Ci libereremo

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7 Risposte

  1. Lidia Beduschi ha detto:

    DIFFONDETELO FUORI DALLA RETE. O PROMUOVIAMO "CORSI DI PC" ALLACOPERTA DI COME TROVARE INFORMAZIONE, DIVERTIMENTO, LAVORO, ISTRUZIONE NELLA RETE.
    PROMUOVIAMO X RICICLO UN PC A CONDOMINIO POPOLARE.
     

  2. Eugenio Orso ha detto:

    Gli auspici sono ammessi, possono essere benaugurati, sono un modo per farsi coraggio ed affrontare la realtà, ma restano meri auspici.
    "Ci libereremo" oggi non è niente più che un auspicio, una speranza, un augurio, certo condivisibile, ma difficilmente realizzabile in queste contingenze storiche, e soprattutto non realizzabile seguendo la “via pacifica” …
    Il vero problema è se, come e quando "ci libereremo", e se è possibile ipotizzare forme di lotta rivoluzionaria nuove, per quanto spietate e cruente, che consentiranno di raggiungere gli obietti auspicati.
    Una sola cosa è certa: la strada della liberazione, se mai le generazioni future la imboccheranno con decisione, sarà costellata di cadaveri e macerie fumanti, perché si tratterà di una Guerra Sociale di Liberazione, massima espressione storica del conflitto verticale che avrà le caratteristiche di una guerra culturale, cioè di un conflitto totale che non farà prigionieri.
    Credo che i combattenti rivoluzionari del futuro dovranno, per poter colpire efficacemente il nemico (e in primo luogo l’anello debole della nuova catena di comando e di potere globalista, individuabile fin d’ora nei sub-dominanti nazionali), “sospendere l’umanità” per tutto il corso del conflitto e disumanizzare un nemico che li disumanizza, combattendo senza esclusione di colpi, nelle “asimmetrie” del futuro conflitto, in una pre-Westafalia che supererà la durezza delle vecchie guerre di religione (e quindi di sterminio) in Europa prima del 1648.
    Scrivendo quanto precede, è ovvio, non provo alcuna soddisfazione, ma cerco di immaginare come potrà essere la Liberazione futura, se mai ci sarà, e quali durezze e pericoli dovranno affrontare i rivoluzionari.
    Rivoluzione e Guerra Sociale di Liberazione saranno le uniche possibilità, le uniche strade percorribili per la fuoriuscita dal Nuovo Capitalismo globalizzato.
    Saluti
    Eugenio Orso

  3. stefano.dandrea ha detto:

    Eugenio, ciò che prevedi è probabile. Se ci sarà liberazione probabilmente le cose andranno così. Mi auguro che le cose andranno diversamente e mi impegno perché ciò non accada. Naturalmente se la violenza verrà dai dominanti, il tuo scenario si rivelerebbe obbligato. Ma intanto, se abbiamo pazienza e capacità di sacrificio possiamo iniziare una lunga lotta di liberazione pacifica (in fondo, la rivoluzione globalista e mercatista è stata silenziosa ed è durata oltre venti anni).

    Mi soffermo su una frase: "Ci libereremo" oggi non è niente più che un auspicio, una speranza, un augurio, certo condivisibile, ma difficilmente realizzabile in queste contingenze storiche, e soprattutto non realizzabile seguendo la “via pacifica” …

    Prima di interrogarci se sarà o no possibile una via pacifica, bisogna interrogarsi sul soggetto che promuoverà la liberazione. Oggi questo soggetto non esiste. Ce ne vorrebbero molti e non ne esiste nemmeno uno.

    Dunque ciò che dobbiamo fare è impegnarci a organizzare soggetti che promuoveranno la liberazione. Io ho iniziato ad impegnarmi in un soggetto che vuole promuovere una liberazione pacifica e che parteciperebbe soltanto a sollevazioni popolari non violente. Ti avevo proposto di essere dei nostri. Ma hai rifiutato. Mi auguro che ti stia impegnando a costruire un diverso soggetto. Senza un soggetto collettivo agente, non c'è azione collettiva. Altrimenti la liberazione, la via pacifica o la via rivoluzionaria restano teoria da tastiera. L'umanità ha dimostrato di accettare tranquillamente la schiavitù per millenni. Le rivolte arabe hanno avuto dei soggetti fluidi agenti (quindi il soggetto c'era) ma poi ne hanno approfittato e ne stanno approfittando soggetti diversi, non fluidi, ma strutturati e organizzati.

