Le rivolte britanniche: lotta di classe o consumatori in astinenza? – La principale ragione dell’impoverimento dei ceti con redditi bassi o medio-bassi

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  1. Claudio Martini ha detto:

    Non hai torto. E il discorso si può allargare, pur con qualche cautela, anche ai ceti meno abbienti. Recentemente, ho avuto il piacere di cenare con una coppia di giovani sposandi, oltretutto in attesa di un pupo. Dovete sapere che lei è molto preoccupata, perché il suo contratto di lavoro "scadrà" proprio pochi mesi dopo il data prevista per il parto. A quel punto un mtoo di compassione da parte dei commensali avvolse la giovane coppia. Ma io dentro di fremevo. Maledetti!, pensavo, piangete miseria e avete appena organizzato una cerimonia di nozze sontuosa, con tanto di pranzo pantagruelico, da veri terroni (scusate, mi è scappata); il vostro viaggio di nozze consisterà in un insulso e costosissimo viaggio tra New York, Los Angeles e Kingston; e tu, futuro maritino, ti vanti con l'universo mondo di avere una super-accessoriata bici da montagna del valore di migliaia di euro.
    E si potrebbero fare altri esempi.
    Ma di tutto questo dobbiamo dare un interpretazione politicamente apprezzabile
    A tal fine pubblicherò un mio contributo che dovrebbe portare ulteriore conforto alla tesi di Stefano. Ma ci metterò giorni e giorni a scriverlo…

  2. Tonguessy ha detto:

    Analisi precisa. Manca però il movente: perchè le famiglie avrebbero deciso di indebitarsi e scendere lentamente negli inferi che hai descritto? La risposta forse non è semplice ma va ricercata, a mio avviso, nel totale asservimento dei media al liberismo sfrenato.  Se il turbocapitalismo è il mandante, l'esecutore è la squadra di opinionmakers che opera all'interno del sistema di credenze (o cultura, più in generale).

    Per fare un esempio attuale: non è difficile imbattersi in famiglie che credano fermamente che la NATO stia portando in Libia Civiltà, Democrazia e Progresso. Certamente hanno una capacità analitica molto superficiale, ma tale limitatezza è quotidianamente confortata da massicce dosi di (dis)informazione correlata, sparsa continuamente sul mondo al fine di giustificare l'eccidio in atto.
    Torniamo all'altruismo di cui parlavo nel mio utlimo articolo: l'idea è che ognuno di noi (in linea con l'etica protestante) non si debba aspettare nulla dallo Stato, neanche un'informazione bilanciata, mentre quest'ultimo, come diceva JFK, si aspetta che NOI lo sosteniamo senza se e senza ma.
    Se l'informazione è messa in queste condizioni di totale subalternità al capitale, immagina come può essere la pubblicità che martella senza sosta, plasmandole, le nostre percezioni dei bisogni.

    Sì, occorre sottolineare che una cosa sono i bisogni, ed un'altra è la loro percezione. Bisogna capire, ad esempio, che la versione più moderna (ah, la Modernità!)  della Punto non è significativamente diversa dalla prima serie del 1993. E' però significativamente differente per quanto riguarda i dettagli, al punto (?!) che si distinguono a prima vista i due modelli. Come mai? Mica siamo in grado di riconoscere un pesce di una settimana fa da uno appena pescato, eppure sarebbe un bisogno molto più sensato che saper riconoscere le varie versioni della Punto.

    E' quindi un problema di educazione: siamo educati (grazie al massiccio bombardamento mediatico) a riconoscere le varie versioni della Punto ma non a riconoscere un pesce vecchio da uno fresco. Cui prodest?

    Insomma o ci si affida al materialismo dialettico per scardinare le basi su cui poggia tutto il sistema, trovando i cardini culturali, sociali ed economici su cui si impernia, oppure si confonde mandante, esecutore e vittima. E' mia opinione che questo sia il peggiore torto che un popolo possa subire.

    Citando Marx ed Engels: "Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che  dispone dei mezzi di produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale"
    ———–
    "Almeno un uomo su dieci della mia generazione (ho quarantuno anni) fa ormai uso sistematico e giornaliero di sostanze stupefacenti."
    Un consiglio: cambia generazione, ti conviene.

