La "tutela del consumatore" nell'epoca della spoliazione dei diritti
di Stefano D’Andrea
Consumatore è termine polisemico. Esprime, almeno, tre concetti: giuridico economico sociologico. Il meno noto dei tre è forse il concetto giuridico. Eppure esso ha una rilevanza notevole, che tuttavia sfugge ai più, i quali sono ingannati dalla propaganda e dalla mitificazione mediatica.
Muoviamo dall’interrogativo di fondo, che è il seguente: se le normative di tutela del consumatore ci difendono, nella nostra qualità di uomini, cittadini e lavoratori, come mai quelle normative sono state in gran parte introdotte nell’ordinamento italiano negli anni novanta del secolo scorso e nei primi anni del secolo nuovo, ossia proprio nel periodo in cui il legislatore – indifferentemente di centrodestra o di centrosinistra – si accaniva contro di noi, ci spogliava di diritti che avevamo acquisito come cittadini e lavoratori e ci lanciava in pasto alla televisione commerciale lasciandoci annichilire come uomini?
L’interrogativo va riformulato con maggiore analiticità. Possibile, intendo dire, che negli stessi anni in cui il legislatore eliminava la stabilità del posto di lavoro; perseguiva la moderazione salariale, abbandonava il principio del carattere personale della prestazione professionale, abrogava le norme che prevedevano l’equo canone, svendeva il patrimonio immobiliare pubblico e cessava il finanziamento della edilizia popolare e cooperativa, così incidendo sul costo del diritto alla casa; abbassava i rendimenti delle pensioni; toglieva ai creditori titolari di modesti crediti il potere di far fallire la impresa debitrice, così diminuendo l’effettivo “valore” dei crediti; prevedeva espressamente che il know-how è un bene dell’impresa (e non una conoscenza collettiva); aumentava l’ambito dei beni brevettabili e tutelabili con la proprietà intellettuale e creava i “diritti sportivi”, che sono anche essi privative, così sottraendo beni alla collettività; rendeva generale l’anatocismo bancario (ossia la produzione degli interessi sugli interessi prima della domanda); trasformava in senso classista e chiuso il sistema politico con il passaggio dal proporzionale al maggioritario e con la introduzione dello sbarramento del 4%; ammetteva definitivamente la totale diffusione della televisione commerciale; e distruggeva la scuola e le università pubbliche ponendole al servizio dell’impresa, possibile, dicevamo, che in quegli stessi anni il legislatore abbia introdotto numerose leggi di “tutela del consumatore”, le quali, a differenza delle altre alle quali abbiamo accennato e di molte altre che avremmo potuto indicare (per un elenco più completo vedi qui), avrebbero riconosciuto diritti a quell’uomo-cittadino-lavoratore che invece era colpito, in tutti i modi possibili e immaginabili, nelle tasche, nella dignità, nella stabilità di vita, nelle prospettive di crescita e di mobilità sociale, dalle altre leggi, che chiamerei di spoliazione? Come si colloca la disciplina di tutela del consumatore all’interno di un’epoca di spoliazione?
Tre sono le ipotesi che è dato formulare e ovviamente è possibile che l’esame delle diverse discipline di tutela del consumatore riveli che ciascuna di esse trovi conferma in una o altra norma di legge.
La prima è che il legislatore abbia voluto indennizzare il cittadino della spoliazione che perseguiva. Il legislatore toglieva da un lato – in realtà da molti innumerevoli lati – e dava dall’altro, quello della tutela del consumatore, per compensare l’uomo, il cittadino e il lavoratore dei mille diritti, possibilità e prospettive perduti. La tutela del consumatore come indennizzo per la spoliazione, insomma.
La seconda è che si sia trattato di valium. La tutela del consumatore è soltanto un palliativo, un narcotico, che serve a dare un certo “benessere” al singolo mentre è spogliato di diritti e isolato dagli altri singoli individui, per effetto della immersione nell’immenso presente mediatico e della sollecitazione spasmodica dell’infantile e primordiale io desiderante, e così reso dimentico che il singolo individuo è o potrebbe essere parte di un popolo, con una storia tutta da costruire dinanzi a sé.
La terza ipotesi è la più dura da digerire e potrebbe davvero farci arrabbiare se, al momento della verifica, ci rendessimo conto che essa trova anche soltanto un parziale fondamento. La formulo con una domanda. E se si fosse trattato di un lubrificante, per non utilizzare un termine più specifico il cui uso è sconsigliabile perché allude inesorabilmente ad un tabù? Se fosse stato necessario questo lubrificante per penetrare nell’anima e nella mente dei cittadini e operare la definitiva manipolazione? Se la tutela del consumatore era un passaggio necessario o comunque utile per realizzare gli obiettivi ai quali miravano le leggi di spoliazione? Se vi fosse complementarità, e non compensazione, tra “tutela del consumatore” e “leggi di spoliazione”? Se soltanto l’uomo che si vede e si pensa come consumatore, che desidera essere tale e che non sa più nemmeno vedersi e pensarsi diversamente, poteva accettare la spoliazione di diritti, individuali e collettivi, di prospettive e tradizioni, nonché di essere sradicato da un popolo e da una storia e, quindi, sprovvisto di progetto?