     

     

    Se la via sarà pacifica o se le elite al potere ricorreranno alla forza e alle armi o se ci saranno rivolte armate

  4. Eugenio Orso ha detto:

    Per Stefano D’Andrea
     
    Ritengo utile precisare alcuni punti.
     
    1) Ho rifiutato perché, in primo luogo, sono isolato, non ho contatti con gruppi, associazioni e movimenti e non sono versato per il proselitismo, ed in secondo luogo perché non credo in una “rivoluzione nonviolenta”, inevitabilmente fragile – perché i profeti disarmati sono morti tutti, ed anzi, oggi si uccidono direttamente nella culla – e inevitabilmente viziata da quello che io chiamo “pacifismo strumentale”, strumento di dominazione che impone ai dominati l’autocensura per una protesta inefficace, non pericolosa, talora più simile alla supplica che alla vera lotta. Ciò non toglie che fra noi ci può essere dialogo e scambio di esperienze, dialogo che invece respingo, non avendo alcun senso, con i falsi anticapitalisti, gli opportunisti, i rinnegati, che invece devono essere smascherati e combattuti (anche da te).
     
    2) Centrale è il problema dell’individuazione di quello che possiamo definire “l’intelletto attivo della trasformazione storica”, o più sinteticamente soggetto rivoluzionario.
    Non credo che oggi le masse-pauper, non più popolo e non ancora classe (cosciente di esserlo, solidale, con una propria cultura), possono assumere questo ruolo, né credo che la nuova classe dominante, seguita dai sub-dominanti nazionali, può esprimere una sorta di “coscienza infelice” simile a quella della vecchia borghesia proprietaria, con alcuni soggetti dominanti particolarmente critici che scelgono l’antagonismo, l’opposizione, la trasformazione politica e sociale contro gli stessi interessi della classe di appartenenza.
    La classe globale è totalmente organica a questo capitalismo, mentre la vecchia borghesia proprietaria non lo era nei confronti del capitalismo del secondo millennio.
    Inoltre, per quanto riguarda la classe dominata, subalterna, il Proletariato, pur non essendo classe rivoluzionaria, trasformativa ed intermodale (cosa che avevano ben compreso anche il Marx “maturo” del General Intellect e il Lenin del partito dei rivoluzionari bolscevichi), era molto più combattivo e risoluto dell’attuale costituenda Pauper class, che per ora è massa informe impoverita, completamente sottomessa e idiotizzata (nel senso greco del termine).
    Perciò, senza pretesa alcuna di “educare” brigatisticamente il nemico sub-dominante, per indurlo a più miti consigli e ad altri comportamenti, né di smuovere le masse-pauper idiotizzate e flessibilizzate (la cui emancipazione sarà lunga e dura), credo che si dovrà puntare su una nuova élite antagonistica di “rivoluzionari di professione” determinati, motivati, coscienti e irriducibili, pronta a combattere indipendentemente dalle masse (ed anche contro la loro apparente volontà) per sostituire progressivamente, con la Guerra Sociale, il conflitto verticale, prima i sub-dominanti nazionali e poi la stessa Aristocrazia globale.
    Nemico di classe e di civiltà privo di coscienza infelice e masse inerti, non ancora classe, da utilizzare esclusivamente in fasi di lotta successive come “massa di manovra” caratterizzeranno – se le mie previsioni e proiezioni future si verificheranno – la lotta rivoluzionaria.
     
    Risaluti
     
    Eugenio Orso

  5. Lorenzo ha detto:

    Mi permetto di interloquire. Ci sono due fattori importanti che mi sembra restino fuori dalla vs. analisi.
     
     
    Il primo è che una reazione antisistema di massa in Europa sta emergendo, ed è quella trainata dai partiti di estrema destra. Colpisce leggere un’analisi sul preteso ‘soggetto rivoluzionario’ che non fa cenno di un fenomeno così macroscopico.
     