     

  3. rasna-zal ha detto:

    Non ti dovevi scomodare a trovare una fonte per le "esalazioni" olfattive della Mecap… :)
    Condivido la tua analisi, che in fondo rispecchia le perplessità di chi ha vissuto questo salto generazionale e le relative incongruenze che le persone della nostra età ( io ne ho 43), riscontrano tra il quando eravamo a casa dei genitori e con la lira e quello che è successo dopo e con l'euro.
    Anche io mi sento di dare le colpe al comportamento compulsivo del consumatore, ma lavorando in un settore dove il marketing la fa da padrone vorrei sgravare il "popolo" da una colpa, ossia dall'assuefazione dell'individuo ad una esistenza massmediatica, perpetrata attraverso la creazione continua ed ininterrotta di status diversi e mirati, propagandati attraverso i media e non solo ma anche attraverso altri simboli dell'opulenza della nostra società, vedi calciatori, veline, gente dello spettacolo, ecc..
    E in effetti, visto che siamo in vena di ricordi della nostra adolescenza, potrai concordare che un calciatore non aveva gli stessi ingaggi di oggi, fare la ballerina-velina, non era l'aspirazione massima per le nostre coetanee e soprattutto, la pubblicità (carosello), aveva uno spazio limitato nella TV e le singole pubblicità erano dei "corti" da 5 min. che non avevano la proprietà di far leva su nessuna ghiandola sessuale.
    Siccome lo strumento che fornisce questi input e sempre lo stesso possiamo anche addossarci l'intera colpa delle nostre rovinose azioni, ma dobbiamo ben sapere da dove hanno origine, perché incautamente stiamo allevando un'altra generazione davanti allo stesso diabolico strumento, mentre commentiamo gli effetti che ha avuto sulla precedente.
    Saluti.

  4. Paolo Querini ha detto:

    Condivido pienamente la tua analisi
    Avendo abbondantemente messo in pratica quanto tu suggerisci già a partire dal 1988 mi sento di aggiungere un paio di cose a cui non hai fatto menzione:

    Oltre alle incongruenze gestionali da te elencate, nel lasso di un paio d' anni la spesa sostenuta dalle famiglie per l' acquisto di lotterie e giochi a premio é diventata un elemento rilevante ancor più del fumo più o meno legale;

    Le persone non hanno più alcuna abilità e non hanno pertanto la possibilità di operare dei risparmi eseguendo da soli una quantità di lavori. In specifico non hanno la capacità tecnica di selezionare un autoveicolo usato ed affidabile sul quale eseguire direttamente molti degli interventi manutentivi; non sanno trovare un' abitazione dal prezzo abbordabile senza utilizzare intermediari; non sanno eseguire lavori elementari come una ripresa di intonaco, una revisione di serramenti, parti di impianto elettrico; non comprano libri usati, parti meccaniche usate, elettrodomestici, attrezzi a prezzi irrisori;

    Imparando a fare cose, le più disparate, oltre a realizzare dei risparmi é possibile togliersi degli sfizi a costi molto ragionevoli. Un esempio: io possiedo tre moto della domenica (una per tipo di terreno) pago un' unica assicurazione per veicoli storici, sono esentato dal pagamento della tassa di circolazione e da diversi anni acquisto i mezzi rivendendo i precedenti, a volte con piacevoli realizzi. In più, giunto ad un' età matura mi impadronisco di sempre nuove abilità da mettere a frutto

    Per contro, aggiornando tutte queste valutazioni a oggi 27 novembre, vedo molto problematico immaginare una collocazione sicura per gli eventuali risparmi. Tu hai proposte? L' unica cosa a cui riesco a pensare é un giretto in Norvegia dove aprire un conto on line in NOK. Non fanno che valutarsi implacabilmente sull' euro e lassù non ho li mai sentiti parlare di crisi…

     
     

     

  5. stefano.dandrea ha detto:

    Sono contento del consenso, su due articoli ai quali tengo molto.

    Mi spiace di non aver inserito il gioco in questo articolo. Ho accennato spesso al tema, sempre però accusando i politici che hanno moltiplicato le possibilità di gioco e di scommessa.

    Quanto agli investimenti, la tua proposta mi sembra interessante. Per diversificare troverei una buona occasione per acquistare terreni boschivi. E' pieno di gente che ne possiede e che non può o non vuole aspettare il tempo del taglio (o addirittura non vuole proprio avere niente a che fare con eventuali taglialegna). Credo sia un modo per mettere il denaro al sicuro e assicurarsi da qua a un po' di anni un sufficiente rendimento (naturalmente deve essere un terreno dove si taglia agevolmente; altrimenti, se sono necessari i muli, il terreno te lo devono quasi regalare). Ma uno come te si informa, fa i suoi calcoli e giunge alla giusta decisione. A presto

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