Drastico taglio alle spese militari? No: sono un socialista antimperialista.

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  1. Luciano Fuschini ha detto:

    Non solo sono d'accordo, ma andrei oltre. Non mi limiterei a presupporre un esercito preparato per la guerriglia ma sarei favorevole a dotarsi dell'arma nucleare. Forse se Gheddafi non avesse rinunciato a fabbricarla e avesse seguito la via della Corea del Nord, la Libia non sarebbe stata aggredita e brutalizzata nel modo indegno che sappiamo. E' l'unico motivo per il quale ho alcune perplessità sulla rinuncia alle centrali nucleari. Per me dovrebbero servire in un futuro ora indefinibile non a produrre energia a fini civili ma a produrre bombe nucleari per dissuadere gli imperialisti dall'aggredire una nazione che voglia essere veramente indipendente. 

  2. Tonguessy ha detto:

    In questa esposizione ho trovato parecchie lacune.

    Andiamo per ordine. Stefano, nel precedente articolo di informazione, ammette che: " Smascherare la propaganda e far convertire i "credenti" non si può ed è largamente al di fuori delle nostre possibilità."

    Non riesco a capire come si possa nutrire la possibilità che controllare l'esercito, invece, sia un'operazione all'interno delle nostre possibilità. I fatti dimostrano al contrario che l'esercito è nelle mani di chi controlla la propaganda, quella propaganda che vede il male assoluto in Gheddafi e la Libertà (A maiuscola) nelle mani dei rivoltosi made in NATO. 

    Fate voi 1+1.

    Non so poi quale forza di sinistra proponga di ridurre le spese militari. Certo è che se le riduce per mantenere inalterato il welfare (prestazioni sanitarie, istruzione, pensioni etc…) non ci vedo nulla di male. Anzi.

    Urge poi una considerazione di stampo morale: Gheddafi non sta "comandando" un esercito e basta. Sta invece coordinando un movimento di resistenza attiva contro gli invasori, il che è cosa ben diversa. Chi si assoggetta ai suoi ordini (e contrariamente a chi ha preso posti di dirigenza nel CNT) sta egoisticamente difendendo le proprie conquiste sociali (pane, sanità, casa gratis ad esempio) e non altruisticamente calando le brache per soddisfare il potente di turno. C'è chi obbedisce al proprio fisico e chi obbedisce alla metafisica altrui (la Libertà, la Democrazia, il Progresso etc…).

    La Libia ha offerto uno spaccato completamente diverso dall'Iraq. Saddam aveva fatto degli errori madornali come invadere il Kuwait e la sanguinosa guerra contro l'Iran. I suoi militari gli avevano ubbidito, ma non si sentivano a proprio agio con quelle scelte. La sconfitta relativamente facile dell'esercito iracheno ha dimostrato cosa significhi invece avere dei DIRITTI da difendere, che è poi quello che stanno facendo i lealisti. 

    Insomma fatto l'esercito non si è fatto nulla. Al contrario una CONSAPEVOLEZZA attiva può fare moltissimo. Le lotte partigiane dovrebbero insegnarlo ancora oggi.

     

    Esiste poi la soluzione Forza Bruta: il nucleare. Questa proposta la vedo come un diktat verghiano: "dopo di me l'inferno" ed è un classico di chi ha perso la capacità di dialogare. Non a caso sono gli USA l'unico paese che ha mai fatto uso del nucleare per derimere le questioni diplomatiche. Un esempio da seguire, secondo voi? mah..

    Il nucleare rappresenta il FALLIMENTO della diplomazia. Ovvero il fallimento dell'ONU ed il fallimento dell'Occidente, così bravo a parolone e così crudele e spietato nei fatti. Il nucleare rappresenta il NOSTRO fallimento, il nostro credere nella forza bruta e nel pisciare sopra alla nostra Costituzione. Ciò che l'art. 11 stigmatizza nasce da una terribile consapevolezza: l'uso della forza è frutto di una mentalità delirante e causa lutti e dolori altrimenti evitabili. L'uso della ragione (la diplomazia) nasce invece dalla possibilità di mediazione, ovvero nel riconoscimento delle varie parti ed istanze. Sono sinceramente MOLTO DISPIACIUTO che ci sia chi proponga di pisciare sulla Costituzione nel nome della presunta difesa del territorio. L'atomica è storicamente gestita dai vari Dr Stranamore, le stesse persone che consigliano di pisciare sulla Costituzione. Per scopi di propaganda, e qui il cerchio si chiude. 