     
    Il secondo è che il sistema si sta avvitando in una sempre più grave crisi interna, generata dagli stessi fattori che lo proteggono dal malcontento popolare: è espressione di una civiltà in fase di decadenza tardoimperiale, in cui nessuno pensa ad alto se non al proprio tornaconto di breve periodo. La decadenza indebolisce l’impero, si prepara la transizione nei rapporti di forza internazionali, e molto spesso transizioni del genere portano con sé guerre imponenti. Come accadde a Lenin, che fece di tutto per prevenire la guerra che gli avrebbe consentito la conquista del potere, non è impossibile che ci voglia un conflitto mondiale – speriamo perduto – per trascinare il sistema nella rovina.
     

  6. stefano.dandrea ha detto:

    Lorenzo,

    il tuo realismo crudo è intelligente, come sempre accade al realismo crudo.

    Sotto il primo profilo, constato che l'estrema destra ha capito chiaramente che si deve essere per la deglobalizzazione, per recuperare tutti i poteri agli stati nazionali, che si può guardare indietro per trovare soluzioni… insomma molte delle cose che segnalo nel post e che sono OGGETTIVE. Sono liberazioni e quindi sono di tutti coloro che possono beneficiarne. Le persone che non sono della estrema destra – centro, sinistra, sinistra estrema – sono indietro, fino alla posizione stupidissima di Toni Negri (essa porta dritti dritti al fascismo, perché se quella fosse la sinistra del futuro, tutti si sposteranno a destra) e a quella modestissima, procedurale, intellettuale e fuori dal tempo storico del "nuovo soggetto politico". Però dovrai constatare che al livello popolare (tra le persone dotate almeno di un minimo di capacità di ragionare), sui siti, sulle pagine facebook, in taluni intellettuali e pensatori emerge pian piano la consapevolezza che si deve deglobalizzare etc. etc.

    La consapevolezza superiore – eliminare le televisioni nazionali private, stroncare la l'invadenza della pubblicità e il fenomeno del credito al consumo – manca sia alla sinistra che alla destra.

    Lo sfogo del depresso con i deboli, il razzismo, – come sai, il depresso non se la prende mai con se stesso, perché altrimenti per debolezza e orgoglio si suiciderebbe – è cavalcato dalla destra.

    Questa la situazione. La mia previsione la taggo da un intervento su facebook, nel quale contestavo chi vede nel fascismo la mano armata del neo liberismo:

    "Purtroppo non credo che Alberto abbia ragione. Se la avesse, non dovremmo temere il fascismo, se non come braccio armato che le forze e le elite liberiste utilizzeranno nella guerra che dovranno condurre contro le rivolte sociali, indipendentiste, autonomiste, corporativiste e socialiste. Il Fascismo, invece, si contenderà le rivolte. Il fascismo storicamente è imperialista (lo è per natura, per principio e intrinsecamente), tendente al razzismo (quello italiano) o intrinsecamente razzista (il nazionalsocialismo), ma essendo il prodotto della piccola borghesia (il cosiddetto ceto medio), che vive la città, la privincia, la cittadina, ed è composta da lavoratori autonomi, liberi professionisti funzionari e dirigenti pubblici – che, nel fenomeno del fascismo storico,  la grande borghesia si sia appropriata del prodotto della piccola è pazialmente vero e parzialmente falso – assolutamente non è liberista. Il fascismo, inoltre è per l'ordine, la gerarchia e l'autorità. A chi contenderà le rivolte? Al socialismo patriottico, teoricamente in gran parte da costruire, almeno nei paesi a capitalismo avanzato. Fascismo e socialismo patriottico combatteranno contro il liberismo e si contenderanno la vittoria".

    Al livello teorico, gli sfidanti del globalismo sono due, ognuno caratterizzato da molte varianti. Il primo, in qualche stato, si va formando, Il secondo si dovrà formare. Non ho dubbi che se tutti assumessimo l'atteggiamento di attesa di Eugenio Orso, il fascismo si affermerebbe con facilità. Perciò ho deciso di agire. Io sono assolutamente contrario al fascismo e un suo nemico dichiarato. Soltanto che lo reputo superiore al (meno spregevole del) liberismo globalizzante, falsamente imperialistico e in realtà marcio e decadente. E' per questa ragione che le persone poco sottili, che non sanno uscire dal luogo comune, mi scambiano per rossobruno.

