Pornografia e infanzia: capitalismo e socialismo

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Nessuna risposta

  1. Saverio ha detto:

    Bravo!

    • Claudio.Martini ha detto:

      Io affronterei il problema a partire da un altro ordine di considerazioni. Sembra che la pornografia sia una manifestazione di libertà, e limitarla faccia parte di un’agenda anti-liberale. Tuttavia, non bisogna confondere la libertà con la licenza. In particolare, non si ha libertà quando questa e’ preclusa a qualcuno; in altre parole, nessuno e’ libero finché tutti non sono liberi. Nel caso della pornografia, quanta libertà hanno le “attrici”? Senza di loro non c’e pornografia; ma l’esperienza insegna che senza degrado e marginalità sociale, povertà, sradicamento culturale e altro l’industria del porno rimarrebbe presto a secco di manodopera. Se si vuole la pornografia si deve anche volere quell’ordine sociale che di fatto costringe alcune disgraziate a umiliarsi di fronte ad una telecamera.
      Per annientare la pornografia, non bastano i divieti, e cioè limitazioni di una pericolare licenza; bisogna far si che le donne possano essere realmente libere ed emancipate.

  2. Massimiliano ha detto:

    La guerra senza limiti condotta contro l'infanzia è sicuramente l'aspetto che maggiormente mi sconvolge della società attuale. Questo accanimento contro la parte più debole e indifesa della nostra umanità mi lascia sempre atterrito e mi chiedo se in natura esistano altri animali che abbiano un atteggiamento così violento verso la propria prole. E non parlo solo della pedofilia che ne è l'aspetto più eclatante e che più genera repulsione. Parlo ad esempio dei concorsi di bellezza per bambine che ci sono negli stati uniti (che io sappia da noi non sono ancora arrivati) che ho visto coi miei occhi in televisione in un mio recente viaggio lì; ad una bambina di tre anni, ripeto TRE ANNI, è stato fatto fare come esibizione il balletto di Julia Roberts in pretty woman…se avete lo stomaco forte qui il video: http://www.youtube.com/watch?v=QAxEt5YL8w4 . Parlo dei vari programmi dove fanno cantare ai bambini canzoni di adulti con quell'ipocrita censura delle parole "forti". Parlo di quando i bambini vengono usati in maniera strumentale nei programmi che spettacolarizzano il dolore (c'è posta per te e simili). Parlo del bombardamento pubblicitario che ricevono quando guardano i programmi che dovrebbero essere per loro in TV, dove semplicemente divengono lo strumento per convincere i genitori a comprare certi prodotti. Oppure molto più in piccolo tutte le volte che molti di noi li trattano come adolescenti o ancor peggio come adulti quando ancora non lo sono, vestendoli come dovessero andare ad una sfilata di moda, oppure ammiccando loro rispetto a certi comportamenti (fidanzati vari, baci o cose del genere). Provate a passare davanti ad una scuola elementare o una scuola media (quindi bambini tra i 6 e i 13 anni) e vedrete frotte di ragazzini tutti in tiro già ossessionati dal vestiario e dal taglio di capelli all'ultima moda. Mia moglie commenta spesso tra lo sconvolto e l'ironico che lei a quell'età portava la gonna a pieghe, la camicia alla marinara e i capelli corti così la madre non impazziva a pettinarla.
    E l'accesso pressochè illimitato e gratuito alla pornografia è proprio uno dei maggiori aspetti di questo tentativo di schiacciare l'infanzia e la fanciullezza, comprimendola e quasi esigendo che un bambino a 10 anni si comporti come uno di 15. Anzi secondo me rientra nel più generale tentativo di sessualizzare ed eroticizzare la vita di questi ragazzi a tutti i costi. Senza voler apparire bigotto o altro, ma quante sono le pubblicità che non hanno un duppio senso al loro interno?
    Caro Stefano, nel tuo articolo "note per un programma di politica economica e morale" hai scritto cose che condivido in toto. Aggiungerei senza paura di cadere in qualche eccesso il divieto per i minori di partecipare a qualunque concorso di bellezza o esibizione televisiva, il divieto a fare spot commerciali, anzi vieterei gli spot commerciali in tutta la fascia oraria destinata ai loro programmi TV, altro che bollini verdi, arancioni e rossi.
    Insomma anche io mi sono scoperto molto poco liberale, ma molto più "umanista", anzi grazie Stefano per avermelo fatto scoprire.
    P.S. Aggiungo solo di sfuggita perchè sarebbe argomento da approfondire il fenomeno della prostituzione minorile sulle nostre "civili" strade. Sfido chiunque a non aver visto ragazze palesemente minorenni su qualche marciapiede a vendere il loro corpo.
    P.S.S. Un aneddoto tragicomico, forse più tragico che comico… Durante l'università facevo ripetizioni di matematica e fisica. Un giorno venne un ragazzo di 16 anni che conoscevo da tanto tempo per l'amicizia delle nostre famiglie. Era molto triste e non riusciva a concentrarsi. Dopo mezz'ora piuttosto incocludente gli chiedo cosa avesse. Era stato lasciato dalla fidanzata perchè … non era capace di farle raggiungere l'orgasmo come il precedente ragazzo invece sapeva fare.

  3. Tonguessy ha detto:

    Le cose relativamente all'argomento, dal mio punto di vista, stanno un po' complicate. Prendiamo internet: che io sappia non esiste un modo semplice per limitare l'accesso ai siti porno. Le ho provate tutte, ho anche installato programmi che promettevano molto ma mantenevano poco. Alla fine, per potere vedere dei siti come youtube che non vedo perchè vietare ai miei figli, ho dovuto disinstallarlo. Abbiamo quindi fatto leva sulle buone intenzioni dei figli, che hanno reso onore alle nostre istruzioni. Con un'unica eccezione, causata da curiosità: mio figlio, dio sa come sia successo, è arrivato ad un sito porno gay. Alla fine ha confessato, tra le lacrime, il misfatto. Spero solo che la cosa non lo abbia traumatizzato.

    Ma questa, se mi è concesso allargare il discorso, è solo una conseguenza dello stato in cui vivono i nostri bambini. Passati i giorni dei campetti di calcio, siamo duramente atterrati nella agognata postmodernità del cemento e dell'asfalto, dei camion e delle auto, della crescita zero e dei bambini sempre troppo distanti da raggiungere senza dover affrontare rischi non secondari.

    Mio padre, dovendo partire per alcuni mesi di lavoro fuori città, mi spaccò la bicicletta per paura che io finissi sotto ad una macchina. Eravamo nel 1963, mi pare. Cosa dovrei fare io oggi per tentare di arginare i rischi? A ripensarci: anche senza che io faccia granchè, la situazione stessa porta a soluzioni di semplice applicazione. Ad esempio la televisione, i videogiochi, internet, appunto. Spariti i campetti, nessun bambino nel raggio di un chilometro almeno, nessuna struttura sociale se si esclude la presenza del Vaticano (la parrocchia che sempre più spesso diventa luogo di scontro invece che di incontro, almeno qui): cosa resta?

    La mia domanda finale, che spero non sappia di facile provocazione: d'accordo, togliamo anche internet. Cosa resta a dei bambini che hanno i genitori che lavorano tutto il santo giorno?

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