  3. Carlo ha detto:

    Ecco,Tonguessy, ha espresso correttamente il concetto. Io aggiungo la mia opinione solo per accentuarlo, convinto che l'esercito itasliano dipenda più dalle direttive degli USA che dal nostro govero e che in caso di controversie agirebbe da lungamano del pentagono, contro i cittadini che lo sostengono economicamente, in modo analogo all'esercito egiziano.

  4. stefano.dandrea ha detto:

    @Tonguessy

    Non so se si tratti di lacune o non sono stato chiaro.

    La critica era rivolta ad un atteggiamento che ho avuto spessissimo e direi sempre, fino alle aggressioni statunitensi degli ultimi quindici anni. Fin da ragazzetto ripetevo: "basterebbe ridurre le spese miltari!" e il tale o talaltro problema poteva essere risolto. Dunque la mia critica è verso il pregiudizio, tipico della sinistra e che io ho avuto a lungo, che sia sempre un bene ridurre le spese militari e che l'optimum consista nella drastica riduzione delle spese militari. Taluni, addirittura. ne vorrebbero l'eliminazione.

    Ovvio, invece, che nelle diverse situazioni concrete, può essere utilissimo, giustissimo e indispensabile ridurre, anche notevolmente, le spese militari. Tutti i partiti che non hanno un proogramma rivoluzionario o di radicale riforma della disciplina dell'economia e quindi della vita collettiva e che non propongono l'uscita dell'Italia dalla NATO, possono benissimo sostenere, nelle situazioni concrete, la drastica riduzione delle spese militari. Chi invece si prefigge l'uscita dalla NATO e auspica l'emanazione di norme che renderebbero alcune Nazioni dominanti e, segnatamente, gli Stati Uniti d'america, nemiche dell'Italia, non può con coerenza volere un esercito Italiano debole (l'efficienza della spesa, nel nostro caso, non viene in considerazione).

    Sarebbe assurdo impegnarsi politicamente per una vita, costituire con tanti altri cittadini un partito che ottiene il consenso; giungere al potere dopo tanti anni o addirittura decenni e poi essere disintegrati in un istante dall'aggressione della potenza straniera che sarebbe danneggiata dall'attuazione del programma politico del partito rivoluzionario andato al governo. A quel punto ti accorgeresti che l'indebolimento dell'esercito provocato negli anni precedenti ha significato segare il ramo sul quale intendevi salire. Non credo che un esercito e una dotazione di armamenti si ricostittuiscano in un attimo.

    Insomma, nell'ottica del (falso) bipolarismo, con uno schieramento che a parole è un po' più "sociale" dell'altro, e dando per scontato che le due coalizioni intendono entrambe restare nella NATO, le spese militari quasi non servono e appaiono ancor più sprecate quando il ricatto "dei mercati" ti obbliga a tagliare altre spese di importanza vitale. Ma in un ottica "rivoluzionaria" o semplicemente di autonomia e indipendenza nel valutare e perseguire gli interessi rilevanti, un ottimo esercito è essenziale.

    Quindi,  quando sei in minoranza, devi criticare la scelta di partecipare ad una guerra di aggressione; prima ancora devi criticare la scelta di voler restare nella NATO, ma non puoi desiderare che l'esercito sia debole.

    Sull'Iraq non sono d'accordo. La resistenza non è stata opera di uomini romantici. Era stata preparata per tempo dal partito Baath (depositi di armi, formazioni, tecniche, ecc.) ed era composta dalla elite dell'esercito iracheno (il primo kamikaze che, dopo la "missione compiuta" mandò al creatore due soldati statunitensi era un colonnello dell'esercito). Che poi essa si sia trovata davanti un nemico inaspettato (o un "amico" che combatteva per altri obiettivi) – gli islamisti – il quale, per le armi che possedeva, la coerenza e la disposizione al martirio, essendo inizialmente minoritario, cresceva continuamente di forza, attirando i giovani iracheni; e che pertanto sia addivenuta ad accordi con altre forze irachene e abbia partecipato, in qualche modo, alle elezioni, mi sembra un fatto del tutto irrilevante.