    Sotto il secondo profilo, sono abbastanza certo che il sistema andrà alla rovina anche senza un conflitto mondiale. Comunque, gli stati europei resterebbero neutrali in un conflitto mondiale e in certo senso ne sarebbero avvantaggiati.

     

  7. Lorenzo ha detto:

     
    Stefano, ti do atto di essere una persona che cerca di pensare colla propria testa. La maggior parte delle persone, ad es. i ragazzi di Sollevazione, hanno enormi problemi ad uscire dalla lente deformante del proprio armamentario ideologico. D’altra parte l’attitudine umana ad interiorizzare e poi difendere sommatorie di pregiudizi rende possibile la convivenza:
     
    non si può fare in modo che non vi siano credenze dogmatiche, vale a dire opinioni che gli uomini ricevono con fiducia senza discuterle […], poiché senza idee comuni non vi può essere azione comune e senza azione comune vi possono essere uomini ma non un corpo sociale. Perché vi sia una società […] bisogna che gli spiriti di tutti i cittadini siano riuniti e tenuti insieme da alcune idee principali, e ciò non potrebbe avvenire se ognuno di essi non venisse ad attingere le sue opinioni ad una stessa fonte e non accettasse di accogliere un certo numero di credenze belle e fatte (Toqueville).
     
    Permettimi tuttavia di pensare che la tua comprensione del ‘fascismo’ e la sua netta contrapposizione rispetto al ‘socialismo patriottico’ siano legate a vecchie categorie. Ad es. il razzismo c’entra poco o nulla colla depressione psichica. Nella sua accezione propria ha a che fare colla rilevazione di sperequazioni attitudinali e intellettive medie fra le razze umane; nella sua forma di ideologia comunitaria è espressione sovrastrutturale (in senso marxiano) della dialettica di coesione intracomunitaria e contrapposizione verso l’altro. In questo senso è spesso una scemenza, ma non più di quanto lo siano altre razionalizzazioni scaturite dall’imprescindibile tendenza di ogni sistema socio-politico-culturale a rivendicare una propria superiorità rispetto ai sistemi concorrenti.
     
    Nella sua forma contemporanea di rifiuto delle orde migratorie, infine, oltre ad essere poco razzismo (fra gl’immigrati ce ne sono di razza bianca e nordica), è semplicemente una sana reazione allo sfacelo della globalizzazione nel suo vettore inferiore: quello attinente alla mobilità della forza lavoro. Quel vettore che voialtri passate sistematicamente sotto silenzio per solidarietà verso le orde migratorie, col risultato di sfalsare tutte le vostre analisi e di aprire, non dico una frattura insanabile, ma certo un’ampia lacerazione fra voi e i desiderata di quel ‘popolo’ che proclamate di rappresentare (e che se non fosse per il martellamento mediatico del regime antirazzista, si sarebbe già rivoltato da decenni contro quest’invasione di disperati).
     
    Passando al secondo punto io credo che il processo di sfacelo liberista si proietterà in tempi più lunghi rispetto a quelli da te previsti, che le condizioni della vita civile tenderanno a deteriorarsi e frammentarsi, e che nel caos di imbarbarimento, di regime changes e di guerre fra poveri che ne risulterà le categorie ideologiche del XX secolo tenderanno a rendersi sempre meno nitide e significative: ecco perché penso che l’approccio più efficace e lungimirante sarebbe quello di appoggiare qualsiasi forza che si opponga al mostro, Le Pen in testa. Vedrai che col tempo ci arriverai anche tu.
     
    Finalmente, l’idea che gli stati europei possano rimanere neutrali nelle guerre che si prospettano all’orizzonte mi sembra la meno fondata delle supposizioni.
     
    PS: non te la prendere se ti chiamano rossobruno, credo che secondo i loro parametri tu lo sia davvero. Dove c’è politica c’è religione e dove c’è religione ci sono gli scismatici.

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