Pubblicità, concorrenza, antitrust e degradazione antropologica

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  1. Tonguessy ha detto:

    Stiamoci attenti. 

    reclamare meno libertà di concorrere e più limiti, più regolazione pubblica ci porta dritti dritti alle vetrine polverose e grigie dei negozi dell'ex blocco sovietico. Difficile convincere i nostri amati consumatori a rinunciare ai lager commerciali per frequentare solo quando necessario i negozi che offrono solo il minimo: non saprebbero come passare la domenica pomeriggio.

    Lo spostamento, semmai, può avvenire DOPO un ricondizionamento culturale. Purtroppo, come faceva notare Marx, "le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante".

    Come effettuare tale ricondizionamento senza avere accesso alle risorse di cui dispone la classe dominate è la vera questione. E comunque il limite del ragionamento marxiano l'hanno trovato gli albanesi quando attraversavano l'adriatico per impossessarsi delle chimere teletrasmesse. La classe dominante albanese esprimeva idee molto chiare, ma che venivano trascurate per ascoltare il canto delle sirene. 

    Forse lo spirito del capitalismo ha carattere più ammaliatore che dominante così come lo intendeva Marx. E contro le sue magie mesmeriche si può solo decostruire l'immaginario collettivo fatto di lusso e fancazzismo. Si ritorna così alla necessità di un ricondizionamento culturale.

  2. Claudio Martini ha detto:

    può essere, ma è veramente dura. Qual è la base materiale di un simile "ricondizionamento culturale"? Spiego meglio: con quali risorse posssiamo provare ad attuarlo? Ho sentito dire che i capitalisti vincono grazie all'egemonia culturale, conquistata attraverso l'uso sapiente dei think tanks. è vero, ma loro dispongono di quei tanks in virtù delle loro possibilità economiche; dovessimo inaugurarne uno nostro come si deve, dove procacciamo i quattrini? Spero di essere stato pedestre ma chiaro.

  3. Tonguessy ha detto:

    I tuoi dubbi sono anche i miei.  Resta da dire che  la "potenza spirituale" (facendo riferimento all'aforisma di Marx) che animava il capitale in epoca moderna (industriale) è oggi il suo fantasma. Esiste cioè una scissione nel comune percepire quell'egemonia culturale. Sono molto attraenti i lager commerciali (e nessuno vorrebbe le vetrine dell'Est) ma viene vista sempre più criticamente la classe politica, ad esempio. Esiste una sempre maggiore disaffezione verso i centri di potere, e questa, da sola, è già una mezza rivoluzione se paragonata al grado di asservimento (anche molto positivo in alcuni casi) di solo trent'anni fa.

    Bisogna saper raccogliere tali disaffezioni per indirizzarle verso quei valori che permettano di combattere i think tank sul campo nostro, non sul loro.

    Noi non abbiamo il loro accesso alle risorse, ma abbiamo altri numeri che loro si sognano. Dobbiamo puntare su quello, su un diverso approccio alla vita, sulla condivisione piuttosto che sulla discriminazione, sull'onestà piuttosto che sul malaffare, sulla limpidezza piuttosto che sul doppiogioco. Che poi sono quei valori che hanno reso grande l'Italia del dopoguerra.

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