    Sono invece d'accordo che fatto l'esercito non si è fatto nulla, perché serve una consapevolezza attiva (una militanza sentita). Sono d'accordo anche sul nucleare (e quindi dissento da Luciano, o meglio non ho i suoi dubbi). Però la questione non è così semplice. Immagina che la NATO continui a bombardare la libia per alcuni anni (sono già sei mesi che bombarda) e uccida centomila persone. Te la sentiresti di condannare l'uso di un'arma tipo la polverina agitata da Colin Powell all'ONU da parte di un partigiano Libico che si trovi sul territorio di uno degli stati aggressori e voglia pareggiare in un lampo il conto dei morti, per convincere gli aggressori a desistere ( o anche soltanto per vendicarsi)? Sarebbe un atto "ingiusto"? Perché più ingiusto del prolungatoi bombardamento?

    @ Carlo

    Se le cose stessero come dici tu, dovremmo abbandonare la politica, perché ogni programma di autonomia e indipendenza o addirittura di rivoluzione dei rapporti sociali diverrebbe ineseguibile, anche se per qualche ragione storica giungesse a godere di un consenso altissimo. Secondo me tu generalizzi quella che è solo una possibilità. Nella Storia d'Italia tradimenti dell'esercito non mi sembra ci siano stati (c'è stato qualche piano; ma nemmeno un tentativo). Il venezuela ha Chavez e l'esercito russo e quello cubano hanno sempre difeso la rivoluzione. Certo, poi hai il caso del traditore Pinochet. Ma perché pensare che l'esercito Itraliano sia un covo di Pinochet? E comunque, perché non muovere dal presupposto che, come in tutti i settori, anche in quello della difesa il compito di uno statista è di scegliere i miglliori? Soprattutto, se oggi le idee di una politica di indipendenza e autonomia le ha soltanto una piccola minoranza di italiani, perché credere che nell'ipotetico caso in cui quelle idee divenissero egemoniche, esse resterebbero estranee alla cultura del nostro esercito?

  5. Tonguessy ha detto:

    giungere al potere dopo tanti anni o addirittura decenni e poi essere disintegrati in un istante dall'aggressione della potenza straniera che sarebbe danneggiata dall'attuazione del programma politico del partito rivoluzionario andato al governo.

     

    Questo è il punto. Hai idea di quante bombe in Libia, Iraq, Afganistan e guerre umanitarie prossime a venire saranno sganciate dal nostro efficientissimo esercito prima che ci sia un'alternativa al potere (anni o decenni)? Non sarebbe più conveniente RIDURRE le spese ora (riducendo quindi i bombardamenti umanitari) come obbiettivo prioritario per AUMENTARLE esageratamente quando tale scenario di sganciamento dalla NATO si renderà prossimo? Perchè mettere il carro davanti ai buoi?

    Ma perché pensare che l'esercito Itraliano sia un covo di Pinochet?

    Ma perchè pensi che non lo sia? Valerio Borghese, il "Piano Solo", De Lorenzo etc…tutta roba del passato solamente? I depistaggi delle varie stragi di stato (Ustica in primis) sono fandonie?

    Viviamo in una società piramidale, dove chi occupa le posizioni più elevate (il gotha militare ad esempio) lo fa in funzione dei servigi resi al sistema. Mi sbaglio? Sennò come spiegheresti i bombardamenti libici da parte dei nostri militari?

  6. Luciano Fuschini ha detto:

    L'avanzatissima "Costituzione repubblicana democratica e antifascista" tanto cara alla sinistra  non ha impedito che l'Italia diventasse una provincia dell'Impero; non ha impedito che partecipasse a guerre di aggressione al servizio dei nostri padroni, checché ne dica l'art.11 calpestato dallo stesso Presidente che ne doveva essere garante; non ha impedito lo strapotere di potentati non eletti, che ora impongono anche la libertà di licenziamento, del resto già operante di fatto. Quanto alle bombe atomiche, non dimentichiamo che ne esistono già decine sul nostro territorio, naturalmente in mano ai nostri padroni. E' tanto sbagliato sperare che un giorno possiamo fabbricarcele noi, non per aggredire ma per non essere aggrediti, cioè per rendere effettiva quell'indipendenza senza la quale non c'è libertà?