In altri brevi articoli che seguiranno indagheremo se e in che misura le tre ipotesi trovino conferma nella variegata “disciplina di tutela del consumatore”.
Caro Stefano,
è mia opinione che esistano elementi sequenziali nella creazione di una società. Ad esempio il consumatore. Com'è che fino agli anni '50, primi anni '60 in realtà il consumatore italiano non fosse una realtà? Com'è che invece grazie al boom degli anni '60 gli italiani sono diventati tutti consumatori (vespe, radio, tv, 500)? Forse che già allora non esistevano tutele come ad esempio la garanzia di un manufatto?
E' mia opinione che dove esiste transazione esista anche una qualche tutela. Transazioni semplici portano a tutele semplici: il formaggio vecchio viene sostituito dal salumiere. E' uno stile un po' medievale ma efficace.
Quello che annoti invece (ovvero l'incremento esponenziale delle tutele a fronte dell'erosione dei diritti) è tipico degli anni '90, dove si comincia ad ingarbugliare per benino la matassa. Ricordiamoci che proprio quegli anni rappresentano il frutto ormai maturo del thatcherismo e reaganomics degli anni '80.
Guarda caso proprio questi modelli politici (ma in realtà squisitamente economici) sono la fonte originaria di tutte quelle erosioni che hai correttamente elencato.
Sono indeciso sulle tre risposte, ma credo ci sia di mezzo anche una buona dose di caos, ovvero di caratteri imprevedibili che non possono essere pianificati a priori. Come la crescita delle associazioni dei consumatori.
Credo anche io che nessuna delle tre risposte sia esaustiva e che le diverse norme di tutela del consumatore siano riconducibili ora all'una ora all'altra ragione ora a più di una.
Il consumo e persino il lusso sono sempre esistiti e di per sé non bastano a fare un consumatore. Forse il lusso si, ma era una pratica che pochi potevano permettersi e che si permettevano soltanto una parte di coloro che erano inn grado di vivere nel lusso.
Perché oggi siamo tutti consumatori (come mi hanno ripetuto su CDC quasi tutti i commentatori più intelligenti)? Perché lo sono anche coloro che non possono permettersi di vivere nel lusso? L'essere consumatori presuppone l'essere indebitati? Presuppone anche che si deve soggiacere ad una quantità sempre crescente di pubblicità? Esisono anche dei lati palesemente negativi della figura del consumatore (si se il consumatore è un indebitato cronico e un assoggettato alla pubblicità)? Queste sono alcune delle domande alle quali vorrei rispondere (in primo luogo per chiarire le idee a me stesso) in alcuni prossimi brevi articoli.
Bisogna capire se dalla condizione di consumatore ci dobbiamo liberare; se sia una caduta in schiavitù o in servitù della gleba del fu cittadino poi lavoratore; ovvero se c'è un lineare progresso: cittadino-lavoratore-consumatore. Io confesso di propendere per la prima. Ma è una materia complessa che va studiata.
Forse bisognerebbe definire prima cosa sia il Consumo. Al giorno d'oggi credo sia sinonimo di spreco (almeno nell'opulento Occidente). Difficile poi considerare il Consumismo una virtù.
Il Consumatore è colui che fa del Consumismo uno stile di vita oppure è colui che opera il Consumo? Tutti e due?
Stasera ho consumato il mio pasto. Atto liberatorio o forma di schiavitù?
Cos'ha in comune con l'acquisto del telefonino di ultimissima generazione (status symbol)?
Per tornare al tema: tutelare chi lo acquista è lo stesso che tutelare il diritto a consumare un pasto? O forse non sarebbe meglio fissare delle priorità, delle gerachie di importanza per potere affrontare temi così complessi?
