La fine della nazione è la fine della critica (e viceversa)

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2 Risposte

  1. Andrea Malaguti ha detto:

    Muovo una contro-obiezione: la mossa di Luperini non è un abbandono al fatalismo, ma semplicemente una triste rinuncia non tanto per sopraggiunta età (non ci sono limiti necessari) quanto per sorpasso della storia. “La mia generazione ha perso”, diceva Giorgio Gaber, di un solo anno più vecchio di Luperini. Hanno vinto loro: i post-moderni, post-umani, post-umanisti. Ormai sono loro che ricevono credito e spazio. I giovani si adeguano, sperando di fare carriera. I vecchi sorridono, perché ormai pensano alla pensione (se arriva) e chi come me è tra le due categorie non sa che (gli) succederà, ma ha rinunciato alle battaglie.

  2. Giampiero Marano ha detto:

    Mai rinunciare alla lotta. “La storia non procede né recede”, dice Montale, che come maitre a penser preferisco di gran lunga a Gaber: chi appariva sconfitto e defenitivamente sorpassato cinquant’anni fa, ora domina.

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