Europa, falsa amica

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  1. stefano.dandrea ha detto:

    Caro Claudio,

    segnalo che non sono soltanto alcuni mesi. Sono sceso nelle catacombe di internet per sostenere l'idea che segnali.

    Nel Manifesto del Fronte Popolare Italiano, primo articolo pubblicato su questo sito e che esprime esclusivamente il mio punto di vista sulla vita e sul mondo (http://www.appelloalpopolo.it/?p=22), si legge: "

    36. L’Europa è una organizzazione internazionale. Si può desiderare una organizzazione internazionale che comprenda tutti i paesi europei e al contempo desiderare la distruzione dell’Europa come essa oggi è: nel senso che si può volere l’Europa come organizzazione internazionale e al contempo desiderare l’abrogazione di tutti o di molti dei principi fondamentali enunciati dai Trattati europei e, quindi, la sostituzione dei principi abrogati con altri principi fondamentali."

    Era, invero, un modo per essere "moderato" e cercare almeno un po' di consenso. Il mio pensiero era chiarito, tuttavia, da questo capoverso:

    " 34. Non abbiamo alcun interesse a mantenere gli attuali equilibri geopolitici. Forte o debole, vogliamo che l’Italia sia indipendente ed autonoma: se debole, sarà comunque libera nella lotta. I nostri diritti e i nostri doveri sono sanciti dalla Costituzione Italiana; in Italia si trova la terra che amiamo; la lingua che parliamo è l’Italiano."

    E nel primo articolo che scrissi per Alternativa (http://www.appelloalpopolo.it/?p=1431), nel quale tracciavo linee di un programma, così concludevo: "

    Deve, tuttavia, essere chiaro che l’adozione di un simile programma implica che la forza politica che ci auguriamo che nasca sia contraria alla libera circolazione delle merci e dei capitali e quindi antieuropeista (il diritto comunitario prevede il franchising; consente al praticante avvocato di recarsi in Spagna e di diventare avvocato senza superare un esame di abilitazione; non consente misure protezionistiche; ecc.). Né ha alcun senso sfuggire alla necessità dell’antieuropeismo sostenendo che si è contro questa Europa e a favore di un’altra Europa. Sarebbe pura ipocrisia (se si è in mala fede) o ingenuità (se si è in buona fede). L’Europa è quella che è; quella che risulta dai trattati europei, i quali hanno una storia di parecchi decenni. Al più possiamo ammettere che i buonisti continuino a dire che essi vogliono un’altra Europa, che ci sarà tra trent’anni. Ora però sono chiamati a distruggere l’Europa che c’è".

    Svolta la precisazione, ti ringrazio per l'eccellente articolo

    • Claudio.Martini ha detto:

      Riconosco a Stefano di essere uno il primo, tra gli autori incontrati su internet, ad aver diffuso parole chiare sull’Europa. Quel che scrivo in un certo senso lo devo a lui.

  2. Fiorenzo Fraioli ha detto:

    Suggerisco una piccola modifica. Invece di:
    "non serve che tu sia economista, ingegnere, avvocato, sindacalista, filosofo o semplice programmatore informatico per riconoscere il problema"
    va meglio:
    "non serve che tu sia economista, ingegnere, avvocato, sindacalista, programmatore informatico o semplice filosofo  per riconoscere il problema"
    Un saluto…:-)

    • Claudio.Martini ha detto:

      Grazie del simpatico commento! In realtà quel “semplice” non stava a indicare una qualche inferiorità della categorie degli informatici, ma voleva essere una stoccattina ad un mio amico, vero programmatore informatico, e vero intellettuale anti-euro (e quindi pro-vita).

      Per il resto, w i programmatori, senza i quali gran parte della nostra vita attuale non sarebbe semplicemente possibile.

