I 25 miti della russofobia

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  1. stefano.dandrea ha detto:

    Allego l'articolo di Gianni Petrosillo che sul sito Conflittiestrategie precede l'articolo del blogger russo

    A LEZIONE D’INDIPENDENZA NAZIONALE DA V. PUTIN (a cura di G.P.)

    I nostri governanti dovrebbero prendere lezioni di indipendenza nazionale e di orgoglio patriottico

    dal leader russo, Vladimir Putin. Quest’ultimo, pur essendo il premier di un paese che solo da un

    decennio è riemerso dall’incubo della disgregazione politica, economica, sociale, territoriale; pur

    guidando uno stato isolato nella comunità internazionale per via del suo passato sovietico; pur non

    disponendo della stessa forza d’urto militare e ideologica di quella grande potenza mondiale che fu

    l’URSS, alla quale Eltsin e il suo corteggio di oligarchi “regalarono” lo smembramento

    dell’apparato bellico, non tollera la prepotenza americana e non è disposto a far buon viso a cattivo

    gioco di fronte alle reiterate bugie di Obama.

    Quest’ultimo, aveva promesso che punto fermo del suo mandato sarebbe stato un mutamento di

    prospettiva storica rispetto al guerrafondismo di Bush, ma le promesse su un repentino allentamento

    della morsa occidentale sull’Eurasia sono ancora lettera morta. Le menzogne imperiali, ad ogni

    modo, non incantano più nessuno, e men che meno i russi, anche se le teste d’uovo statunitensi

    credono che basti edulcorare il linguaggio per stemperare un clima di effervescenza geopolitica

    ormai irreversibile.

    Gli americani devono comprendere che il mondo unipolare, da loro egemonizzato dopo la fine della

    guerra fredda, è solo un ricordo, un’immagine di una fase storica definitivamente tramontata. Di

    fronte a queste certezze, le parole accomodanti dell’amministrazione americana non hanno più

    alcun effetto se non si presenta una stretta coincidenza tra buone intenzioni e azioni pratiche, nel

    senso di un adeguamento della politica estera americana al nuovo contesto internazionale, in

    direzione di una distribuzione concertata delle decisioni.

    Se gli americani credono di potersi mimetizzare ancora a lungo dietro le false bandiere della guerra

    al terrore e dietro quelle dell’interventismo per ragioni umanitarie hanno sbagliato tutti i loro

    calcoli. Anche questa storia delle rivoluzioni colorate, finanziate attraverso canali legali e illegali,

    comincia a diventare un’arma spuntata e riconoscibilissima. I colori dell’iride sono terminati mentre

    gli Stati hanno imparato a reagire, anche violentemente, ai colpi di mano delle piazze teleguidate da

    ovest.(Iran e Cina docent)

    In questo quadro di rivolgimenti degli equilibri mondiali devono essere accolte le ultime fiere e

    decise dichiarazioni di Putin sul riarmo del suo paese. La Russia, ha detto il suo Premier, "deve

    sviluppare armi offensive per far fronte allo scudo antimissile americano…Se vogliamo

    salvaguardare l'equilibrio, dobbiamo stabilire lo scambio di informazioni. Il nostro partner

    americano ci fornirà tutte le informazioni sul sistema di difesa missilistico e noi ricambieremo

    fornendogli tutte le informazioni sulle nostre armi offensive". Ecco come gli americani possono

    rendere concreta la loro buona volontà, laddove sincera. Il problema è stato circostanziato dai russi

    proprio per verificare se gli statunitensi sono realmente disponibili a dismettere i panni, ormai

    consunti, di gendarmi del mondo al fine di contribuire alla rideterminazione di un equilibrio meno

    precario di quello attuale. Sia ben inteso, noi non crediamo ad un equilibrio stabile, la conflittualità

    tra le nazioni è ineliminabile ed è la chiave della dinamica capitalistica, ma certamente ancor più

    esizioso, in termini di distruzione e di morte, è voler a tutti costi preservare uno statu quo già

    bruciato dalla Storia. Le vie sono allora due, o si tenta di “razionalizzare” la conflittualità, limitando

    i danni e prendendo coscienza delle strade percorribili, oppure la si lascia agire “liberamente” con

    tutto ciò che questo comporta (guerre e terremoti sociali di dimensioni non preventivabili).

    Putin cerca di seguire la prima via, proprio per questo non ha tirato in ballo situazioni ormai

    imputridite e difficilmente districabili nel breve periodo, ma si è concentrato su una questione

    immediata che gli interessati, se solo ne nutrissero i leali propositi, potrebbero sbrogliare in poco

    tempo: rinunciare all’accerchiamento della Russia e alle minacce di missili impiantati alle sue

    frontiere.

    Ha proseguito Putin“… i nostri partner americani stanno realizzando un sistema di difesa

    antimissile e noi no. Ma il problema della difesa antimissile e quello delle armi offensive sono

    strettamente collegati tra loro".

    Ben detto! Se l’obiettivo è quello di provocare e di fomentare il disordine, come risposta si otterrà

    un caos completo e così il mondo diventerà ingovernabile per tutti. Ovviamente, prima o poi un

    ordine si ricrea ma il prezzo da pagare varia a seconda di come i processi storici, nel novero delle

    umane possibilità, vengono gestiti.

    Detto ciò, facendovi gli auguri di buon anno, vi lascio alla traduzione di un interessante articolo

    segnalatomi dagli amici di Eurasia che parla proprio dei passi da gigante fatti dalla nuova Russia del

    duo Putin-Medvedev

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