L’Italia è nelle mani del capitale transnazionale
1)IL CASO ILVA
Nella Costituzione italiana del ’48 le tasse erano lo strumento affinché non si creassero poteri economici talmente forti da permettersi di ricattare lo Stato. Lo Stato era sempre in grado di tutelare lavoratori e il lavoro per il semplice motivo che questi poteri non potevano neanche nascere. Era lo Stato italiano interventista, imprenditore e dirigista, era lo Stato che ha fatto grande l’Italia. Oggi una azienda privata compete e sopraffà lo Stato.
Si è rovesciato il mondo e molti non se ne sono accorti, questo ha comportato la perdita dei diritti dei lavoratori.
ANNA PAOLA USAI (FSI Sud Sardegna)
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2)IL DESTINO DELL’ITALIA
L’Italia, invece di governare (come gli Usa, la Germania, la Cina, i paesi arabi esportatori di petrolio) o reagire (come gli stessi Usa, quando necessario, la Francia, il Regno Unito, la Russia, il Giappone, la Corea, anzi le Coree, l’Australia, la Svizzera, la Danimarca, l’India, diversi Paesi latinoamericani, l’Iran, la Siria) al processo conosciuto come globalizzazione, ha deciso autonomamente (perché in ultima istanza si tratta di decisione autonoma, date le capacità industriali, economiche, geopolitiche precendenti agli anni Ottanta) di subirla.
Se l’atteggiamento, tipico dei Paesi depressi spiritualmente e perciò esterofili e masochisti, non cambierà nei prossimi anni e decenni, il Paese non reggerà nemmeno geograficamente l’urto. Sarà letteralmente la fine dell’Italia.
Mi auguro che sempre più persone capiscano la grandezza della posta in gioco in termini di benessere, democrazia e libertà. Chi la capisce non può che militare per impedire questa fine e rilanciare verso la società delineata dalla nostra Costituzione, faro luminosissimo, perché la crisi non è mai solo opportunita di difendersi, ma anche di offendere e riguadagnare il terreno perduto, o di conquistarne di nuovo.
SIMONE GARILLI (FSI Mantova)
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3)UN PAESE IN SVENDITA (DI IDE E DI IRI)
Dal 2008 al 2012, 437 aziende italiane sono passate nelle mani di acquirenti esteri. Di queste, almeno 130 erano marchi importanti. Nel 2016 le acquisizioni straniere di marchi italiani ammontavano a 74 miliardi di euro contro i 3,6 miliardi di acquisizioni all’estero operate dall’Italia.
Cioè 20 volte di più. La Francia da sola ha speso in Italia il triplo di quanto abbia speso, in tutto, l’Italia fuori: oltre 9 miliardi per comprare fette del Made in Italy. Sono le meraviglie degli IDE, gli Investimenti Diretti Esteri. Che poi sarebbero i saldi d’occasione per gli acquirenti stranieri. Il tutto mentre lo Stato, che avrebbe dovuto tutelare le imprese italiane (che in Italia danno lavoro e pagano le tasse), per colpa della peggior classe politica mai vista, regalava i gioielli di famiglia a concorrenti stranieri senza scrupoli.
Per capire meglio di cosa stiamo parlando, ecco un elenco, non esaustivo, dei marchi italiani passati in mano straniera.
Acqua di Parma (LVMH) Francia
Algida (Unilever) Inghilterra
Ansaldo Breda (Hitachi) Giappone
Ansaldo STS (Hitachi) Giappone
Benelli (Qianjiang Group Co. Ltd) Cina
Bertolli (Unilever / Deoleo) Inghilterra / Spagna
Birra Peroni (Asahi Breweries) Giappone
Bnl (BNP Paribas) Francia
Bottega veneta (Kering) Francia
Brioni (Kering) Francia
Buitoni (Nestle via Newlat) Svizzera
Bulgari (LVMH) Francia
Cademartori (Lactalis) Francia
Carapelli (Deoleo) Spagna
Cariparma (Crédit Agricole) Francia
Coccinelle (E-Land Europe) Corea del Sud
Compagnia Italiana Forme Acciaio SPA (Zoomlion Heavy Industry Science and Technology Co., Ltd.) Cina
Conbilel (Oaktree Capital Management) Stati Uniti
Cova (LVMH) Francia
De Tomaso (Ideal Team Ventures Limited) Cina
Dietor (Katjes International Gmbh) Germania
Dietorelle (Katjes International Gmbh) Germania
Dodo (Kering) Francia
Ducati [Audi (via Lamborghini Automobili)] Germania
Edison (Électricité de France) Francia
Energie [Crescent HydePark (via Miss Sixty)] Cina , Singapore
Eridania (Cristal Union) Francia
Fendi (LVMH) Francia
Ferretti Weichai Power Cina
Fiat Ferroviaria (Allstorm) Francia
Fiorucci [Janie e Stephen Schaffer (privati)] Inghilterra
Galatine (Katjes International Gmbh) Germania
Galbani (Lactalis) Francia
Gelati Motta (Froneri International) Inghilterra
Gianfranco Ferré (Paris Group International LLC) Emirati Arabi
Grom (Unilever) Inghilterra
Gruppo Gancia (Russian Standard) Russia
Gucci (Kering) Francia
Indesit (Whirpool) Stati Uniti
Invernizzi (Lactalis) Francia
Italcementi (HeidelbergCement) Germania
Krizia (Marisfrolg Fashion Co. Ltd) Cina
La Perla [Sapinda (Lars Windhorst)] Germania
La Rinascente (Central Group) Thailandia
Lamborghini (Audi) Germania
Lanificio Cerruti (Njord Partners) Inghilterra
Locatelli (Lactalis) Francia
Loro Piana (LVMH) Francia
Lumberjack (Ziylan) Turchia
Magneti Marelli (Calsonic Kansei) Giappone
Mandarina Duck (E-Land Europe) Corea del Sud
Merloni [Whirpool (via Indesit)] Stati Uniti
Mila Schon (Itochu Corporation) Giappone
Miss Sixty (Crescent HydePark) Cina , Singapore
Nastro Azzurro [Asahi Breweries (Gruppo Peroni)] Giappone
Nocrineria Fiorucci (Campofrio Food Group) Spagna
Parmalat (Lactalis) Francia
Perugina (Nestlè) Svizzera
Pininfarina (Mahindra Group) India
Pirelli (Marco Polo International Holding Italy S.p.A.) Cina
Poltrona Frau (Haworth Inc.) Stati Uniti
Pomellato (Kering) Francia
Pucci (LVMH) Francia
Richard Ginori [Kering (via Gucci)] Francia
Safilo (Hal Investments) Olanda
Saila (Katjes International Gmbh) Germania
Saiwa (Mondelēz International) Stati Uniti
San Pellegrino (Nestlè) Svizzera
Sasso (Deoleo) Spagna
Sergio Tacchini (Hembly International Holdings) Cina
Sperlari (Katjes International Gmbh) Germania
Splendid (Jacobs Douwe Egberts) Olanda
Star (GBfoods) Spagna
Telecom Italia (Elliott Management Corporation) Stati Uniti
Valentino (Mayhoola for Investments Spc) Qatar
Valle degli Orti (Frosta) Germania
Versace (Capri Holdings) Stati Uniti
Wind [VEON Ltd. / CK Hutchison Holdings Limited, Bermuda (Regno Unito) / Isole Cayman (Cina)]
GILBERTO TROMBETTA (FSI Roma)
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