Scusate, ma se invece la tutela del consumatore ed il tanto parlarne che si fa sia stata fatta si per rimediare alla drastica limitazione dei diritti, ma anche e soprattutto si sia voluto imporre più che il consumo, che avviene in ogni caso, il concetto che ogni individuo è un "consumatore", parola con valenza negativa. L'individuo prima se beveva l'acqua o ci si lavava, esercitava un diritto, ora la consuma, quindi opaga coloro che la gestiscono e la posseggono ( prima i beni primari non si concepiva nemmeno che fossero posseduti e venduti)
In questo modo, consumiamo la corrente e ci dicono che dobbiamo risparmiarla, ma quando la risparmiamo chi la possiede e gestisce, non guadagna quello che si aspettava, perde , come è successo all' Enel , considerevoli soldi, da qui anche le bolletta a calcolo, cioè paghi anche se non consumi, e comunque dai in anticipo del danao che frutterà interessi, poi si vedrà. ( siamo a cifre nell'ordine dei miliardi di euro), consumi e non sei utente, non hai i diritti di chi può pretendere un servizio. Questo si ripete col gas, acqua , e con tutto quello che ci serve per vivere, consumiamo, quindi in un mondo che ci viene presentato come avente risorse limitate, dobbiamo pagare più del valore intrinseco. Se la sono studiata bene, e non si fermeranno, le Autority sono fuffa , per farci credere che c'è un equilibrio ed un controllo, bè lo vede anche un bambino che le autority in genere agoscono in questo modo ti rivolgi a loro e denunci una svista o un errore, dopo molto la Autority risponde che avendo interpellato l'Ente X, quello ha risposto che dopo aver controllato, tutto era a posto: senza prova, si è autocontrollato e tanto basta.Consumatori anche se andiamo in Banca, e la Banca segue lo stesso sistema. Comunque per il calcolo presuntivo Enel l'autority allo Adusbef ha risposto facendo presente che l'Enel per investimenti e mancate riscossioni aveva avuto mancati pagamenti per non ricordo quanti miliardi di euro, ma la lettera la ho in ufficio, quindi l'Autority stessa faceva sapere alla Delegazione che non prendeva in considerazione la richiesta di sollecitare l'Enel a fare smettere ai gestori la cattiva abitudine di mandare bollette a consumo presuntivo , tutte con importi maggiorati, perchè in quel momento l'Ente a causa di investimenti notevoli e di grandi utenze morose, era in difficoltà , lo ho scritto ora qui in parole povere, ma questo era il senso e ne ho copia in ufficio.
Ecco una parte dell'inferno che ci stanno preparando, immaginate a cosa si va a parare, e cercate di capire che inferno è già per quelli , e ci sono, che vivono con 600 euro al mese e enel per fare cassa si inventa che hanno consumato per 400 euro, da pagare intanto.. poi c'è chi muore di freddo e chi si suicida, e mica ve li raccontano tutti i casi umani e poi c'è il lato economico le migliaia di imprese fatte chiudera da simile andazzo, non solo dell'Enel , magari, abbiamo le agenzie di riscossione, Report ha denunciato meno di 1/3 di quello che succede. Sono cose serie, non solo lamenti e mugugni. Fate mente locale .
Insomma , perchè dire che io consumo un pasto e non che io mi nutro perchè in questo modo potrò assolvere ai miei compiti al meglio? Non è un caso. Una cosa che si consuma è una cosa che non c'è più, il pasto che io mangio c'è e ha una funzione , ed una trasformazione: nulla si crea e nulla si distrugge. Dicono che manca l'acqua, e si scopre che non è vero, dicono che manca il petrolio e si scopre che non è vero, e potrei continuare. Criminali sono dei criminali e noi siamo distratti e siamo stati fuorviati
Cara Marista,
innanzitutto benvenuta sul nostro sito.
Quanto a ciò che dici hai ragione. Il consumatore è anche un aderente (aderisce ai contratti di massa) e merita la tutela prevista nei contratti del consumatore. Questa tutela, dunque è effettiva e reale e credo sia un "compenso" per la spoliazione. Peraltro, la tutela andrebbe attribuita a tutti gli aderenti. Sono mesi che ho pronto un articolo sul tema ma temendo che fosse troppo tecnico non l'ho pubblicato; adesso lo pubblcherò. Perciò la tutela giusta e reale non dovrebbe essere del solo consumatore ma di ogni aderente (ad un contratto di massa predisposto da unj imprenditore).
L'inefficienza e la disfunzionalità delle cosiddette autorità indipendenti la immagino e ijn parte la conosco. Esse, qualsiasi cosa si dica ex post, non hanno la funzione di tutelare il consumatore (o almeno questa non è la funzione essenziale). Hanno la funzione di creare la concorrenza e il mercato (ddelle telecomunicazioni, del gas, ecc.). In certo senso hanno la funzione di concorrere nella creazione del consumatore. Ma in realtà hanno la funzione di spogliaare il parlamento del potere di legiferare in materia economica e credo che debbano essere considerate incostituzionali.
Ciao
Grazie della risposta; davvero scrivete delle cose interessanti, c'è molto da imparare qui. Una fortuna avervi trovato
ciao
Ho letto il tuo bel pezzo. Questi giorni mi era venuta l'idea di scrivere qualcosa del genere, poi ho scoperto che avevi avuto la stessa idea un pò di tempo prima: ho scritto un altro pezzo che non poteva prescindere dal tuo.
http://solopensieriliberi.blogspot.com/2010/12/lesistenza-commerciale.html
Davide
Caro Davide,
io ho letto il tuo e sono molto contento del nostro totale accordo. Ho letto anche l'articolo sull'indipendentismo sardo e mi è sembrato interessante e stimolante.
Alla prossima
L'indipendentismo è un tema che ho intenzione di sviluppare ancora.
Colgo l'occasione per farvi i complimenti. Ottimo sito.