Bombe illegali

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Nessuna risposta

  1. Tonguessy ha detto:

    "Il nostro comportamento aggressivo è stato attuato in aperta violazione di un trattato internazionale, cosa che è inamissibile secondo la consuetudine generalmente riconosciuta dalla comunità internazionale".
    Certo, secondo certa logica. Assolutamente no, secondo altra logica. Si apre quindi una doppia analisi: perchè una sola logica non basta? Conseguentemente: quali sono le logiche in gioco?
    Logos abbraccia una serie di valori di carattere comunicativo. Ma rappresenta anche qualcosa di più, ovvero il supporto per l'azione. Quando esistono diversi e conflittuali logos bisogna chiedersi in quale ordine gerarchico siano disposti. E lo possiamo fare SOLO guidati dai fatti, non aprioristicamente.
    I fatti dicono che il logos è tutto sbilanciato verso l'interventismo bellico: si sprecano i comunicati pro rivoltosi, nessuna testimonianza (tranne nei siti di controinformazione che usano logos differenti e di minore impatto massmediatico). 
    Questo sta a significare che, al di là delle ottime intenzioni di principio enucleate nelle varie strutture che dovrebbero sostenere o limitare le nostre azioni internazionali, esiste una (o più) struttura di logos che ha capacità e impatto superiori.
    Giustissimo quindi ricordare le intenzioni dei Padri Costituenti, ad esempio, che vollero preservare noi ed altri popoli dal dramma di una guerra, ma ancor più doveroso è prendere atto che l'imperialismo (mi limito a questo logos) è una forza in grado di mettere a tacere qualsiasi dolorosa memoria e spianare la strada a qualsiasi tragedia. 
    Per farlo, come accennato nel mio precedente articolo, ha dovuto prima demolire il Logos con il politically correct, e poi cortocircuitare ciò che rimaneva con il politically ready-made. Perchè la guerra è solo ed esclusivamente PAZZIA.
     
     
     

    « Nessuna cosa avviene per caso ma tutto secondo logos e necessità. »

    Leucippo

  2. stefano.dandrea ha detto:

    Concordo con Tonguessy salvo l'ultima frase sulla quale poi mi soffermerò.

    Concordo perché il diritto internazionale è diritto della forza, analizzabile soltanto da un punto di vista realistico; non da quello formale. Il metodo e la prospettiva formali sono necessari e utilissimi in alcuni campi del diritto: diritto penale, diritti processuali e diritto civile (classico; intendo non moderno, comunitario o di matrice "globale"); utili nel diritto civile moderno e nel diritto amministrativo (dove dominano gli interessi); relativamente utile nel diritto costituzionale e del tutto irrilevante nel diritto internazionale (nei quali dominano i fatti; nel diritto costituzionale almeno "a lungo andare" e ormai da tempo abbiamo raggiunto questa fase.

    Non condivido l'ulltima affermazione di Tonguessy.

    La guerra è da pazzi soltanto se chi la decide lo fa scriteriatamente "dal suo punto di vista". Se è irragionevole e controproducente dal suo punto di vista. Se è un salto nel buio. Altrimenti, per quanto possa dispiacerci e toccarci, può essere un atto altamente "razionale" e fondativo (sempre guardando esclusivamente al punto di vista di chi la decide).

    Per chi poi è costretto a difendersi, la guerra è più che razionale, è una necessità. Chi è attaccato deve fare la guerra, con tutte le forze e le armi che ha.

    La guerra di aggressione è generalmente un male. Anzi, lo è sempre, salvo quando maggioranze o minoranze dei due popoli non si concepiscono come popoli distinti e vogliono la guerra per creare una unità più grande, per riunirsi a quelli che sono concepiti come "fratelli". Qui mi sembra naturale che sia la forza a decidere, come nelle ipotesi inverse di secessione, salvo che concretamente sia possibile la via diplomatica.

    Le guerre di aggressione che proseguono dal 1991 sono un male e da un pò di tempo cominciano ad essere guerre fatte al buio, irragionevoli, senza chiara strategia: folli. Con questa precisazione sono molto d'accordo con il tuo ultimo articolo.

  3. Tonguessy ha detto:

    Caro Stefano,
    per fortuna che non sei d'accordo sul fatto che le guerre sono "irragionevoli, senza una chiara strategia: folli" 🙂
    Certo, l'imperialismo ha una sua logica. Le campagne napoleoniche o naziste sono servite tanto quanto il colonialismo dei secoli passati a sostenere il Mercato in chiave modernista, con tutte le implicazioni del caso, così come ho tentato di spiegare nella serie Cartello Petrolchimico.
    In un mondo globalizzato con l'economia regolata da leggi finanziarie queste logiche moderniste però non sempre sono fruttuose. E' l'ultimo disperato tentativo (perdonate il macabro parossismo) di ridare significato alla realtà dei morti contro la virtualità dei vidioti che pagano con carta di credito. Per questo le ultime guerre sono ancora più insensate e crudeli delle precedenti, che pure in quanto a crudeltà hanno lasciato testimonianze orrende.
    Il progetto modernista è finito, e le guerre postmoderne sono solo un'inutile esercitazione che non sconvolge profondamente la geopolitica esistente quanto ci si aspetterebbe. Sto ovviamente esagerando…..forse.

  4. Eugenio Orso ha detto:

     
     
     
    Le osservazioni che riguardano il diritto costituzionale e quello internazionale sono ineccepibili, e Martini fa bene a proporle per svelare l’ipocrisia politico-istituzionale nostrana, però se si guarda la questione – quella della partecipazione italiana alla guerra libica, nella fattispecie – dal punto di vista dei concreti rapporti di forza internazionali, che poi è l’aspetto determinante, è fuor di dubbio che il peso dell’Italia tende ormai allo zero e che la penisola sta diventando esclusivamente una comoda base per le operazioni militari dei potenti “alleati”, peggio che all’epoca di D’Alema. Il cosiddetto Mare Nostrum è diventato il Loro Mare. Gli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Germania discutono in videoconferenza senza l’Italia, che è soltanto una portaerei nel Mediterraneo.
    E’ chiaro che in questa ulteriore e forse irrimediabile perdita di sovranità abbiano pesato alquanto due cose:
    1)     La pochezza di una maggioranza opportunista, vile e cialtrona, informata dal “Franza o Spagna, purché se magna”, timorosa di Washington e non in grado di competere con Parigi.
    2)     Il servilismo nei confronti di certe amministrazioni federali americane di un’opposizione parlamentare inetta, che può soltanto esprimere piccoli Quisling locali e sostenere, nascondendosi dietro le missioni a sfondo umanitario e le risoluzioni dell’ONU, qualsiasi guerra “americana”.

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