Calpestare l'oblio ed Elogiare la dimenticanza

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  1. Ennio Abate ha detto:

    "Calpestiamo l’oblio ma intanto elogiamo la dimenticanza".
    E quell'intanto' che econdo me non funziona e indica soprattutto incertezza fra le due operazioni.
    Per uscirne basta riferirsi a cose precise (eventi, periodi, personaggi, ecc.). Con date e nomi precisì risulterà più facile quando e cosa dimenticare e quando e cosa ricordare.
    Un saluto
     E.A.

  2. stefano.dandrea ha detto:

    Ringrazio Ennio Abate. Rifletterò a lungo sulle sue parole

  3. Tonguessy ha detto:

    Provo a dare un'interpretazione antitetica rispetto a Brecht dell'oblio.
    La nostra deriva morale e sociale attuale è frutto dell'oblio.
    Ci siamo dimenticati chi eravamo. Le nostre valigie di cartone, il nostro "cercare fortuna" imbarcandoci e salpando. Oggi chi si imbarca e salpa è visto come una minaccia per il nostro "benessere".
     
    Ci siamo dimenticati chi eravamo. Avevamo combattuto la criminale politica che ci aveva fatto entrare in guerra, ci eravamo tolti di dosso il giogo dell'omologazione forzata in camicie nere, le tronfie balconate coi pugni sui fianchi, e le dichiarazioni di guerra. Oggi mancano solo i pugni sui fianchi.
     
    Ci siamo dimenticati chi eravamo. Le disgrazie della guerra erano cosa che NESSUNO doveva più sperimentare, volevamo pane e casa e per questo avevamo scritto una costituzione invidiabile. Adesso il pane è oggetto di vergognosa speculazione, le case non sono più accessibili per i meno abbienti, ed "esportiamo democrazia"  a suon di bombe e fucili.
     
    Ci siamo dimenticati di quanto fragili siano gli uomini, e di quanto necessaria sia la solidarietà

  4. stefano.dandrea ha detto:

    Caro Tonguessy,

    ciò che scrivi è in sintesi, e forse in parte, la ragione per cui mi sembra esatto dire che è necessario "caplestare l'oblio".

    Entra però in gioco la trasformazione antropologica, alla quale spesso abbiamo accennato su questo blog, osservando uno o altro profilo della medesima. L'uomo trasformato, se non prende atto di "ciò che è diventato" e se non ha intenzione di spogliarsi della veste assunta non può allo stesso tempo e con coerenza ed efficacia calpestare l'oblio.

    Semplificando, il cittadino lavoratore trovava tutela nella costituzione; il consumatore sa che quelle norme non sono scritte per lui, che non le merita, che sono "irrealizzabili", che riflettono un tempo ormai trascorso – a tacer d'altro non contemplano la concorrenza e prevedono il monopolio pubblico -. Nella costituzione era prevista la libertà di informazione. Il consumatore crede che la costituzione preveda il diritto ad essere informati bene e correttamente. Vagli a spiegare che bisogna cominciare con il privarlo delle informazioni e dell'intrattenimento (partite, trasmissioni ecc.) che il capitale regala ai consumatori. Vaglielo a spiegare e ti spara, come il contadino spara a chi vuol sottrargli al terra.

    Il consumatore crede di avere il diritto ad essere informato, ad essere intrattenuto, a poter vedere quante più partite è possibile, a poter assistere in televisione a quanti più eventi è possibile. Il consumatore desidera la sua schiavitù e la sua stupidità. Quest'uomo non può per definizione calpestare l'oblio.

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