Qualche breve considerazione su euroobligazioni e ‘quantitative easing’

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Una risposta

  1. Lorenzo ha detto:

    Mi permetto di segnalare un saggio di R. Sciortino che va nella direzione del presente articolo, contestualizzandolo nel quadro dello scontro sordo fra Washington-Wall Street e Berlino:
     
    http://www.sinistrainrete.info/europa/1916-raffaele-sciortino-chicken-game-ancora-sulleurocrisi.html
     
    Scrive fra l'altro l'autore:
     
    "Il rigonfiamento dei debiti statali europei garantito dall’Unione dovrebbe fare un po’ da bolla sostitutiva per rimpinguare i profitti della finanza. Oltre Atlantico, se non in una parte minoritaria dell’èlite, non si vuole per ora la fine dell’euro ma rilanciare una “crescita” basata su un nuovo giro di privatizzazioni dei servizi pubblici e sull’acquisizione a basso costo e/o l’eliminazione selettiva di banche e pezzi dell’apparato produttivo europeo da parte dei flussi finanziari che sfruttano l’eurocrisi […]. Se la Germania accettasse […] vedrebbe da qui a breve deteriorata la capacità di raccolta sui mercati e aumentata la forza di ricatto da parte dei centri del potere finanziario. I buoni del tesoro statunitensi continuerebbero a rappresentare il “porto sicuro” per il risparmiatore globale impaurito, permettendo al complesso Usa Fed-Tesoro la raccolta di risorse finanziarie a tassi bassissimi e l’emissione di liquidità con cui tenere in vita il sistema bancario, mentre l’euro risulterebbe seriamente indebolito come moneta mondiale di riserva potenzialmente concorrente rispetto al dollaro. Non solo: la conseguenza indiretta sarebbe di ridurre l’apparato produttivo europeo (tedesco in primis) a fungere da sottostante, attraverso la gigantesca ipoteca sui debiti pubblici, per un nuovo giro di finanza speculativa […]Insomma, “fare come la Fed” stampando moneta alle condizioni date – cioè senza aver potuto imporre l’euro come moneta di pagamento internazionale ai danni del dollaro – significherebbe per la Bce girare su Berlino e l’Europa crediti freschi esigibili dalla finanza internazionale, dunque un’enorme ipoteca sulla produzione attuale e futura. Altro che deficit spending pro investimenti e consumi di cui sproloquia il partito di Repubblica".

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