  7. Tonguessy ha detto:

    Non vedo motivo di denigrare quella che è comunemente descritta come la più evoluta costituzione moderna. Ci sono forze che si stanno adoperando per ridurre ai minimi termini quel tentativo di dare dignità a Patria, Lavoro, Libertà etc…(che pure sono concetti che un nichilista guarda con estremo sospetto) a tutti.
    Questo non significa che la Costituzione sia bacata, anzi. Significa che NONOSTANTE una costituzione ottima le leve politiche stanno adoperandosi per sconfiggere quell’idea di equità e di starsene distante dall’imperialismo che la nostra Costituzione emana.
    In quando a fabbricarsi le armi di distruzione di massa tipiche dell’Impero, vale la pena di ricordare che gli USA sono diventati molto più nazisti dopo che hanno accolto a braccia aperte (operazione Paperclip) i nazisti in casa propria. Vogliamo quindi diventare anche noi Impero, adottandone gli stessi stilemi?

  8. Luciano Fuschini ha detto:

    Riconosco che la Costituzione è ottima, ma sostengo che la costituzione reale è sempre più importante di quella scritta. La Costituzione dell'URSS di Stalin era democraticissima e garantiva i diritti di libertà. La Corea del Nord, che da altri punti di vista è tutt'altro che esemplare, non ha alcuna mira imperiale ma si è dotata di armi atomiche che le danno qualche garanzia in più di non essere aggredita.

  9. buran ha detto:

    La questione delle spese militari è legata alla questione di quale esercito vogliamo. Se l'Italia, pienamente inserita nel dispositivo NATO, pratica una politica militare di "proiezione di potenza", ovvio che certi strumenti tipo portaerei, aerei per attacco al suolo etc., che fanno impennare considerevolmente le spese, servono, senza contare il mantenimento di contingenti militari all'estero. Nel caso di politica militare invece legata alla difesa dell'indipendenza nazionale e del territorio, seppur  ben organizzata e ampiamente  comprensiva di mezzi ad alto contenuto tecnologico, ritengo che le spese diminuirebbero di molto.

  10. stefano.dandrea ha detto:

    Caro Buran,

    in linea di principio, suppongo che tu abbia ragione, anche se mi mancano le minime conoscenze tecniche per esprimere una valutazione. Devi pure tener conto che se qualcuno bombarda le tue città tu dovresti avere la capacità di bombardare le sue, sicché una certa proiezione di potenza non credo che sia estranea ad un uso solo difensivo delle forze armate.

    Ciò che intendevo sottolineare è che più si vuole essere indipendenti e più si ha bisogno di un esercito e di armi. Non sappiamo, per esempio, se e quali tribù libiche decideranno di combattere i ribelli. Ma ad armarle è stato Gheddafi. Le milizie popolari hanno bisogno di armi che non possono che provenire dall'esercito. E anche gli addestratori non possono che provenire dall'esercito. E la ricerca non può che essere finanziata dallo stato. Insomma, l'antimilitarismo è un paragrafo dell'antiautoritarismo. Quesgt'ultimo, che era nella logica delle cose, se in taluni ambiti è stato completamente positivo (psichiatria; carceri) in altri è stato anche negativo, per essere andato oltre il limite della giusta misura (rapporti tra genitori e figli, scuola, antimilitarismo ideologico). Viene il tempo in cui un popolo deve essere difeso dai guerrieri, che quindi svolgono un ruolo importante come lo svolgono gli altri membri del popolo. Più è forte la difesa; più hai un deterrente contro chi non tollera la tua indipendenza; più hai possibilità di resistere ad un attacco, magari dopo anni di sofferenza, e più è probabile che alla fine resterai libero e indipendente. 

  11. astabada ha detto:

    Sono d’accordo in toto con stefano.dandrea (a parte alcune sviste, come ““spazio globale senza frontiere” quel territorio” vige “il principio della libera circolazione delle merci dei capitali e del lavoro”, charamente frutto di una propaganda cosi` pervasiva da essere laragamente assimilata).

    Se un paese vuol essere indipendente non puo` certo farlo senza possedere le capacita` di difendersi. Questa capacita` oggi deve precedere l’indipendenza, perche’ la guerra moderna non si combatte con mezzi che possono essere approntati da un giorno all’altro.

    L’esercito non e` certamente un covo di Pinochet, anzi. Soprattutto tra gli ufficiali di grado piu` basso sospetto che ci sia una certa consapevolezza di cosa la NATO sia e di quali fini persegua.
    30 anni fa questo non era vero, perche’ la propaganda del “pericolo rosso” ha funzionato molto molto meglio (a livello della comunita` militare) di quella sul “terrorismo internazionale”.