  3. Luciano Fuschini ha detto:

    Martini nel suo testo come al solito molto ben argomentato, mette correttamente in luce come lo Stato-Nazione sia un portato della Modernità contro il Medioevo. Tace però sul fatto che una tipica espressione della Modernità, il marxismo, è stato assolutamente critico verso lo Stato-Nazione prodotto dalle borghesie e dai monarchi alleati delle borghesie nazionali per limitare i poteri dell'alta aristocrazia. L'inno dei comunisti si chiama "Internazionale" e due suoi versi dicono: "non più nemici, non più frontiere/ con ai confini rosse bandiere". Si parla ancora di confini ma solo per piantarvi bandiere che segnalino l'abbattimento delle frontiere. Il Mussolini capo della sinistra rivoluzionaria al tempo della guerra di Libia gridava nei comizi: "il tricolore è uno straccio da piantare sui letamai". Il Mussolini convertito all'interventismo allo scoppio della Grande Guerra sosteneva che il conflitto, mobilitando le grandi masse e mettendo in crisi le finanze e l'economia, avrebbe creato le condizioni per la rivoluzione. Una rivoluzione concepita come internazionale. Allo stesso modo ragionavano Gramsci e Togliatti, che furono interventisti. La prospettiva di grandi movimenti di dimensioni continentali e internazionali non è affatto peregrina. Ne sono esempio il 1848, il 1968, il femminismo, il movimento no-global, la primavera araba. Non importa l'esito spesso o sempre deludente di quei movimenti. Quello che importa è prendere atto che grandi moltitudini possono muoversi sincronicamente e per obiettivi comuni in una dimensione continentale. Chiudersi nella prospettiva di "patria e socialismo" è una proposta allettante ma dubito che sia adeguata ai nostri tempi. Fra l'altro, su questa via è prevedibile incontrare compagni di strada in camicia nera (un socialismo nazionale è perfettamente compatibile col neofascismo, che ne vanta anzi una primogenitura). La cosa non mi turba, ma temo che turberebbe molti altri. Proprio perché il programma di D'Andrea è una cosa seria e degna della massima attenzione, è bene vederne tutti i risvolti, anche quelli più imbarazzanti.

    • Giuseppe ha detto:

      Mi permetto laconicamente, e senza astio alcuno, di far notare che l'alternativa ai risvolti imbarazzanti di una prospettiva nazionale e patriottica sia l'estinzione fisica e metafisica di noi tutti, della nostra cultura, della nostra storia.
      Dopodichè, i riferimenti al '68, al femminismo e alla primavera araba in quanto movimenti spontanei progressisti capace di sommuovere masse volenterose, è un riferimento ingenuo che denota alcune lacune nel campo della geopolitica e delle strategie da "quinta colonna" (o come diavolo le chiamano). Per quel che riguarda invece le rivoluzioni del 1848, ricordiamo che la scintilla scatenante, il sentire alla base della sommossa furono proprio la percezione di una appartenenza alle identità nazionali contro il "sovra" imperialistico teologico e aristocratico.

    • Claudio.Martini ha detto:

      In effetti mi turberebbe. Ma accetto il rischio.

  4. Giuseppe ha detto:

    Volevo ringraziare il signor Martini per questo commovente (parlo sul serio) articolo.
    Grazie.

  5. johnny doe ha detto:

    Premetto che sono totalmente d'accordo con l'assunto di fuoriuscita da questa Europa,per tanti motivi qui inutili da illustrare e che cetamente conoscete.
    Dei tre punti indicati come motivo di incomprensione delle tesi antieuropeiste,ritengo meno importante il secondo, l'aspetto demografico.
    Credo però che il motivo fondamentale delmancato accoglimento delle nostre ragioni,sia la grande disinformazione dei media.Facile da contrastare per il popolo del web,molto meno per la grande fetta di popolazione esclusa e che ha come fonte informativa giornali e specialmente tv,dove rarissimamente si ha modo di illustrarle e quando succede,il malcapitato  oratore é oggetto di scherno ed ironia financo dal conduttore,come é capitato a Barnard in una puntata di Matrix.
    A questo va aggiunta la completa insensibllità dell'intera classe politica,incapace di prender posizione e succube in molti casi.
    Le nostre argomentazioni non sono difficili e le opinioni di economisti spesso prezzolati,contano poco.Conta invece molto che si riesca a veicolarle molto parzialmente al grande pubblico,nonostante l'impegno di molti.E' pur verro però,che di fronte a quanto sta accadendo,molti hanno aperto gli occhi.Sempre pochi,comunque.
    Saluti
    Johnny 
     (gruppi Fb,NO EUROPA e FREE YOUR MIND)

  6. alberto del buono ha detto:

    Eccellente analisi politica quella di Claudio Martini.
    Appello al popolo si sta rivelando sempre più come il sito internet dove meglio si analizzano le ragioni di una politica da reinventare. Grazie Stefano.

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