell'Europa mediterranea, già abbastanza risibili, faranno la fine delle spighe sotto la falce. In questo quadro pazzesco l'anno prossimo mr. Draghi busserà alle nostre porte chiedendo il pareggio di bilancio, cioè cure da cavallo che faranno stramazzare al suolo la nostra già moribonda economia. Viva l'euro!
    le uniche cose da fare sarebbero svalutare la nostra moneta, approfittando della probabilissima deflazione post-crollo dei prezzi delle materie prime, e indirizzare le così ottenute risorse finanziarie nella rivitalizzazione della domanda interna, possiblimente con investimenti mirati (quelli legati al risparmio energetico sarebbero utilissimi).
    Però dovremmo essere sovrani. Ah, già.

  3. Daniela ha detto:

    @Stefano
    Mi chiedi conferma riguardo al crollo della globalizzazione negli anni trenta. Non so se si può sintetizzare proprio così. Temporaneamente la crisi colpì tutti in maniera molto forte, ma mi pare che dopo una fase di distruzione, si reimpostò un nuovo equilibrio mondiale. Tenendo da parte per il momento le chiusure autarchiche e i fascismi nazionalistici, mi pare che l'Occidente, mentre crollava il primato mondiale dell'Inghilterra, si riaffermasse prepotentemente tramite la supremazia economica e commerciale degli Stati Uniti.
    Credo che nella storia le cose non avvengano in modo lineare. Non si può avere una sequenza esatta temporale così come tu la delinei. Prima si distrugge e poi si ricostruisce da zero. Credo che nel vecchio stiano i semi del nuovo. E poi, credi che gli altri, quelli che credono in questo sistema, ti lascerebberoo liberamente fare in un dopo?
    In alcuni articoli da te scritti poco tempo fa dicevi che in ogni ambito occorre essere propositivi. Facevi degli esempi riguardo ai campi più diversi: costruire orti anche in città, nei parchi e nei giardini, proponevi modi alternativi di educazione. Hai fatto proposte anche riguardo all'uso della moneta.
    Non mi sembra che tu sia stato nell'ottica di attendere il crollo per poi farti un'idea. L'idea te la sei fatta subito anche se non la puoi realizzare. Se tutto crollerà partirai, tu o qualcun altro che l'ha rielaborata, i tuoi figli magari, proprio da quelle idee che sopravviveranno alla crisi.
    Ora, ipotizziamo che tu propendessi per l' incoraggiamento del défault. Ma se il défault è provocato da chi, in molta parte da fuori Europa, speculando e facendo affari, vorrebbe salvarsi e prosperare facendo sprofondare proprio l'Europa stessa, come è possibile pensare che ci sarà un ritorno positivo per lei? Credo che l'Europa e i suoi popoli debbano difendere il loro sistema dall'aggressione esterna americana, potenza che spero avviata al declino, ma non per crescere nel modo tradizionale, quello insegnato dai manuali di economia politica, secondo tradizione liberista o keynesiana. Un'Europa relativamente autosufficiente, armata, libera dalla Nato, con una propria moneta, politicamente più coesa, ma con un'economia più sobria, tutto questo è un'utopia, non il risultato di un tentativo riformistico.
    Probabilmente dovresti chiarire di più altre alternative possibili.
    Forse che proporre un'uscita dall'euro, un ripristino della lira, l'aumento delle esportazioni tramite svalutazioni competitive, una ripresa dei consumi e degli investimenti, è avere un programma meno riformistico? A me sembra in ogni caso che questa proposta sia un tentativo di cambiare il corso delle cose dall'interno. Solo che è un programma che non mi convince affatto.
     
    @Claudio
    Credo di essere d'accordo con te sul fatto che il crollo degli Stati Uniti avrebbe le ripercussioni terribili alle quali accenni. Non sono convinta che un crollo dell'Europa comporterebbe necessariamente una crisi mondiale. Prima di lasciarci schiacciare dovremmo difenderci. L'Italietta, da sola, non va da nessuna parte. Sono dell'avviso, se questo avvenisse, che subirebbe, in caso lo volesse qualcuno, le sorti della Libia o dell'Afghanistan.
    Propongo una nazione federale europea, una sovranità europea che non c'è, una BCE pubblica, una lotta contro le politiche liberiste europee, proteste forti contro lo strapotere delle banche e di eventuali Draghi. Propongo lotte, dal basso, da parte di antagonisti organizzati. In un partito magari.
    Ho sentito da qualche parte che ci vuole qualcuno che dia la linea. Quella giusta però.

    • Josefina ha detto:

      Se un osetno e capace agricoltore non può produrre quel che più serve al paese, perchè i costi superano i guadagni (mercato) o le normative vigenti lo impediscono (eurocrazia), significa che il sistema paese è sbagliato e va corretto. Il mercato se è troppo libero può anche sbatterti fuori da casa tua. Se poi non è così libero come sembra, ma è invaso da una forza economicamente dominante che lo manipola, lo orienta, lo distorce a proprio vantaggio (che è la motivazione primaria e legittimata a prescindere da tutto, maxi-dimensioni comprese), la sua azione distruttrice delle piccole economie locali diventa invincibile. La libera circolazione dei capitali è il principio che spiana la strada a questa fasulla concezione del libero mercato, trasformato in arma di distruzione di massa in tutti quei contesti che si frappongono sulla sua (cattiva) strada. La soluzione “politica” fortunatamente esiste, ed è sempre quella di salvaguardare il primato dell’uomo sugli strumenti di cui dispone. Il mercato non è altro che uno dei tanti strumenti, da riportare al servizio dell’uomo in ogni contesto locale prima ancora che globale. Oltretutto queste due dimensioni non sono antagoniste ma concorrenti alla causa del bene comune e del bene individuale: quel che è veramente positivo e virtuoso localmente lo è anche globalmente, in tutti quei casi in cui il privilegio viene contrastato moralmente e praticamente. Questo euro e l’Europa che ha prodotto sono esattamente l’opposto di tutto ciò, del percorso che la crisi ecologica ci obbliga a intraprendere. La difesa di se stessi non vuol dire isolamento ed egoismo in questo senso, al contrario è il fondamento per un unione nuova e possibile, anzi l’unica possibile nel segno del rispetto reciproco. L’europa dei banchieri se la conosci la eviti.

  4. Claudio Martini ha detto:

    Risponderò con la franchezza che meriti.

  1. 20 luglio 2011

    […] letto con grande interesse l’intervento di Daniela Salvini. Esso mi dà la possibilità di sviluppare una replica esaustiva e pertinente, tanto che credo che […]

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