    Sulla guerra in Iraq non credo affatto che l’esercito iraqeno sia stato sconfitto facilmente (1991): si tratto` del solito cretinismo (Saddam, Gorbacev) attribuibile alla dilagante egemonia culturale anglosassone. Forse non conosce bene l’episodio della “ritirata garantita dall’URSS”, o almeno cosi` pare leggendo il commento.

    Le armi di distruzione di massa sono l’unica garanzia (con limiti) contro l’egemonia statunitense: il loro e` un esercito che – perlopiu` – e` facile a demoralizzarsi.
    Ecco perche` nel 1991 gli USA aspettarono la mediazione URSS, perche` mandarono ispettori in Iraq e ballarono la danza del disarmo: hanno fatto (come sapete certamente) la stessa cosa con Gheddafi.

  12. buran ha detto:

    @stefano ( e anche @astabada): premettendo che anch'io non sono un esperto di cose militari, è logico che avere la capacità di "portare la guerra in casa" di chi ti aggredisce è un bel deterrente, non a caso le guerrdi questi ultimi anni (Iraq, Afghanistan, Serbia, Libia) le hanno fatte a chi sostanzialmente non poteva ripagarti con la stassa moneta, ma ho l'impressione che una strategia di tipo difensivo, pur capace nei limiti del possibile di colpire i territorio dell'aggressore e tecnologicamente all'altezza, sia comunque meno dispendiosa economicamente di una politica militare di potenza inserita addirittura nel quadro della Nato. Questi ti impongono di costruire portaerei, di comprarep per forza i loro velivoli, di abbandonare lo sviluppo di sistemi tuoi per acquistare quelli "offerti" dall'alleanza, di inviare e mantenere per anni migliaia di uomini e mezzi in teatri operativi lontani e stranieri…

  13. buran ha detto:

    PS: a proposito dell' antimilitarismo: secondo me non è propriamente corretto identificarlo con l' antiautoritarismo di stampo sessantottino o addirittura di tipo hippy etc. L'antimilitarismo e di molto precedente ed è strettamente collegato all'antimperialismo e alla storia del movimento operaio e socialista. Quando in un paese la casta militare, oltre ai privilegi e al radicamento nella società, essa determina in maniera sostanziale la politica interna ed estera di quel paese e la classe  dirigente, per provenienza o per affinità culturale, ragiona con logiche principalmente militari, quella è una società militarista. Non a caso ad es. nella Germania Est, nei libri, nei monumenti, nei memoriali etc. la parola antimilitarismo andava sempre insieme ad antinazismo, volendo mettere in relazione (anche se non erano uguali) il nazismo con il militarismo proprio della Germania imperiale

  14. wow ha detto:

    uehilà, rossobruni, come va con "l'ordinata ritirata delle forze lealiste?" 🙂 rotfl , per farsi quattro risate siete meglio di spongebob

  15. stefano.dandrea ha detto:

    Tra gli autori di questo Blog nessuno si dichiara rossobruno. Gli autori che hanno scritto su questo tema si sono dichiarati avversari dei rossobruni. Così la maggior parte dei commentatori. Io, inoltre, non sono ancora soddisfatto di come è stata trattata la materia nei tre articoli e nei commenti, e devo ancora riflettere. Non sono nemmeno sicuro che la parola sia in grado di designare un fenomeno.

    Comunque, meglio rossobruno che bruno. Perché chi, come te,  gioisce per la sconfitta della Libia e per la distruzione di uno stato nazione e per la riconduzione all'età della pietra di un intero popolo, è bruno nell'animo, che non ha la "fortuna" di essere inviato a combattere dallo stimato governo masochista-lecca piedi degli imperialisti. E' ridotto a consumatore.

    Un consumatore bruno nell'animo, questo sei. La feccia della feccia. Una categoria spregevole che ai rossobruni, qualora esistano, non arriva a leccargli l'unghia dell'alluce. Molto meglio l'umile categoria dei consumatori, sedati ma non bruni.

    Dunque, meglio rossi che rossobruni. Meglio rossobruni che bruni. Meglio bruni che consumatori. E meglio consumatori sedati ma non bruni che consumatori bruni nell'animo. La feccia della feccia. L'esito antropologico estremo della vittoria del capitalismo mediatico.

     

     

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